Pubblicato il 11 Febbraio 2026
Riabitare la montagna. Nuove prospettive oltre l’homo turisticus
di Luca Ciurleo

Per decenni abbiamo pensato alla città come centro e alla montagna come periferia, oggi assistiamo all’emergere della Metro-montagna: un sistema interdipendente dove le terre alte rivendicano il diritto non solo a esistere, ma a essere città/comunità; nel senso più nobile di civitas. Di questo cambio di paradigma si discuterà giovedì 19 febbraio nell’incontro Metro-Montagna: un approccio nuovo tra antropologia alpina ed urbana.
La scelta di tenere l’incontro presso il superstore Coop di via Botticelli non è logistica, ma squisitamente antropologica. Se Marc Augé definiva i centri commerciali come non-luoghi di transito anonimo, la contemporaneità ci impone una rilettura: questi spazi si stanno evolvendo nelle moderne agorà. Sono luoghi ibridi dove il commercio si intreccia al loisir e alla cultura, diventando, paradossalmente, punti fermi di socialità in un tessuto urbano liquido. Portare il dibattito sulla montagna qui significa riconoscere che la piazza oggi è ovunque si crei relazione.
Riabitare la montagna. Chi sono coloro che oggi scelgono le terre alte? Non si tratta di eremiti, ma di una vera e propria ondata di nuovi montanari, più o meno residenti stabili, che, secondo il recente rapporto sulla montagna di UNCEM, sono ormai ben 100.000. Il sociologo Andrea Membretti (autore del report La montagna, un passo davanti all’altro evidenzia come questi soggetti cerchino una nuova dimensione produttiva e sociale, spesso spinti anche dalla ricerca di condizioni climatiche migliori rispetto alle estati torride delle città. È un riabitare consapevole, dove le competenze adattive al climate change (promosse da reti come EuCliPa) diventano strumenti essenziali di cittadinanza.
Incroci di destini. La montagna si riappropria del suo essere un naturale snodo tra popoli. Un tempo i versanti della montagna dividevano popolazioni con uguali problemi ed esigenze, oggi ai nuovi residenti che salgono dalle città (migrazioni interne) si affiancano i migranti internazionali e coloro che cercano un ritorno al paese d’origine. Emblematico è il caso di Oulx in Val di Susa, snodo di frontiera dove le rotte migratorie si intrecciano con le storie locali. In questo contesto emerge con forza il Turismo delle radici (o Roots Tourism), un fenomeno sostenuto anche dalla Farnesina che vede i discendenti degli emigrati italiani tornare per riscoprire i luoghi degli avi, rivitalizzando borghi che rischiavano l’abbandono. Non sono semplici turisti, ma abitanti temporanei che ricuciono strappi demografici e culturali.
Disparità di genere. Accanto alle trasformazioni demografiche ed economiche, si affronteranno anche le disuguaglianze di genere che attraversano l’abitare metromontano, mostrando come mobilità e accesso ai servizi incidano concretamente sulla vita quotidiana in montagna.
Oltre l’Homo Turisticus. Il turismo, tuttavia, va maneggiato con cura. Non deve essere l’unica ancora di salvezza, pena la trasformazione della montagna in un parco a tema. Come ammonisce Duccio Canestrini su MicroMega, bisogna evitare la trappola dell’Homo Turisticus: la montagna ha bisogno di economie integrative che uniscano accoglienza, agricoltura e servizi, non di monoculture dello svago che consumano il territorio senza nutrirlo.
Scardinare il modello Alpha Town. Per garantire un futuro economico solido, è necessario scardinare il modello che vede la ricchezza concentrarsi esclusivamente nelle grandi metropoli globali. Come sottolinea l’economista Giulio Buciuni, l’accentramento crea disuguaglianze insostenibili. La sfida per la Metro-montagna è costruire periferie competitive: territori secondari che non si limitano a sopravvivere di luce riflessa, ma diventano hub di sviluppo sostenibile capaci di competere globalmente grazie a specificità locali, innovazione e qualità della vita.
Scenari futuri: l’esercizio del Foresight. Come immaginiamo dunque le Alpi del 2040? Per non subire il futuro occorre progettarlo attraverso gli strumenti dei Futures Studies. Esperti come Alberto Robiati (Forwardto) ci invitano a esercitare l’immaginazione performativa: prefigurare scenari desiderabili dove la tecnologia e la tradizione non sono nemiche. Un lavoro che richiede mediatori, come i community manager delle Terre Alte (come ben definito nel progetto europeo Hicoma), capaci di traghettare le comunità verso domani possibili.
Il centro non è più la città. Forse il vero centro si è spostato lì dove un tempo vedevamo solo margine. Di questo rovesciamento di prospettiva tirerà le fila, a conclusione dell’incontro, Massimo Centini, antropologo specializzato nella valorizzazione delle tradizioni.
Luca Ciurleo, Samuel Piana, Caterina Agus
Immagine: Gianluca Ripepi, Paesaggio Mentale. Serie Cromie, 2025, per gentile concessione di Luca Ciurleo
Titolo: Metro-montagna: l’antropologia del ritorno. Quando il margine diventa centro
Tra climate change, migrazioni e future foresight: appuntamento il 19 febbraio per
ripensare l’abitare, LINK ALLE INFO EVENTO QUI.
Quando: Giovedì 19 febbraio, ore 17.15-18.45
Dove Sala soci del Superstore Coop Torino Botticelli, via Sandro Botticelli 32, Torino
WORLD ANTHROPOLOGY DAY 2026_PROGRAMMA GENERALE ANTHRODAY_LINK QUI
Il World Anthropology Day è un’iniziativa promossa dall’American Anthropological Association e lanciata a Milano (dal 2019), a Torino (dal 2023) e a Roma (dal 2026), dal corso di Laurea Magistrale in Antropologia Culturale e Sociale (ex Scienze Antropologiche ed Etnologiche), dal Dottorato in Antropologia Culturale e Sociale, dal Dottorato Patrimonio Immateriale nell’Innovazione Socio-Culturale e dal Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. La rassegna è organizzata in collaborazione con SIAA (Società Italiana di Antropologia Applicata), con il dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni dell’Università di Milano Statale, con il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università IULM, con i dipartimenti di Culture, Politica e Società e di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino e con il dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo dell’Università di Roma Sapienza. Dal 2024 Radio Popolare è media partner; World anthropology Day si avvale anche del contributo organizzativo di Presso e della partnership con LaRivistaCulturale.com.
Rivista di Antropologia Culturale, Etnografia e Sociologia dal 2011 – Appunti critici & costruttivi