C’era una volta la società civile.

Una volta la società era civile non solo perché si distingueva de facto da quella militare, ma anche perché viveva di dinamiche sue proprie fatte di quotidiano, di frustrazione, di fatica e di impegno ma anche di auto-ironia, amicizia e vicinato: nella società civile di una volta la mancanza di perfezione era normale ed accettata.

La sensazione di condividere lo stesso quotidiano, o per lo meno uno simile, incoraggiava la sopportazione, la pazienza, il rispetto per le debolezze di ognuno (e per le proprie). Il quotidiano della società civile di oggi, specie di quella fisicamente più distante da noi sia geograficamente che culturalmente, sembra non esistere, non avere peso.

Il quotidiano umano, l’umanità quotidiana sembra potersi spazzare via insieme alla civiltà.

Guerre, morti e bombe sembrano sempre potersi giustificare.

Attraverso la penna brillante di Maya Zankoul, ironica vignettista e designer libanese, in Amalgam Ed. Il Sirente 2011, ci avviciniamo però al quotidiano di milioni di giovani che vivono in Medio Oriente e che come molti di noi, nella stessa generazione, si interrogano sul futuro mentre sono alle prese con le aspettative della famiglia, degli amici, della società: una generazione che stenta a trovare il proprio posto a causa della mancanza di lavoro, di prospettive, di stabilità.

Problemi che abbiamo molto simili da questa parte del Mediterraneo e che potrebbero amalgamarci molto più che dividerci.

Intanto una piccola pausa caffè.

Maya Zankoul, una piccola pausa caffè in Amalgam, editrice Il Sirente, 2011 CC-BY

Maya Zankoul, una piccola pausa caffè in Amalgam, editrice Il Sirente, 2011 CC-BY

Melissa Pignatelli

Maya Zankoul, Amalgam, collana altriarabi, Editrice Il Sirente, 2011, CC-BY.