20 Gennaio 1928. Sbarco a Bengasi, con ritardo di un giorno per aver fatta sosta a Siracusa in attesa di un battaglione di ascari eritrei destinati come complemento alle truppe cirenaiche, ora che vi sono azioni in corso, soprattutto sembra, nel settore sud-occidentale. Ci ancoriamo al largo, con un mare piuttosto forte: il capitano del piroscafo crede poco probabile che, col tempo che fa, possano venire a prenderci con le maone per portarci a terra e quasi con grande dispiacere ci rassegnamo a starcene ad aspettare: ma improvvisamente si vede uscire dalla rada un rimorchiatore con la maona e poi un altro: le ondate però sono così grandi che rimorchiatore e maona spesso scompaiono e si vedono poi dopo ricomparire in cima alle onde. Con un mare infernale ci fanno scendere dal piroscafo nella maona chiusi in una specie di sacco, a quattro per volta, con le sole teste fuori: sono nella prima mandata è con me un grosso signore chiacchierone e petulante, quando il fondo del sacco tocca la barca, siccome questa sta proprio in fase ascendente e la corda d’improvviso cessa d’esser tesa, il sacco si affloscia e cadiamo sul fondo della maona tutti in un monte in modo comicissimo, reso anche più buffo dallo sdegno del vecchio signore che non so proprio perché si arrabbi: avrebbe forse preferito di starsene a traballare sul piroscafo?

Oggi che non esistono più regioni del mondo sconosciute, che l’esplorazione ha perso la sua ragion d’essere, che viaggiare è diventato più semplice e comodo, che l’omologazione sembra dirigere la scelta della meta e la modalità del viaggio può essere interessante riscoprire quei tempi eroici e i personaggi che segnarono un’epoca: Nello Puccioni e la sua missione antropologica in Cirenaica è sicuramente uno di queste figure storiche che si possono riscoprire in  Affrica all’acqua di rose (diario della missione in Cirenaica del 1928-29).

Mentre paesi come Francia e Gran Bretagna hanno valorizzato le gesta dei loro esploratori e antropologi, ad esempio Henri Morton Stanley, David Livingstone, Pierre Loti; l’Italia li ha lasciati cadere nel dimenticatoio – e ciò per una presa di posizione di Benedetto Croce contro “selvaggi” e “nativi”.  Così figure come quelle di Paolo Mantegazza, Lamberto Loria, Cesare Lombroso, Nello Puccioni sono oggi molto poco raccontate e conosciute.

Nello Puccioni (1881-1937), antropologo fiorentino formatosi negli studi classici presso l’istituto dei padri scolopi della sua città; lo zio materno, Giovanni, ingegnere fisico, apparteneva all’ordine, e ciò contribuì appunto alla scelta del percorso superiore. Sempre seguendo le orme dello zio, all’Università cittadina scelse la facoltà di scienze fisiche e naturali, dove ebbe per maestro anche Paolo Mantegazza, che lo volle, appena laureato, come assistente volontario presso il Museo nazionale di antropologia ed etnologia. In seguitò ne divenne direttore, e dal 1929, fino alla scomparsa, fu docente di geografia ed etnografia delle colonie italiane in Africa presso l’Università di Firenze.

La sua prima esperienza africana risale al 1924, quando, su invito della Società geografica italiana, partecipò con Giuseppe Stefanini a una spedizione in Somalia, con lo scopo di effettuare rilevamenti geologici in alcune aree ancora poco conosciute del Paese, all’epoca diviso fra Italia e Gran Bretagna. E, più in generale, la spedizione doveva anche raccogliere dati più propriamente geografici (come itinerari, dati altimetrici, rilievi parziali, fotografici), ma anche della flora, della fauna e delle popolazioni.

Ciò che merita appunto di essere riscoperto è lo spirito con cui lo studioso fiorentino si avvicinò alla Cirenaica: oltre gli scopi scientifici della missione che lo vedevano impegnato quotidianamente all’ospedale, Puccioni non perdeva occasione per approfondire la conoscenza delle popolazioni interne, dei villaggi, degli usi e costumi quotidiani: acquistò  molti oggetti locali con i quali arricchì la collezione del Museo di Antropologia ed Etnologia di Firenze, che ancora oggi, per suo merito, è fra le più complete in Italia, visitò con attenzione, quasi con venerazione, la zona archeologica di Leptis Magna, riportando con sincero orrore i saccheggi perpetrati nei secoli, e descrivendo minuziosamente il grandioso edificio delle terme. 

I diari pubblicati con la curatela di Beatrice Falcucci e Fausto Barbagli documentano la seconda missione africana di Puccioni, quella in Cirenaica fra il 1928 e il 1929. A quasi un secolo di distanza dalla stesura, l’opera è finalmente disponibile per il grande pubblico, che può scoprire il genuino spirito di curiosità con cui Puccioni affrontò la sua missione.

“29 Febbraio 1928. Anche col vento freddo di oggi: ghibli che passa sulla neve e il cielo coperto, Cirene resta sempre molto bella e vi sto volentierissimo: sono vestito come a Baronci70 quando ci vado di pieno inverno: camicia di flanella e gilet di maglia di lana con le maniche eppure, a star qui fermo a scrivere, mi si gelan le gambe. Ho lavorato molto anche oggi e son contento del mio lavoro. Per ora non mi sono occupato di Cirene archeologica, né, con la giornata di oggi, sarebbe stasto piacevole di girare tra le rovine, il cav. Mosconi è un grande conoscitore di questi gruppi del Gebel, dove vive da vari anni e mi conferma quel che mi han già detto molti: che, cioè, gli Arabi sono molto intelligenti”.

Un autentico esploratore, non soltanto antropologo. 

Nicolò Lucarelli

Nello Puccioni “Affrica all’acqua di rose”. I diari delle missioni antropologiche in Cirenaica del 1928-29, Edizioni Polistampa, 2020, pp.247,  Euro 24,00. Il volume è impreziosito da un ricco apparato iconografico dell’epoca: molte delle fotografie che lo stesso Puccioni scattò nel corso della sua missione; documenti certamente interessanti che sono stati affiancati da altre immagini coeve trovate dai curatori in archivi privati e istituzionali.