Ci sono passato davanti stamattina. La coda era lunghissima a faceva davvero impressione. Tuttavia, ciò che fa ancora più impressione, è che tale coda costeggia il nuovo scintillante edificio dell’Università Bocconi, tempio dell’economia, dove si formano manager, economisti, ormai a pieno titolo parte di ranking internazionali con i suoi master e corsi di laurea.

È una dissonanza stridente, che dalla prospettiva di un antropologo culturale diventa qualcosa di più di una semplice stonatura urbana, per così dire, dovuta alla casuale vicinanza di una importante università privata e di un’altrettanta importante istituzione assistenziale. Diventa indice di un cortocircuito, una di quelle storture strutturali delle nostre società globali contemporanee.

Esercitando il pensiero critico, cuore dello stile intellettuale dell’antropologia, ci sarebbe da chiedersi se, visti i risultati di cui quell’immagine è simbolo eclatante, non ci sia qualcosa di profondamente sbagliato non certo nelle discipline economiche in se stesse, ma nelle prospettive privilegiate da chi quelle discipline insegna, alimenta, propone come strumento per il profitto o soluzione ai problemi sociali.

Insomma, quell’immagine ci dice che qualcosa – più di qualcosa – non funziona. Va ripensata, rimodellata la nostra idea di società: forse iniziando a pensare, criticamente appunto, che una società dominata dall’ossessione della crescita economica e del profitto scava disuguaglianze abissali, che a un certo punto non saranno più colmabili.

La società è fatta per tutti, oppure solo per qualcuno? È questo il punto, non certo una novità, ma sul quale, prima che sia davvero troppo tardi, occorrerà, riflettere bene e molto, molto criticamente.

Vincenzo Matera

Foto: L’Università Bocconi e la lunga coda per arrivare allo sportello di “Pane Quotidiano” Onlus, Milano, Ansa, 21.3.21