Il Re dei Khàzari (Bollati Borignhieri, 1991) è un’opera scritta originariamente in arabo dal saggio castigliano Yehudah ha-Lewi (1086-1141) gloria dell’ebraismo medievale, che parlava arabo, castigliano ed ebraico, coniugando – come molti saggi dell’epoca – varie conoscenze tra cui la medicina, la filosofia, la poesia, la teologia e la poesia. Il titolo originale del testo, scritto nel 1140 circa, è Al hujjah wa’d-dalil fi nasr ad din adn-dhalil che vuol dire letteralmente Argomentazione e dimostrazione per la difesa della religione disprezzata.

Nel testo, scritto come un dialogo tra un re khàzaro e un saggio ebreo, domande e risposte articolano le argomentazioni che all’epoca mettevano a confronto la filosofia con la religione, le tradizioni pagane con le nuove idee religiose, i valori rivelati con quelli ereditati: da questo fermento che racconta la vivacità di un’epoca tutt’altro che oscura nasceranno varie tradizioni religiose.

Nel testo si vedono, come fossili culturali intangibili, le credenze nelle divinità alla maniera greca e le tradizioni della cultura israelitica che confluiranno nella tradizione cristiana. Se pensiamo che il tutto era originariamente argomentato in arabo e ci lasciamo sedurre dall’organizzazione del testo scritto alla maniera di un dialogo di Socrate ci rendiamo conto di quanto le nostre culture hanno molte più radici comuni di quanto gli interessi contemporanei vogliono farci credere.

Melissa Pignatelli

Da leggere o da prendere in prestito in biblioteca: Yehudah ha-Lewi, Il Re dei Khàzari, Universale Bollati Boringhieri.

Fotografia: Dead sea landscape, Bernardo Ricci Armani.