“Fellini anarchico ? Sì, almeno alla fine…” È quanto ci illustra Goffredo Fofi nel suo saggio Fellini anarchico pubblicato da Elèuthera in occasione del centenario della nascita del Regista romagnolo.

Questo tema, inizialmente, viene trattato come chiave di lettera per decifrare l’intimo sentire di Fellini, postulando una triangolazione tra Carmelo Bene, anarchico cosciente ed elitario, Pier Paolo Pasolini, anarchico incosciente in quanto vate, e Federico Fellini, disperatamente anarchico, foriero cioè di una “disperazione creativa”, come quando nel suo ultimo film due sbandati – non a caso a tali ! – sono gli unici, forse gli ultimi, a voler ascoltare “leopardianamente” la voce della luna.

Goffredo Fofi passa, poi, in rassegna l’intera filmografia del Regista, scorgendo elementi anarchici in ciascuna delle sue opere, soprattutto in quella più autobiografica ed antropologica, “Amarcord”, con un protagonista il cui padre è palesemente anarchico, il quale vive in un contesto politico, sociale e culturale assolutamente mediocre che “servirà da manuale per capire chi eravamo – o chi ancora si continuerà a essere – ai nostri figli e nipoti se ce ne saranno”.

Ma un principio di anarchia viene evidenziato da Fofi anche nei primi film di Fellini, quelli di ispirazione cristiana, che hanno per protagonista l’emarginazione, ovvero “La Strada”, “Le notti di Cabiria” e “Il Bidone”: e ciò