Sul mare della Luna c’è un cratere chiamato Al-Bīrūnī, battezzato così in onore di un filosofo non solo di cultura poliedrica e sterminata, ma considerato il primo antropologo.Al-Bīrūnī, omaggio lunare che ammirò gli uomini in modo speciale. Pur guardandoli dallo stesso pianeta. Prima di lanciarci verso Al-Bīrūnī, facciamo un po’ di chiarezza su alcune discipline che hanno tutte l’uomo come oggetto di studio, ma che focalizzano dimensioni diverse dell’umano.

La psicologia studia l’uomo come frutto dei legami familiari, nei suoi processi interiori ed emotivi, i vissuti personali e le soluzioni psichiche soggettive di risposta alle difficoltà del periodo di sviluppo. La sociologia analizza i rapporti umani nei gruppi e nelle strutture sociali in cui si organizzano. L’Antropologia studia l’uomo come specie nei suoi comportamenti. Dunque il comportamento umano, è l’oggetto di studio specifico dell’antropologia.

In Europa occidentale questo approccio all’uomo si definisce durante la prima metà dell’ Ottocento con l’americano Morgan e il britannico Tyler. Grazie al loro contributo l’antropologia non era più solo un ambito biologico ed evoluzionistico, ma si completava col suo versante umanistico.

Il fondatore dell’antropologia come disciplina moderna, e arriviamo così nel Novecento, è il polacco Malinowski, che molla le pantofole e parte per le isole Trobriand, inaugurando quella che viene chiamata “osservazione partecipante”: l’antropologo non si limita più ad interpretare le altre genti con la sua “lente culturale”, ma adotta come presupposto epistemologico quello di assumere la visione della realtà propria del popolo che indaga.

Che sia magica, totemica o animista.

In Italia, come non fare riferimento a Ernesto de Martino, proprio quest’anno che investiamo Matera capitale europea della cultura? De Martino studiò in Lucania il pianto funebre ritualizzato, celebrazione del lutto nelle zone mediterranee pre-cristiane.

Eppure, molti secoli prima dell’Ottocento, precisamente nel 973 a Ghazna, nasceva. Al-Bīrūn ī, che si distinse come storico, filosofo, astronomo e matematico, un vero genio multiforme.

Ma soprattutto fu il primo che dimostrò un interesse scientifico per il comportamento umano. Non solo una curiosità esotica, o un gusto per le bizzarrie, egli sviluppò un sistema sia teorico che metodologico nello studio di altre culture.

Studiò in modo privilegiato la civiltà indiana, si spostò in India, abitò con Brahmini e yogi, per poter osservare di persona i gruppi umani a cui si dedicava. Perché la sua immersine fosse quanto più autentica, imparò perfino il sanscrito.

Scrisse nel suo “al-Āthār al-bā qi ya”, dell’ antichissima divisione in caste, registrò lo svolgimento dei riti di iniziazione, le usanze matrimoniali, le consuetudini delle donne alla comparsa della mestruazione, gli usi che accompagnavano la nascita e i bambini nella fase neonatale, le cerimonie funebri.

Tutte quelle fasi della vita considerate critiche, momenti peculiari di crescita e transizione. La trasformazione da sorella in sposa, da figlia a madre, da feto a bambino, da persona viva ad anima disincarnata con la morte.

Riteneva fondamentale osservare i riti di passaggio, i testi fondativi della cultura, le interviste sul posto. Usava paragoni trans-culturali, per spiegare cosa rappresentasse un determinato evento sociale nella concezione di un determinato popolo. Tutti metodi utilizzati oggi dalla più aggiornata antropologia.

Al-Bīrūnī cercava di non anticipare nulla, di lasciar esprimere il suo interlocutore secondo le proprie esigenze valoriali e comunicative. Una sorta di “maieutica antropologica”. Evitare il giudizio era la chiave per comprendere davvero i significati di una diversa etnia storica.

La sua onestà intellettuale e il suo rigore scientifico lo portarono a studiare anche i culti pre-islamici, precedenti alla dinastia Ghaznavide che aveva conquistato il Pakistan, India e Afghanistan.

La sua saggezza, impreziosita di un anelito spirituale, trovava affinità tra i sufi islamici, indù e cristiani, accomunati dalla compassione o pietà, dalla pratica del distacco e dalla visione unitaria al di là della realtà fenomenica apparente.

Pareva che egli ripetesse spesso il motto «Allah è onnisciente e non tollera l’ignoranza»

Nella storia si sono susseguite persecuzioni e massacri, oggi non meno di ieri.

Questa nostra strana specie, si mostra sorprendentemente capace di studiare se stessa e inesausta di opprimere i suoi simili, forse perché nessuno le è estraneo come se stessa.

L’antropologia è oggi una scienza compiuta e articolata, che aiuta l’uomo ad auto-interpretarsi nel suo ventaglio di diversità che -apprese anche con metodo sistematico- posso offrire occasioni di empatia, facendosi strumento di tolleranza e accoglienza.

Giulia Bertotto

Immagine: una stampa di “The 15th Century of Islamic Prophet’s Hejira” (1980) Wikimedia Commons.(Da sinistra: Avicenna, Al Biruni, Al Farabi)