A nord-ovest dell’Iran, ai piedi del monte Alvand nella catena degli Zagros, si trova Hamedan, ritenuta la città più antica dell’Iran in quanto sorge poco lontano dal sito archeologico di Ecbatana, la residenza estiva dei sovrani Achemenidi.

Hamedan ospita luoghi di straordinaria importanza storica e di eccezionale bellezza: le grotte naturali di Ali Sadr del periodo Giurassico e il sito archeologico di Ganj Nameh.

Su una piana di terra bruciata dal sole in estate e ricoperta di neve in inverno, si trova l’ingresso alle Grotte ipogee di Ali Sadr, considerate tra le più belle al mondo per la presenza di un enorme lago sotterraneo di un’acqua purissima che non ospita forme di vita.

La visita del lago avviene attraverso piccole imbarcazioni a remi o a pedali cui si accede indossando un giubbotto salvagente, e che ospitano non più di quattro o cinque persone ognuna.

Una volta preso posto, la barchetta inizia a sfiorare delicatamente la superficie cristallina,  procede lenta tra gli anfratti e i cunicoli dove i tetti talvolta sono così bassi che bisogna stare attenti a non battervi la testa, mentre in altri punti sono di altezza tanto maestosa che il soffitto sembra lontanissimo; in certi tratti la barca sfiora la roccia che al tocco è gelida come l’acqua del lago, il cui colore è così puro e cristallino che le stalattiti che pendono dal soffitto sembrano amplificarsi e moltiplicarsi come se si riflettessero su uno specchio, mentre grandi stalagmiti compaiono all’improvviso alla maniera di mute sentinelle del lago. Talvolta le stalattiti e le stalagmiti si fondono fino a diventare imponenti colonne.

La natura è immobile e silenziosa nelle grotte di Ali Sadr, la quiete è rotta solo dal fragore dei remi o dei pedali che infrangono l’acqua e dal vociare meravigliato dei visitatori. Ogni tanto il barcaiolo si ferma per permettere di ammirare meglio alcune cavità: tutto all’improvviso, allora, diventa sospeso, sembra che il tempo interrompa di colpo il suo scorrere e l’unico rumore che si avverte è il battito del proprio cuore di fronte alla visione di una bellezza integra che riesce a mettere in pace con il mondo.  A rendere tutto ancora più affascinante è il gioco di luci ed ombre creato ad arte per illuminare le zone più buie e le particolari forme di roccia che, altrimenti, nell’oscurità non sarebbero visibili.

Grazie alla magia delle luce solare che riesce a penetrare da alcuni cunicoli, poi, l’acqua assume via via sfumature diverse, dal verde smeraldo, all’azzurro, al blu, all’indaco… colore questo che si ritrova traboccante sui tappeti annodati dalle tribù nomadi della zona, tanto che viene spontaneo chiedersi se i primi tessitori di tappeti del circondario, non abbiano preso spunto proprio dai colori del lago per dar vita alle fantasie che prendono forma sulle loro creazioni

Alcuni segmenti delle grotte sono percorribili a piedi per cui è possibile abbandonare l’imbarcazione e riprenderla quando si vuole tornare indietro.

Non lontano dalle Grotte si ergono diversi resti archeologici dell’antica Ecbatana tra cui il sito di Ganj Nameh, dove si trovano due iscrizioni cuneiformi fatte scolpire nella roccia dai sovrani achemenidi Dario I e suo figlio Serse I, che contengono per lo più elogi al dio zoroastriano Ahura Mazda. Stare ai piedi dei due enormi lastroni di pietra, ammirarne i segni in persiano antico, elamita e babilonese è come fare un tuffo nella storia dell’antica Persia, quando l’Impero persiano era il più grande e temuto di tutti i tempi e quella terra era calpestata da eserciti, dignitari, re e regine con i loro cortigiani.

Poco distante dalle due iscrizioni si trovano delle cascate che scendono dal monte Alvand, dove d’estate è possibile trovare refrigerio dalla calura infernale estiva mentre d’inverno gelano lasciando che le rocce dalle quali si riversa l’acqua diventino meta di esperti scalatori.

Hamedan ospita anche due importanti Mausolei: quello di Avicenna, famoso medico e filosofo iraniano, conosciuto per importanti opere nel campo della medicina, e quello del poeta medievale Baba Taher. Entrambi i siti hanno una forma molto particolare: il mausoleo di Avicenna, costruito dopo il 1950 è un grande cilindro la cui cupola è sorretta da colonne che gli conferiscono l’aspetto di di missile, mentre quello del poeta Baba Taher costruita intorno agli anni ’70, sempre in forma cilindrica, ricorda un grosso ragno spigoloso e lungo.

Infine la tomba di Ester, personaggio biblico ebraico che divenne moglie di Serse I. Gli ebrei iraniani sono convinti che la tomba ospiti i resti della regina ed è meta di pellegrinaggi principalmente da parte dei fedeli, ma è ammirata anche da coloro che professano altri culti, a testimonianza di una tolleranza religiosa che molti ritengono impossibile in un paese a maggioranza musulmana. Del resto fu proprio il sovrano achemenide Kurosh Kabir, Ciro il Grande, a fare riferimento al diritto degli ebrei di ritornare nella loro terra in seguito alla cattività babilonese, come si evince dal Cilindro di Ciro, oggi considerato la prima dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Maria Rosaria Mormone

Maria Rosaria Mormone è docente di materie letterarie in Francia all’Università di Nantes. Ha sostenuto una tesi di dottorato di ricerca dal titolo Viaggiatori Italiani in Persia. Oltre il pregiudizio: la scoperta dell’iranicità attraverso il viaggio tra il sacro e il profano nell’Iran contemporaneo, presso l’Università di Nantes in cotutela con l’Orientale di Napoli. Ha il doppio titolo di Dottore in Lingua e civilizzazione italiana e in Asia Africa e Mediterraneo.