Per fare chiarezza sulla nostra identità come parte costruttiva della nazione, confusa da un mondo sovraccarico di informazioni – non sempre vere – il libro di Homi Bhabha Nazione e Narrazione (Meltemi, 2020) mette a disposizione del nostro esprit critique gli strumenti necessari per iniziare distinguere tra narrazioni e strumentalizzazioni. Leggiamo quindi dall’introduzione di Bhabha che:

“Le origini delle nazioni, proprio come quelle delle narrazioni, si perdono nel mito e i loro confini esistono solo nella fantasia. È un’immagine della nazione – o della narrazione – che può sembrare esageratamente romantica e metaforica, ma la nazione come potente idea storica nasce in Occidente proprio da questa tradizione del pensiero politico e da questo linguaggio letterario. La forza culturale di questa idea, anzi, risiede proprio nell’impossibile unità della nazione in quanto forza simbolica.

I discorsi nazionalisti tentano da sempre di creare un’idea di nazione come racconto ininterrotto di un progresso nazionale, esaltando il narcisismo dell’autopoiesi e l’antichissimo presente del Volk; idee politiche che non sono state sostituite dalle nuove realtà dell’internazionalismo, del multinazionalismo o persino del “tardo capitalismo”.

Basta guardare alla retorica con cui questi termini generali sono espressi, in quella severa prosa del potere di cui ogni nazione fa uso nella propria sfera di influenza. Credo che la vasta e liminare immagine di nazione si distingua per l’ambivalenza dell’idea stessa di nazione, nel linguaggio di quanti su di essa scrivono e nelle vite di coloro che la vivono.

Quest’ambivalenza nasce dalla crescente consapevolezza che, a dispetto della perentorietà con cui gli storici parlano delle “origini” di una nazione come segno della “modernità” di una società, la temporalità culturale della nazione si inscrive in una realtà sociale molto più transitoria.

Questo libro si propone di indagare la rappresentazione culturale dell’ambivalenza della società moderna. Se l’immagine ambivalente della nazione trae origine dalla sua storia in continua transizione, dal suo oscillare tra differenti vocabolari, è importante capire quale ne sia l’effetto sulle narrazioni e sui discorsi che esprimono un senso di “nazionalità”: sulle heimlich gioie del cuore e sul terrore uneimlich che ci suscita lo spazio o la razza dell’Altro; sulla sicurezza dell’appartenenza sociale e sui latenti scontri di classe; sulle pratiche del gusto e sui poteri dell’affiliazione politica; sul senso di ordine sociale e sull’espressione della sessualità; sulla cecità della burocrazia e sull’acuta intuitività delle istituzioni; sulla bontà della giustizia e sulla comune sensazione di ingiustizia; sulla langue della legge e sulla parole del popolo”.

“È proprio da queste posizioni narrative tra culture e nazioni, teorie e testi, fra il politico, il poetico ed il pittorico che Nazione e Narrazione cerca di riaffermare ed estendere il credo rivoluzionario di Frantz Fanon:

“la coscienza nazionale, che è cosa diversa dal nazionalismo, è la sola cosa che potrà darci una dimensione internazionale”

L’intento di Nazione e Narrazione è quello di esplorare l’ambivalenza di Giano del linguaggio nella costruzione del discorso della nazione, eminentemente bifronte”.

Selezione dal testo di Homi Bhabha, Nazione e narrazione, (Meltemi, 2020) di Melissa Pignatelli