Leros, un’assonnata isola dell’Egeo ospita uno dei cinque hotspot di rifugiati della Grecia. L’isola è famosa per la sua topografia vulcanica, l’architettura razionalista, l’occupazione fascista italiana – e perché dista solo qualche miglio dalla Turchia. Il campo profughi si trova sul bordo dell’oceano, una costa pittoresca che attira i turisti da tutta Europa durante i mesi estivi. Il campo è stato aperto a marzo 2016 con la capacità di contenere fino a 980 residenti. Oggi il campo è pericolosamente sovraffollato. Ci sono circa 3.200 rifugiati sull’isola di Leros, oltre 1.000 dei quali sono senza tetto.

Per proteggersi dalle temperature sferzanti e dai lunghi giorni di pioggia dell’inverno greco, i profughi hanno occupato una gli edifici abbandonati poco distanti dal recinto spinato che circonda il campo. Questi edifici fatiscenti un tempo funzionavano come manicomio, fino a quando non fu chiuso per violazioni dei diritti umani nel 1989. Gli edifici sono ancora disseminati di telai arrugginiti e documenti medici greci sbiaditi. Il tetto sta crollando e il pavimento è coperto di vetri rotti. Non c’è elettricità, né servizi igienici, né docce, né  bidoni della spazzatura. La polizia fa irruzione regolarmente negli edifici e confisca o distrugge i sistemi di riscaldamento fatti in casa. “È difficile sopravvivere”, mi hanno detto tanti occupanti dell’edificio.

Mentre i rifugiati continuano ad arrivare, gli abitanti autoctoni di Leros stanno perdendo la pazienza. Le persone che una volta offrivano il loro sostegno – fornendo pasti caldi, offrendosi volontariamente – sono diventate malmostose. La loro frustrazione, in gran parte a causa della mancanza di un piano da parte del governo greco e della più ampia mancanza di sostegno dell’UE, è indirizzata in modo errato ai rifugiati che incespicano in un inglese fortemente accentuato per acquistare generi alimentari. Le pagine Facebook dei locali pubblicano commenti odiosi e inviano messaggi di minaccia ai rifugiati.

“Perché sei venuto in Grecia?” ha chiesto un utente dall’account Facebook Leros Island Greece a un giovane palestinese.

“Pensi che i tedeschi o gli inglesi continueranno a darti soldi per niente? Non sei il benvenuto in Europa, come tutti sappiamo, sei solo una pedina di una brutta partita contro l’Unione europea. “

Le raccapriccianti condizioni di vita e l’ostilità delle persone locali è culminata nella disperazione. Karim, un ventiduenne di Mosul, in Iraq, ha trascorso mesi a condividere una tenda con altri giovani Iracheni nella struttura abbandonata dietro l’hotspot. Nelle ultime due settimane, lui e due dei suoi compagni di tenda Iracheni hanno optato per un rimpatrio volontario effettuato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. La loro decisione di tornare a Mosul ci mostra fino a che punto abbiano fallito i richiedenti asilo. “Siamo fuggiti dalla guerra e siamo arrivati ​​in Europa solo per trovare questo”. Ma questo è ciò che l’Europa vuole. Questo è il motivo per cui non lo rendono più facile o più umano. La deterrenza è l’obiettivo.

Questo articolo non intende indicare solo le inefficienze del governo greco. Mentre dobbiamo considerare responsabile il governo greco per la creazione e il mantenimento di un piano, dobbiamo anche riconoscere gli sforzi dei cittadini greci che hanno lavorato incessantemente in collaborazione con volontari internazionali e operatori umanitari, dal 2015. Il loro lavoro è prezioso e ingrato – e ha spesso li ha isolati dalle loro stesse comunità greche tra crescenti tensioni politiche.

Al di là di tutto la Grecia da sola non dovrebbe avere la responsabilità esclusiva degli arrivi. Con il peggioramento della crisi, l’UE sta allentando la sua presa, relegando con noncuranza la responsabilità della situazione internazionale degli accordi con la Turchia al fragile paese greco la gestione dell confine più pericoloso del mondo. L’ignorare dell’UE è intenzionale e la remota geografia delle isole greche le rende un luogo comodo per nascondere i richiedenti asilo agli occhi del mondo, mettendoli completamente fuori dalla vista e dal contatto con gran parte dell’Europa.

Ma l’UE dovrebbe fare di più, dovremmo fare di più. Ora più che mai, è la nostra responsabilità collettiva ed il nostro obbligo morale dimostrare, se ci crediamo ancora, che l’Europa è capace di umanità.

Savanna Stern

Savanna Stern è una delle coordinatrici del campo di Leros per ECHO100+.

Traduzione di Melissa Pignatelli. Nota: Portolago è stata costruita negli anni Trenta dagli italiani. Negli anni Ottanta la caserma è stata utilizzata come manicomio. Per saperna di più sulla storia italiana nel Dodecanneso, l’articolo di Antonello Battaglia, Roma La Sapienza, qui.

Se volete aiutare le volontarie dell’associazione ECHO100+ attiva a Leros, Samos, Atene, Ritsona e Vathi potete fare una donazione o considerare di partire volontari: tutte le info sono qui sul sito di ECHO100+, un’associazione austriaca fondata da Gabriella Dixon, Catharina Kahane, Marysia Miller-Aichholz, Gabriella Herberstein, Gaia Schwarzenberg e altre generose signore.