Nell’Islam il matrimonio è un contratto dove la donna tramite il suo tutore –  il padre, un parente maschio o il giudice – manifesta il suo consenso a volersi sposare. Prima che si contragga il matrimonio le famiglie devono trovare un accordo sulla somma, mehr, che il marito deve versare alla donna in caso di divorzio o di matrimonio non valido; si tratta di una garanzia per la sposa, la quale può usufruirne quando ritiene più opportuno. L’Islam prevede che un uomo, con il consenso della moglie, possa sposare fino a quattro donne sempre che riesca ad osservare con tutte il medesimo comportamento e sempre che riesca ad assicurare a tutte un tenore di vita adeguato. 

Oltre al matrimonio classico, nell’Islam esiste un altro tipo di unione coniugale: è il mut’a, o nikan al mut’a, letteralmente matrimonio di godimento, di piacere, meno scandalosamente conosciuto col nome di “matrimonio temporaneo”. Questo tipo di matrimonio esisteva già ai tempi del Profeta Maometto, ma venne vietato dal secondo Califfo sunnita Omar rimanendo, però, in uso presso gli sciiti dove è tutt’oggi praticato col nome di sigheh.

Si tratta di un vero e proprio contratto di matrimonio nel quale i contraenti stabiliscono i termini: l’uomo, sia esso sposato o meno, e la donna assolutamente non sposata, ma vergine, divorziata o vedova, concordano sia la durata che può variare da pochi minuti fino a moltissimi anni, sia il compenso da versare alla sposa.

 A differenza di un vero matrimonio, il contratto non ha necessariamente bisogno di testimoni o di registrazioni, ma è sufficiente la recita di una formula e permette all’uomo di avere un numero illimitato di sigheh, mentre la donna ne può avere solo uno alla volta e deve aspettare tre mesi o due cicli mestruali per contrarne uno nuovo. 

Nel matrimonio islamico tradizionale il coniuge maschio può far ricorso in modo inoppugnabile all’istituto del ripudio, mentre esso non è ammesso nel matrimonio temporaneo e ciò mette la donna in condizioni di maggior equilibrio rispetto al coniuge, anche perché eventuali figli nati durante un sigheh hanno gli stessi diritti di quelli nati all’interno di un matrimonio regolare.

In passato erano soprattutto motivi finanziari a spingere la donna a contrarre un sigheh. Esso, infatti, spesso veniva praticato tra poveri che non avevano i mezzi per sposarsi ufficialmente, dalle vedove di guerra che volevano continuare a riscuotere la pensione senza dover vivere in solitudine o da donne del tutto prive di sostentamento economico.

Oggi questo tipo di unione viene contratta perlopiù dai giovani nel tentativo di sottrarsi all’ossessivo controllo sociale esercitato dalla comunità e dalle restrittive legislazioni in materia. È sempre più frequente, per esempio, che coppie non sposate desiderose di andare insieme in vacanza o provare a convivere, stipulino un sigheh per raggirare i divieti delle leggi islamiche sui rapporti tra ragazzi e ragazze. Certo non è solo questo. Esistono ancora, infatti, coppie molto povere che adottano questo tipo di “espediente” perché non sono in grado di organizzare un vero matrimonio, o donne che avendo difficoltà a trovare un lavoro, non vedono altra soluzione che farsi pagare in cambio di un’unione temporanea. Inoltre il matrimonio temporaneo garantisce maggiori libertà alla donna che può vivere dove vuole, uscire senza chiedere il permesso, ma essere disponibile quando il marito lo desidera. Per gli uomini già impegnati, invece, fatte le dovute eccezioni, è facilmente immaginabile che cosa possa significare questo tipo di matrimonio.

Il sigheh venne abolito durante la dinastia dei Pahlavi, ma rilegittimato con la Rivoluzione del 1979 e con la nascita della Repubblica islamica, si deliberò il ritorno a questo tipo poligamia. 

Negli anni Duemila Mahmud Ahmadinejad, in qualità di sindaco di Teheran prima e di Presidente della Nazione poi, proseguì sulla strada intrapresa dopo la Rivoluzione, e nel 2008 cercò di modificare ulteriormente il codice di famiglia in modo da rendere la pratica del matrimonio temporaneo ancora più libera e favorevole per gli uomini, con maggior danno per le donne. La risposta delle iraniane fu tempestiva: raccolsero milioni di firme per contrastare l’ennesima azione che ledeva la loro dignità. Tuttavia, il sigheh si pratica ancora largamente tanto che negli ultimi anni sono nati tantissimi siti internet dove è possibile trovare una sposa temporanea e dove ogni annuncio indica anche il prezzo della dote.  Questi siti sono sistematicamente oscurati, ma ciò non impedisce che nel giro di pochi giorni ne vengano aperti altri della stessa tipologia.

Il matrimonio temporaneo, insomma, fa fatica a mantenere un ordine islamico in un paese che si va sempre più occidentalizzando. Probabilmente neanche la Guida suprema, l’Ayatollah Khomeini che aveva avallato il sigheh in tempo di guerra tra l’Iran e l’Iraq, aveva immaginato la singolare evoluzione tra i giovani, né, tantomeno, poteva pensare che col tempo il rischio sarebbe stato quello di legittimare in qualche modo tutte le relazioni temporanee comprese le relazioni extraconiugali e di legalizzare indirettamente la prostituzione. 

Maria Rosaria Mormone