La località di Kelardasht, si trova in una vallata ai piedi della catena degli Alborz, verso il nord dell’Iran, nella provincia del Mazandaran, a circa centocinquanta chilometri da Teheran, ma per raggiungerla si possono impiegare anche quattro o cinque ore in quanto, oltrepassata la città di Karaj, bisogna percorrere un’impervia e trafficata strada di montagna, la Chalus Road che porta fino al Mar Caspio.

mde

Gli Iraniani generalmente partono la mattina presto per raggiungere la località, luogo ideale per una breve vacanza o per un soggiorno più lungo e sono moltissimi coloro che negli ultimi anni hanno acquistato una seconda casa a Kelardasht e dintorni per trascorrervi i fine settimana o le festività.

Il viaggio, per quanto avventuroso, rivela diverse sorprese: lungo la salita, per esempio, si è soliti fermarsi nella località di Pol-e-Zanguleh, dove accanto ad una piccola moschea, in tantissimi all’andata si fermano per fare colazione con il pane appena sfornato dal minuscolo forno incastonato tra la strada e la parete di roccia. Ripreso il viaggio, è bello fare una sosta ogni tanto per respirare l’aria pura dell’altezza e osservare i colori, specialmente quelli dell’autunno i cui contrasti coi sempreverde regalano un panorama unico: la strada per Chalus, infatti, pur essendo tra le più trafficate e pericolose dell’Iran, è considerata uno dei tragitti più spettacolari del Paese grazie alla varietà di panorami che si possono ammirare: dalle montagne nude e brulle dalle cime spesso innevate, alle verdi vallate, dai canyon privi di vegetazione, ai foltissimi boschi.

Durante la salita si attraversa il tunnel di Kandovan che divide in due la strada: all’imbocco della galleria si lascia alle spalle un paesaggio arido, mentre quando si esce dal percorso coperto si entra in un luogo fresco le cui montagne verdi o bianche di neve a seconda della stagione, accompagnano il viaggio fino al Mar Caspio. Si tratta, comunque, di una via con lunghi tratti in pessime condizioni dove di tanto in tanto si incontrano anche dei grossi monoliti, enormi guardiani di pietra che sembrano ergersi dal nulla per controllare chiunque percorra la strada, in certi punti tanto stretta, che attraversarla può rivelarsi molto rischioso; per chi soffre il mal d’auto o ha difficoltà con l’altezza è fonte di grande ansia perché oltre ad essere piena di curve, è letteralmente a strapiombo e una qualunque manovra imprudente può risultare fatale.

Arrivati a Kelardasht, si apre davanti agli occhi una vallata rigogliosa e sembra di essere catapultati in uno di quei cartoni animati ambientati tra cime altissime, boschi, prati verdissimi o candidi di neve, pecore e caprette sui pascoli, vasche lignee o di pietra sormontate da fontane, acqua che sgorga gelida, baite in legno e casette in mattone.

La vita a Kelardasht scorre con i ritmi della montagna e se non fosse per la globalizzazione che diffonde tendenze in ogni angolo del mondo, sembrerebbe di essere fuori dal tempo: il fornaio, il ciabattino, la magliaia, il fabbro, l’arrotino, il ceramista, il falegname…sulla strada principale si affacciano tutte le botteghe possibili e immaginabili, ma basta percorrere pochi metri per arrivare nella piazza centrale e veder spuntare la via dello shopping, con tanto di microscopico centro commerciale con un bar che serve un caffè italiano eccezionale, ma che inevitabilmente fa perdere la semplicità e la magia della vita rustica.

Da Kelardasht, si può arrivare sul Mar Caspio, attraverso la Abbasabad – Kelardasht Road una strada che si dipana nella vegetazione, dove si trovano numerosissime chai-khane, le case da tè dove si fuma il narghilè, si beve il tè, si mangiano cibi cucinati prevalentemente alla griglia o zuppe tipiche del Mazandaran. Si tratta di luoghi molto meno che spartani, piccole casupole in legno o in mattoni, adagiate alla meno peggio sul ciglio della strada o nei piccoli anfratti, la cui presenza è segnalata da numerose luminarie appeseagli alberi che di sera offrono uno spettacolo veramente suggestivo. A vederle sembra impossibile che siano realmente molto frequentate e che qualcuna resti aperta anche durante il rigido inverno, eppure queste semplicissime locande sono sempre piene di avventori.

Dopo aver trascorso qualche giorno a Kelardasht, gli Iraniani fanno il percorso a ritroso percorrendo la Chalus Road verso la capitale; in molti compiono un rituale fatto di soste per comprare formaggi, olive, pane, miele, sottaceti e altri prodotti del luogo, ma, soprattutto, per mangiare varie tipologie di zuppe (ash) o altri piatti caratteristici della zona, cullati dal sottofondo musicale delle melodie persiane locali, nei ristoranti che si trovano all’uscita del tunnel di Kandovan.

Arrivati nei pressi di Karaj altre luci, altre strade, altri percorsi attendono gli Iraniani…fino al prossimo viaggio a Kelardasht.

Maria Rosaria Mormone

Le fotografie sono di Maria Rosaria Mormone.

Maria Rosaria Mormone è docente di materie letterarie presso un Istituto di Istruzione secondaria e qualche mese fa ha sotenuto la tesi di dottorato di rierca dal titolo Viaggiatori Italiani in Persia. Oltre il pregiudizio: la scoperta dell’iranicità attraverso il viaggio tra il sacro e il profano nell’Iran contemporaneo, presso l’Università di Nantes in cotutela con l’Orientale di Napoli. Ha il doppio titolo di Dottore in Lingua e civilizzazione italiana e in Asia Africa e Mediterraneo.