“Come farò ad andare avanti senza avere niente da mettere addosso ai bambini e senza poter neppure comperare qualcosa perché non c’è niente da comperare? I nostri nervi sono sfiniti e purtroppo le nostre tasche sono molto vuote, troppo vuote per vivere con sollievo in un momento in cui cui tutto arriva a dei prezzi mirabolanti.”

“Quante notti sono stata svegliata di soprassalto dall’ululo della sirena? Quante volte intimorita dalla responsabilità dei miei tre angioletti rischiavo il gelo delle notti invernali, li alzavo dal tiepido letto e uscivamo al freddo nel cortile per rintanarci ore e ore nell’umido ricovero?”

“Quante volte ancora non osavo affrontare i rischi del freddo e preferivo quelli di una bomba? Quelle notti i bambini dormivano placidi in mezzo al tuonare delle cannonate e noi seguivamo lo spettacolo della difesa da una finestrina del corridoio. Altre volte i piccoli si svegliavano. Occorreva non spaventarli. Organizzavo un girotondo e ogni colpo più forte era accolto con grida di gioia.”

“Ripenso a quella terribile mattina del 2 Giugno quando fummo avvisati che la casa di Portici era crollata, che zio Gianni e cugine e il suo piccolo Antonio erano stati tirati fuori dalle macerie della loro casa!”

26 Luglio. “Che aria limpida si respira oggi! Possibile, il fascismo si è squagliato come neve al sole. Mussolini è scomparso. Ma no, è un sogno! Che sollievo, che respiro. Vent’anni di storia spazzati via da un colpo di vento. Era dunque così facile? A quale prezzo però abbiamo pagato questa libertà. Delle città distrutte, l’esercito in ritirata. La Sicilia quasi tutta in mano agli Inglesi. Rovine, lutti, disperazione. Quanto cara costa la libertà.”

Per l’intensificarsi dei bombardamenti su Napoli e dopo il bombardamento del suo appartamento di Palazzo Cellamare colpito da otto bombe Lucciola decide di chiedere ospitalità al fratello in Molise, nel paesino di Monteroduni in provincia di Isernia.

“La notte quando sentiamo il rombo dei motori pensiamo a tanta povera gente che soffre per questi aeroplani; ma dopo le tremende giornate di Napoli ci sembra di meritare un pò di sicurezza. La sera, ogni tanto si sentono colpi di cannone e dalla finestra della stanza da pranzo  assistiamo a dei lontani bombardamenti. Formia? Cassino? Aquino? Chi ne sa niente. Si sa solo che dietro Isernia, a Carpinone, c’è una difesa tedesca che sta incominciando e i rombi dei motori ci sembrano talvolta più minacciosi. E sempre la monotonia della radio “Incursioni su località della Calabria e della Campania”, frase breve, troppo breve per significare l’infinità di cose che racchiude.”

“I primi nuclei di soldati tedeschi risalgono la strada verso Isernia. I “diavoli” come li chiama Ruggero. E intanto i diavoli avanzano verso di noi, di difendono, si barricano. Gli aeroplani nemici appaiono più spesso sul nostro cielo… e il cerchio si stringe sempre di più.”

“Ora i ragli d’asino passano in seconda linea davanti al rumore ben più temibile degli aeroplani che volteggiano troppo spesso nel cielo. E’ la valanga, la terribile valanga che si avanza minacciosa verso di noi e si abbatterà su queste tranquille e ridenti campagne.”

8 Settembre. “Ora le uova sono rarissime e si prendono solo per i nostri otto bambini. La carne non c’è. Qualche capretto, qualche pollo per i bambini e Cristiano (il marito di Lucciola, ndr) per noi (Lucciola e sua cognata Stefania, ndr). non c’è. La merenda è abolita. Patate, patate, sempre patate. La pasta della tessera è presto finita. Cominciamo seriamente a pensare al problema del nostro vitto. Un altro problema si affaccia alla nostra mente. Passeremo l’inverno qui? Io rabbrividisco solo a pensarci. Monteroduni è freddissimo e non abbiamo neanche sufficienti coperte. A Isernia ho trovato un pò di stoffa militare e ho fatto due calzoncini, uno per ogni maschietto. Stefania mi promette altra stoffa. Meno male, potremo cambiarli.”

10 Settembre. “Hanno distrutto Isernia, Isernia è distrutta, sì, stamattina alle undici quegli apparecchi sono passati. Ed ecco una sfilata di nomi di persone che stamattina si trovavano a Isernia per spese o parenti. Torno a casa tra gente singhiozzante. Chi ha la figlia sposata lì, chi ha il figlio che si è impiegato, chi parenti, chi padre e madre. Tutti quasi hanno qualcuno a Isernia.”

Dopo qualche giorno, Lucciola va a trovare Luisa che le racconta:

“Ho pianto per tre giorni e tre notti, ora non ne posso più… Siamo venuti da Isernia a piedi, al buio, ed io portavo in braccio il mio povero bambino morto….si, si…per tutta la strada ho portato la mia creatura morta..”.

Poi arrivano i Tedeschi, che si sono accampati a Roccaravindola una località vicina a Monteroduni. Fanno razzie nelle stalle, requisiscono il bestiame (spesso l’unica fonte di sussistenza di una famiglia) cercano le patate, la farina, l’olio, il vino, cartine geografiche, le bussole,  obbligano gli uomini a lavorare i campi per loro. Fanno delle ritorsioni tremende a chi resiste.

19 Settembre. “Cominciano intanto ad arrivare a frotte soldati dal fronte. Sono poveri soldati scalzi, colla giubba rattoppata, la barba lunga. Vanno sulle montagne per non essere presi dai Tedeschi. E’ quasi una carovana. Arrivano di sera, si riposano, ripartono all’alba. E’ proprio un esercito in disfatta! Poveri giovani, senz’altro pensiero che la casa lontana e un boccone di pane con un tetto per oggi. No, davvero nessuno la voleva questa guerra!”

21 Settembre. “Ecco un tedesco avvicinarsi ad una casa ed abbattere la stalla a colpi di fucile. Dalla porta esce una donna con un bimbo in braccio e uno attaccato alle gonne. Guarda la sua stalla e non dice niente. Che può dire? Vede tirare fuori il suo maialino. Tace sempre, ma volta la testa dall’altra parte.

Povera donna! Il tuo muto dolore è quello di tante donne d’Italia. Vi siete viste toglier di casa i figli, i mariti. I vostri bambini hanno sofferto la fame e voi pure soffrite. E ora lo straniero vi porta via le provviste, le galline, il maiale; e voi, mute vi stringete al petto i figli e pensate a come potrete affrontare l’inverno.”

E poi la consapevolezza della disfatta completa.

Melissa Pignatelli

Selezione dal diario di “Lucciola” soprannome familiare di Maria Concetta Imperiali Pignatelli, All’Ombra delle Querce. Diario di guerra 1943, Edizioni AlboVersorio, Milano 2008.

Immagine: Il bombardamento di Venafro, Ottobre 1943, immagine d’archivio.