Nella sua autobiografia Il silenzio è stato il mio primo compagno di giochi”, Roberto Wirth, oggi direttore generale e proprietario dell’Hotel Hassler di Roma, non si legge solo la storia di una battaglia per raggiungere il successo lavorativo di un sordo profondo dalla nascita. In questo libro emotivamente coinvolgente, si legge la storia di una reazione personale ad un imprevisto della vita e l’impegno che è necessario per trasformare i problemi in opportunità.

La severità, nella generazione dell’Italia del dopoguerra, era applicata senza molta parsimonia: si pensava fosse necessaria per l’educazione dei figli e vincente sopra ogni metodo per tirarli su. Inoltre i bambini, specie in certi ambiti della cosiddetta buona società, erano spesso curati da balie, bambinaie e signorine; non dovevano intralciare gli impegni sociali dei genitori e non si prestavano eccessive attenzioni ai loro bisogni affettivi.

I bambini, come scrive Roberto Wirth nel suo libro, “erano pacchi che si potevano spostare”.

Nella rigida famiglia di albergatori svizzeri trapiantati a Roma nella quale nasce Wirth, le particolari necessità pratiche, emotive, affettive di un bambino “diversamente abile” per affrontare il quotidiano e le necessarie terapie di sostegno, erano recepite poco. Per una mamma esuberante, evidentemente parte di un jet-set internazionale e per un padre militarmente severo, dedito al lavoro dell’ospitalità, l’aver avuto un bambino non dotato delle normali capacità uditive era probabilmente vissuto come un intralcio, se non addirittura come una colpa sociale.

Fu dunque il nonno materno, racconta Wirth, ad accorgersi che il bambino percepiva i suoni in maniera particolare e che s’impuntò per farlo visitare. Dopo i consigli degli amici dei genitori per le visite presso i migliori specialisti americani, romani, milanesi, e poi malgrado il fatto che i medici statunitensi avessero detto alla madre che la distanza affettiva poteva non compensare l’abilità delle tecniche per recuperare l’udito, la famiglia decise di mandare il bambino a vivere a Milano con una bambinaia, la signorina Win, per poter accedere alla “scuola Tarra”, un istituto d’avanguardia fondato e diretto dal 1919 dalla professoressa Rosa Marelli Vergani, specializzato nell’insegnamento di materie scolastiche e pratiche manuali per bambini otologopatici.

In otto anni di vita milanese il piccolo Roberto ricevette la visita dei genitori una sola volta. Per poche ore. Perché per una sorta di amara ironia, i primi veri sordi che Roberto Wirth incontra nella vita sembrano  essere proprio i suoi genitori e familiari, non in grado di sentire le sue richieste d’affetto e di calore umano, non in grado di accoglierlo così com’è. La narrazione biografica procede con le vicende di una vita nella quale sono le resistenza del padre e della madre a prevalere, quasi fossero le più nitide, le più scioccanti.

Gli ostacoli che supera il giovane nelle scuole, all’università negli Stati Uniti, addirittura alla prestigiosa  Cornell University, sul lavoro, alle Hawaii, al ritorno a Roma, per la direzione dell’Hassler, con i figli, diventano vittorie che sembrano snocciolarsi come singhiozzi in bianco e nero nel racconto di una vita dove la richiesta di riconoscimento, di apprezzamento del bambino, non risulta mai pervenuta – almeno da parte dei genitori. Le sfide del bambino rimangono come pietre miliari contro le quali la persona ha reagito per tutta la vita, per ricostruirsi a partire da sé, dalle proprie capacità e competenze, con la forza dell’animo del resiliente: per questo codesta biografia insegna come reagire agli accadimenti della vita, come accettare le traversie, e come andare avanti con loro, una lettura che diventa utile oggi, epoca pandemica che ha sconvolto la vita di molti.

Con una resilienza che sembra essere la vera leader della sua vita, Roberto Wirth, un uomo la cui forza umana emana dalla sola presenza, ha fondato e presiede il Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi (CABSS), nel quale offre uno speciale programma di assistenza proprio ai genitori. 

Forse per non dover più sentire madri che, come la sua, si sono scusate dei propri limiti. E padri che, come il suo, non hanno mai visto le potenzialità del figlio. E forse per continuare a propagare la forza di credere nelle proprie capacità, esempio fondamentale per ognuno di noi.

 

Melissa Pignatelli 

Qui  il link a Roberto Wirth, con Corrado Ruggeri, Il silenzio è stato il mio primo compagno di giochi, Newton Compton Editori, Roma, 2015. I diritti d’autore del libro saranno devoluti a CABSS, l’associazione per bambini sordi e sordociechi di cui Roberto Wirth è fondatore e presidente.

Qui il link a CABSS ONLUS – Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi con la nuova APP con storie bilingue. Qui scopri il canale Video Lis Tube – Lingua Italiana dei Segni.