Usare il cannibalismo come metafora è piaciuto molto alla letteratura in questa parte di mondo, malgrado i tabù. Da culto eucaristico a pratica magica, in Occidente l’immagine cannibalica ha significato spesso qualcos’altro, non solo l’antropofagia.

Uno dei valori simbolici che la letteratura e il cinema hanno attribuito al cannibalismo è la sopraffazione dell’altro che si esplica, in forma di metafora, attraverso la sua riduzione a cibo. Se di metafora si tratta, il cannibalismo non può avere per premessa la fame e per scopo la sazietà, perlomeno non quella fisica presa in senso letterale. La metamorfosi dell’altro in materia commestibile, infatti, traduce una volontà di annichilimento, rappresenta lo sfogo di un bisogno di prevaricazione sessuale e sociale.

La metafora cannibalica che associa l’amore all’odio nutre il leitmotiv medievale del cuore mangiato. Ritroviamo questa immagine in una delle brevi biografie dei trovatori, quelle che si chiamano vidas e che, frutto di un’invenzione essenzialmente metaletteraria, introducono le raccolte dei componimenti poetici medievali in lingua occitana.