Nel dodicesimo secolo, Kirill Turovskij predicatore influente della provincia russa di Turov, oggi Bielorussia, prevedeva una serie di pene mortali per chi si dilettasse in pratiche popolari come suonare il gusli, la veggenza e la lettura di fiabe. Vladimir Propp, eminente letterato studioso di fiabe nato a San Pietroburgo nel 1895 e morto a Leningrado nel 1970, non specifica nella sua ultima fatica pubblicata postuma La Fiaba Russa (Mimesis, 2020) i motivi per i quali le fiabe erano vietate a Turov, ma possiamo ipotizzare che siccome hanno origini antichissime e tramandano trame di insegnamenti essenziali ed osservazioni profonde sulla natura umana, esse sono probabilmente più vicine alla natura umana della religione e della politica.

“Nell’antica Russia  non passava per la testa a nessuno di registrare fiabe” narra Propp, “non solo erano ufficialmente disdegnate come qualcosa che non meritava la minima attenzione, ma anche messe all’indice. Sancirono il divieto di raccontare fiabe dapprima il clero e la chiesa, in seguito il governo”.

“Nella storia della cultura artistica russa Puškin fu il primo ad annotare dalla voce di una semplice contadina le fiabe popolari comprendendone appieno tutta la bellezza”.

Infatti la fiaba, secondo Propp, è squisitamente poetica: riesce a conservare la freschezza della giovinezza con il fascino della saggezza, ha un’identità e una funzione proprie ed è amata da tutte le fasce d’età, senza distinzione di classi sociali, appartenenze o altro.  Le fiabe sono quei testi dalla trama semplice e dal senso antico; universali nel cogliere aspirazioni, debolezze, caratteristiche fisiche e psicologiche, dense di umanità come solo i miti greci, lo Shahnamé o le Mille e Una Notte hanno saputo cogliere.

La nota particolare che Propp rivela con questo studio sulle fiabe è sulla loro universalità semantica, rivelando così e un’unione e una similitudine profonde tra le popolazioni:

“Divagherei troppo se mi mettessi a elencare tutti i popoli del mondo che conoscono fiabe. Ogni popolo ha le sue fiabe nazionali e i suoi intrecci. Ma vi sono anche intrecci di un altro tipo, quelli internazionali, noti in tutto il mondo o almeno a un gruppo di popoli. E’ notevole non soltanto l’ampia diffusione della fiaba, ma anche il fatto che in tutto il mondo le fiabe dei popoli presentano delle connessioni. In una certa misura la fiaba è simbolo dell’unità tra i popoli. I popoli si capiscono a vicenda attraverso le fiabe. Indipendentemente dai confini linguistici, regionali o statali le fiabe passano facilmente da un popolo all’altro. I popoli, comunicando in tal modo, costituiscono e sviluppano il loro patrimonio poetico”.

Per fare un esempio della diffusione di un intreccio a livello internazionale, seppur con variabili di folclore locali, Propp cita la fiaba del giullare che inganna tutti. Il centro della storia è quella del contadino che va al mercato a vendere la pelle di un bovino che ha ucciso, e trova per strada un tesoro. Dice però di averlo avuto in cambio della pelle e così i suoi rivali si lanciano nell’affare della vendita di pelli, ma senza successo. Poi ruba una mandria e racconta di averla salvata dal fondo di un lago e i suoi nemici si lanciano in fondo all’acqua ma annegano. Infine vende oggetti che dovrebbero far miracoli come fruste e flauti dai poteri magici o pentole che cuociono da sole: mille e una bricconata, ma tutte molto conosciute e riconoscibili per il fatto di avere l’ingannatore come protagonista.

Propp racconta che conoscono questa fiaba “russi, ucraini, bielorussi, bulgari, cechi, slovacchi, serbi, croati, tedeschi, casciubi della Polonia e sorabi, o servi di Lusazia, lituani, lettoni ed estoni. La fiaba è nota in Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Fær Øer, Scozia (ma non Inghilterra), Francia, Italia, Spagna (Paesi Baschi), Albania e Romania. La conoscono i popoli ugro-finnici (ungheresi e finlandesi), i nency, i popoli del Volga (udmurti, mari e tatari). E’ nota ai popoli del Caucaso e dell’Asia Minore. In Asia ve ne sono testimonianze in Afghanistan, in India (in varie lingue) e presso gli ainu (Giappone). Esiste anche in Africa: nell’isola Mauritius, in Madagascar, in Congo, in Tunisia, presso le popolazioni swahili, in Cabilia e in Sudan. Nelle Americhe ve ne sono tracce nelle isole Bahamas, in Giamaica, Louisiana, Perù, Brasile e Groenlandia”. Ogni popolo vi ha inserito la propria filosofia di vita quotidiana e sociale, ma di certo il tratto comune a tutti si ritrova in ogni declinazione locale.

E dunque il significato del furbo che fa per se ingannando gli altri sembra proprio un tratto umano conosciuto e riconosciuto su tutto il pianeta. Forse allora serve solo riprendere a leggere fiabe per ritrovare quei nostri confortanti difetti di base, e per non stupirci troppo se accadono ancora ogni giorno.

Melissa Pignatelli

Vladimir Propp, La fiaba russa. Prefazione di Gianfranco Marrone, (pp.393,€25.00), Mimesis edizioni, 2020.