Il potere della frontiera e del confine è innanzitutto frutto del linguaggio, della narrazione e della rappresentazione che delle demarcazioni vengono fatte. Il linguaggio contribuisce a costruire socialmente comunità, gruppi e identità, singole e collettive, costruendo costanti relazioni di opposizione tra noi e gli altri.

Prima di essere uno strumento di trasmissione di informazioni, la lingua è innanzitutto un mezzo di costruzione culturale in grado di costruire una forma di senso che permette al singolo di interpretare il mondo che lo circonda e di determinare il sé.

Nessun linguaggio, neppure quello che ha contribuito a costruire quella che è una storiografia comune, alla quale ogni giorno facciamo riferimento, assume il carattere di veridicità assoluta, nessuna lingua è sciolta dal contesto nella quale è inserita, così come dai corpi le cui relative soggettività la pongono in essere; se ne deduce che nessuna rappresentazione possa essere considerata neutrale.

Per riprendere le parole dell’antropologo e sociologo Ian Michael Chambers: «rappresentazione è ciò che parla per qualcosa d’altro che ne fa le veci». Il linguaggio – culturale, linguistico, religioso, letterario – del vincitore eletto dalla Storia viene scomposto e ricomposto con nuove inflessioni, ridefinito nei suoi accenti e inseguendone gli sviluppi.

Chambers considera la lingua sempre parziale e partigiana, il cui compito è parlare per qualcuno, da una specifica posizione, costruendo uno spazio e uno specifico senso ad esso indissolubilmente intrecciato. L’autorità e l’ordine spazio-sociale imposti dalla Storia dei vincitori vengono interrotti dalla presenza disturbante degli esseri umani in movimento, spesso di quei vinti, di cui molto volentieri si tace.

Mettere in luce le forme di comunicazione e i linguaggi, istituzionali o meno, significa tentare di correggere le forme narrative che permettono continue pratiche escludenti rese possibili dalla potenza performativa dei discorsi: dimostrazione che le parole, seppur leggere, non sono mai neutre.

Isotta Tonarelli

Iain Chambers, Paesaggi Migratori. Cultura e identità nell’epoca postcoloniale, Meltemi editore, 2018.

Alda Merini, Aforismi e magie, BUR Rizzoli, anche Ebook.