Nel pensiero comune, competizione e cooperazione sono generalmente intese come opzioni alternative e, per certi versi, antitetiche ed inconciliabili. La posizione è probabilmente figlia del lungo dibattito ideologico, consumato negli ultimi due secoli, da cui sono emerse contrapposizioni culturali irrisolte di più ampia portata, fra pensiero conservatore e pensiero progressista, capitalismo e socialismo, egoismo e altruismo. Una tendenza tipica del mondo occidentale, quella di considerare ogni dualismo come fonte di conflitto, evitando di cogliere qualsiasi elemento nel fronte opposto.

La cultura dominante in cui oggi siamo immersi ha evidentemente scelto di posizionarsi su un modello sociale spiccatamente individualista ed iper-competitivo, al punto di dimenticare il significato originario del termine competere: in pochi probabilmente conoscono l’etimo cŭm petĕre, ovvero andare insieme, convergere verso un unico punto. Sistemi economici, modelli educativi, relazioni sociali: ogni aspetto dell’agire comune è oggi pervaso da una competizione sfrenata, spesso oltre le regole, una sorta di “lotta per la sopravvivenza” che sa di antico ma anche di tremendamente attuale.

Il vero senso della cooperazione, invece, è stato via via posto ai margini del dibattito culturale e dei comportamenti prevalenti, soppiantati