“Caro bambino, la vita inizia di nuovo anche a Kobane” così si apre Radio Kobane film documentario del 2016 sulla città liberata dall’Isis grazie ai Curdi sostenuti dagli Stati Uniti: un documentario che vince molti riconoscimenti europei, che viene guardato ed accolto dalla critica con entusiasmo e speranza. Oggi ripensiamo a quel momento, quella benevolenza e quegli alleati ricordando l’anteprima italiana di Radio Kobani di Peter Dosky al 58° Festival dei Popoli nel novembre 2017 mentre la 60° edizione è in corso in questi giorni. Il documentario era descritto così: “Dalle macerie della città di Kobane, dove l’orrore della guerra contro l’ISIS ha devastato la vita dei suoi abitanti, si schiude piano la voce di Dilovan ex studentessa di sociologia che un giorno, insieme ad un gruppo di compagne, decide di mettere in piedi una radio per dare speranza, calore, forza agli abitanti di un luogo perduto. La sua è una lettera al bambino che un giorno nascerà e che abiterà le strade di una città che ha combattuto per la sua libertà.” (vedi programma 2017 qui).

La questione curda è da lungo tempo uno dei grandi rompicapi delle mosaico mediorientale. Il puzzle di alleanze e divisioni che li contraddistingue, insieme alla loro richiesta di una nazione indipendente, si unisce ad interessi internazionali che hanno preso largo piede in Medio Oriente. Un groviglio localizzato in un Kurdistan utopico per il quali curdi iracheni, siriani, iraniani e turchi lottano in alternate fazioni anche tra di loro in Siria, Iraq e Turchia intrecciando a seconda delle situazioni le aspirazioni di controllo sulle grosse riserve di petrolio del “Kurdistan” – tra cui proprio i pozzi di Kirkuk – di Stati Uniti e Russia.

Riprendendo un po’ di storia locale e cercando di parlare di uno solo Kurdistan non è cosa facile. I Curdi si estendono in una regione di confine tra Turchia, Siria, Iraq e Iran. Si distinguono in due macro gruppi linguistici, Kurmanji e Sorani, all’interno dei quali si diramano molti dialetti diversi in quanto hanno risentito dell’influenza delle zone diverse dove hanno abitato.

I Curdi facevano parte dell’Impero Ottomano e così come altre popolazioni iniziarono a manifestare le proprie richieste di autonomia nel momento in cui l’Impero iniziò a declinare. I Curdi, come le altre minoranze ottomane, erano sostenuti da alcune potenze europee per destabilizzare il governo di Istanbul. Tuttavia, la natura tribale e molto litigiosa del popolo curdo ha impedito di creare un fronte unito che sfruttasse l’appoggio europeo verso una causa comune. Con la caduta definitiva dell’Impero Ottomano, alla fine della Prima Guerra Mondiale, i Curdi intravidero la possibilità di ottenere una nazione indipendente. Ma la transizione verso la Repubblica di Turchia guidata da Mustafa Kemal, e la nuova mappa mediorientale disegnata degli interessi europei, infransero questa speranza e i Curdi furono divisi entro i confini turchi, siriani, iracheni e iraniani

La causa curda tornò sulla scena internazionale con la creazione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) da parte di Abdullah Öcalan. Il PKK iniziò a lottare, ricorrendo anche alla violenza, per la costituzione di una nazione indipendente dei Curdi di Turchia. Le relazioni che Öcalan sviluppò con il governo siriano contribuirono allo sviluppo di una tensione regionale proprio sul confine turco-siriano. I due regimi siriani degli al-Assad sfruttarono e sostennero il nazionalismo curdo turco a sfavore della Turchia, ma allo stesso tempo negavano ai curdi siriani il riconoscimento della cittadinanza, così come gli altri diritti civili e politici. Per questo motivo  i Curdi di Siria hanno sfruttato le condizioni di debolezza del potere centrale, dovute allo scoppio della guerra civile (2011) per rendersi indipendenti. Hanno dato così vita al Rojava, nel nord del paese proprio a ridosso del confine con la Turchia, una zona autonoma le cui politiche si ispirano ampiamente ai testi di Öcalan.

Anche i curdi iracheni sono riusciti negli ultimi decenni a ritagliarsi un’autonomia con il Kurdish Regional Government (KRG). Dopo essere stati severamente oppressi dal regime di Saddam Hussein, i Curdi iracheni hanno colto l’occasione dell’attacco americano nel 1990-1991 per rendersi autonomi da Baghdad. Tuttavia, i leader del KRG si divisero presto in due fazione antagoniste, non riuscendo a trasformare questa autonomia in indipendenza. Il coinvolgimento in questa frattura di altre forze regionali, come la Turchia e l’Iran, ha ulteriormente allontanato la possibilità di costituire unità indipendente.

Per un preciso punto geopolitico storico riportiamo un punto di Alberto Negri (già comparso sul suo profilo personale Facebook il 16 Ottobre 2017):

Paradossi curdi

L’esercito di Baghdad spinge fuori i peshmerga, i combattenti curdi iracheni di Massud Barzani, da Kirkuk. A Raqqa i curdi siriani entrano con gli americani a Raqqa per conquistarla. I curdi iracheni sono riforniti e addestrati da americani ed europei che però, come Turchia e Iran, sono contrari all’indipendenza del Kurdistan iracheno votata con referendum. I curdi siriani del Rojava, sostenuti dagli americani, vogliono mantenere la loro zona autonoma ma dentro la Siria, anche se rischiano di essere attaccati dall’esercito turco lanciato in un’operazione congiunta con i russi nell’area di Idlib. Paradossi curdi ma anche della politica delle superpotenze e degli attori regionali.

Ma la domanda finale è: che cosa racconteremo noi di questo passaggio, di queste macerie d’intenti, parole, azioni, di questi tradimenti di alleanze, di tutte le ipocrisie ed impotenze europee ai nostri bambini?

Melissa Pignatelli

 

Il 58° Festival Internazionale del Film Documentario – Festival dei Popoli si è svolto a Firenze dal 10 al 17 ottobre 2017, il programma  che racconta Radio Kobani è qui, p.139

In fotografia: un fotogramma del film Radio Kobanî.