“Le donne che convivono con partner abusivi e violenti vengono progressivamente spogliate delle loro idee, delle loro memorie, dei loro valori, delle loro emozioni. In molti casi gli uomini isolano le donne da forme alternative di realtà, controllando, monitorando ed eventualmente bloccando amici, parenti, colleghi e familiari con cui hanno contatti. Il modo in cui gli uomini parlano delle donne nasconde gli abusi, giustifica la violenza e legittima le loro posizioni di potere: questa è la retorica maschile“: quest’incipit non è un’analisi del comportamento maschile in Afghanistan ma l’abstract in inglese di una pubblicazione di ricerca del 1995 di tre ricercatori neozelandesi Adams, Towns e Gawey su Discourse and Society, una prestigiosa rivista occidentale di scienze sociali.

Questi ricercatori spiegano come ambiguità, assiomi, metafore, sineddoche e metonimie sono usate in maniera alternata per generare discorsi nei quali si costruisce il dominio maschile. Codesta retorica legittima  la detenzione e l’uso del potere, ed infine sedimentandosi ulteriormente si traduce in un corpus di risorse da riutilizzare per legittimare e camuffare la  violenza sulle donne. Questa forma lenta e inesorabile di costruzione della legittimità del potere si annida dunque nel linguaggio quotidiano, nella ripetizione, nella reiterazione, nel controllo, nella circolarità, nella chiusura, nella limitazione delle cose accettabili da dire e da agire finendo per plasmare la realtà grazie alle capacità retoriche.

Quella che Jane Austen chiamava la persuasione, ovvero l’uso strategico delle parole per ottenere ciò che si vuole, è a livello tecnico un discorso ovvero un insieme di frasi che delimitano l’ambito del possibile. La fuoriuscita dal perimetro tracciato dal discorso è reintegrata con la forza. In parole povere, quello che questi ricercatori ci suggeriscono con le loro conclusioni è che la teoria (anche creata) legittima la pratica e che la teoria si costruisce nel discorso che precede l’azione.

Se dunque quello che vediamo nelle immagini dell’attualità internazionale è l’esito di discorsi precedenti non possiamo non immaginare il ruolo di tutti gli attori coinvolti nel dramma rappresentatoci quotidianamente.

Se applichiamo questa lente di visione alle azioni riprese in Afghanistan, leggiamo analisi storiche e politiche dei discorsi che si sono tenuti prima dell’abbandono dell’Afghanistan, sentiamo parlare di accordi di Doha – discorsi nei quali le donne e/o loro interessi paiono completamente assenti anche dal lato occidentale – non possiamo non pensare alla complicità tutta maschile nel creare condizioni di possibilità nel mondo per perpetrare il dominio maschile attraverso la retorica.

Ma non stupiamoci troppo… è la vecchia elite dei Boy’s club che colpisce ancora, questa volta anche attraverso i complessi equilibri della politica internazionale.

Melissa Pignatelli

P. Adams, A. Towns, N. Gawey, Dominance and entitlement: the rethoric men use to discuss their violence against women, Discourse & Society,  Vol. 6(3), 1995

Immagine esposta alla mostra in chiusura a Londra, Epic Iran. Victoria and Albert Museum. Dettaglio di Miss Hybrid n. 3 Shirin Aliabadi, 2008 – © Estate of Shirin Aliabadi. Collection The Farjam Collection