Pensare la realtà proiettandola su una scacchiera è un’abitudine che non appartiene più all’Occidente. Un fatto che molti troveranno sorprendente è che in passato, invece, l’interiorizzazione intellettuale di questo nobile gioco produceva persino dei modelli mentali per interpretare gli eventi presenti e anticipare quelli futuri.

Un esempio lampante ne è il Ludus scacchorum, trattato composto intorno al 1300 da Jacopo da Cessole, frate domenicano. Le classi sociali, le dinamiche di potere, le azioni e le interazioni tra gli individui vengono qui paragonati e sovrapposti ai pezzi degli scacchi e alle diverse mosse da compiere sulla scacchiera. Era un esercizio di corrispondenze, quello tra il gioco e la realtà, tanto banale quanto universale. I padri del pensiero medievale occidentale, infatti, hanno applicato tale modello analitico anche all’amore, precisamente nel Livre des échecs amoureux moralisés. Redatto da un medico-scrittore francese, Évrard de Conty, alla fine del Quattrocento, questo “Libro degli scacchi amorosi moralizzati” è un’opera letteraria che mostra e insegna, attraverso un discorso moralizzato (cioè allegorico ed edificante), le strategie di cui l’amante può avvalersi nella seduzione e nelle relazioni sentimentali.

Nel frattempo, per noi, questa storia è stata delegata al passato, mentre altre nazioni, come ad esempio quella russa, continuano a fare degli scacchi un paradigma d’azione e di esegesi della realtà, un sistema di astrazione e analisi che è stato completamente assimilato.