Molto è stato scritto sull’aggressività, ma assai poco sulla non-aggressività, sulla gentilezza. E il poco che è stato detto sull’argomento, tranne alcuni studi di psicologi e di antropologi che hanno lavorato sul campo, era raramente basato su risultati di ricerche. Negli ultimi anni un certo numero di autori hanno riesumato l’ipotesi che gli esseri umani siano universalmente aggressivi, anzi che essi lo siano per istinto. La loro ipotesi ha suscitato una buona dose di interesse e di approvazione sia tra i lettori sia tra alcuni scienziati. Ma ha anche suscitato molte critiche da parte di studiosi del comportamento animale e umano. Nel volume Il buon selvaggio. Educare alla non-aggressività, uscito da poco per Eleuthèra si dimostra, nei diversi casi studiati, che il carattere non-aggressivo è il prodotto culturale di un’educazione affettuosa e non punitiva tesa al controllo dell’ira, della paura, dell’ostilità. E’ quindi un’educazione intenzionalmente indirizzata al comportamento cooperativo e non-aggressivo che produce individui e società coerentemente non-aggressive e cooperative.

Gli «innato-aggressivisti» – come io definisco coloro che ritengono che l’aggressività sia universale e innata, ad esempio Konrad Lorenz, Niko Tinbergen, Robert Ardrey, Desmond Morris, Anthony Storr e altri – danno per scontato che tutte le società umane si conformino all’opinione che essi ne hanno, vale a dire che tutte le società umane siano aggressive. Si dà invece il caso che ciò, semplicemente, sia falso.

Molte società umane non possono essere classificate come aggressive. E vi sono molti individui nelle società aggressive che non sono aggressivi e che anzi sono contrari a qualunque forma di comportamento aggressivo. Molte società che sembrano aggressive sono, in realtà, composte da individui che per lo più non sono abitualmente aggressivi. La maggior parte della gente nelle società «civili» viene coinvolta nelle guerre non perché si senta aggressiva nei confronti di quello che viene socialmente definito come il «nemico», ma perché i suoi leader – che a loro volta raramente son