Il velo scuro che in questi tempi di guerra globale avvolge larga parte della comunicazione sul Medio Oriente ha offuscato quella vivacità sensuale e fervida che animava le più segrete fantasie orientaliste sul mondo arabo. Il flusso di notizie di violenza, sopraffazione, abuso e morte che arriva con lenta regolarità ha oscurato l’umanità, la sensualità, l’ironia e la dolcezza nascosta che hanno invece caratterizzato la letteratura del mondo arabo, contribuendo ad alimentare sogni ed immaginari eurocentrici.

Così l’editore Jouvence ha coraggiosamente deciso di colmare una lacuna del panorama editoriale italiano e di tradurre le poesie più belle di Nizar Qabbani. Poeta siriano, Qabbani raccoglie in maniera moderna tutta la capacità letteraria, la ricchezza semantica e la dolcezza narrativa che si tramanda, sempre struggente, nei paesi arabi attraverso poeti e cantastorie che hanno da sempre animato le serate, i pomeriggi, i ritrovi. Tracce della forza che unisce le persone sin dai tempi più antichi ci giungono attraverso la letteratura epica.

Qabbani, che ha scelto personalmente le poesie pubblicate nell’incisiva raccolta italiana, ci presenta quei sentimenti di volta in volta struggenti, forti, disperati, passionali, tormentati, assoluti che caratterizzano la sua opera, così come quella di altri poeti della regione come Hafez, Sa’adi, o Nezami.

Leggiamo un passaggio di Poesia Selvaggia:

Amami senza preoccupazioni
e perditi nelle linee della mia mano.
Amami per una settimana, per qualche giorno
o solo per qualche ora…
non mi interessa l’eternità.
Io sono come ottobre…
il mese del vento, della pioggia, del freddo.
Io sono ottobre..allora, abbattiti
come fulmine sul mio corpo.
Amami con tutta la brutalità dei tartari,
con il bruciante calore della giungla
e la ferocia della pioggia.
Non lasciare nulla, polverizza tutto,
non farti mai domare!
Tutte le leggi della civiltà sono cadute sulle tue labbra…
Amami come un terremoto,
come una morte inattesa,
e lascia che i tuoi seni intrisi di fuochi e fulmini
mi aggrediscano come un lupo feroce e affamato…
lascia che mi azzannino e mi percuotano
come la pioggia sferza la riva delle isole.
Sono un uomo senza destino,
sii tu, allora, il mio destino,
e mantienimi sul tuo seno come un’incisione sulla pietra…

(da Poesia Selvaggia, in Le miei poesie più belle, 2016, p.61).

Si spera anche che la letteratura possa avvicinare le persone e disfare i miti d’oggi che vogliono il mondo arabo solo pieno di violenza, di odio e morte. La Siria ed i suoi abitanti, come altri paesi sovrani del Medio Oriente, hanno diritto ad essere rappresentati anche da parole d’amore.

 

Melissa Pignatelli

Link al libro: Nizar Qabbani, Le mie poesie più belle. Traduzione dall’arabo a cura di Nabil Salameh e Silvia Moresi. Postfazione di Paola Caridi, Jouvence edizioni, Milano, 2016.

Immagine: “Habibi” significa amore, tesoro in arabo.