Benché anche Ginzburg nel suo saggio citasse la serendipità, le connessioni tra le capacità abduttive e il trovare ciò che non si va cercando restano assai deboli. Lo dimostra il fatto che, sulla scia di Zadig, tutti i campioni del sapere indiziario siano pressoché infallibili, altro che scienza dell’inatteso. Devono risolvere un mistero, applicano il metodo indiziario e colgono nel segno. Nei Delitti della Rue Morgue, capolavoro poliziesco di Edgar Allan Poe, estremizzazione letteraria dell’abduzione che ispirò Arthur Conan Doyle, il detective Auguste Dupin analizza ogni dettaglio, procede per esclusione e riesce persino a leggere nella mente del suo amico, ricostruendo i passaggi del suo ragionamento.

“L’osservazione è una specie di necessità”, sentenzia. Certo, bisogna pensare a ciò che nessuno ha pensato, come lo scienziato dinanzi a un’anomalia, non ritrarsi nemmeno di fronte alle ipotesi più strane (persino che il colpevole sia un orango), ma alla fine comunq