Il modello dell’eccellenza, accolto fin dall’antichità, valorizzava i migliori. La parola élite viene dal latino eligere, “scegliere”, e raccomanda appunto la scelta dei migliori, gli “eletti”. Neanche in passato gli eletti erano sempre i migliori, e il primato non necessariamente coincideva con l’eccellenza.

Ma oggi non è questa discordanza a essere messa in discussione, perché il rifiuto non riguarda solo l’autorità indegna: riguarda ogni autorità. Stabilire cosa sia esattamente accaduto non è facile, perché la questione cambia aspetto a seconda che venga osservata dal punto di vista della gente o da quello delle élite. Per la gente il rapporto tra popolo ed élite è saltato perché le classi dirigenti non hanno più saputo mettersi alla guida della società, non hanno interpretato gli interessi generali, non sono state in grado di unire una nazione intorno a obiettivi comuni. Si sono insediate al potere e si sono autoriprodotte, cannibalizzando pezzi di Stato.

Nella prospettiva opposta, è invece l’uomo contemporaneo che, avendo conquistato un’orgogliosa autopercezione, la quale può sfociare nell’egolatria, non si fida più che di sé stesso. Certo è che intorno a chi occupi una posizione eminente, indipendentemente dalla sua autorevolezza, si è venuto addensando un sospetto sempre più diffuso. Anche se strampalata, qualsiasi rivendicazione che vada a contrastare un’asimmetria viene presa sul serio. Invece che come un riferimento prezioso per la sua competenza, l’autorità viene vissuta a priori come un’ingiustizia e un sopruso. Il problema oggi è costituito non dalle cattive élite, ma dalle élite in quanto tali, al punto che, redditiziamente cavalcato dal populismo, il conflitto tra popolo e gruppi dirigenti, almeno dalla Brexit e dall’elezione del presidente Trump in poi, si è venuto imponendo come uno dei tratti più caratteristici della nostra epoca.

Protagoniste di questo rifiuto sono oggi le maggioranze dei “più numerosi”, che hanno alle spalle due secoli di rinforzo dell’io, al punto da credere di poter fare qualsiasi cosa e di avere tutti i diritti, e che oggi possono contare su inediti strumenti di informazione e di conoscenza. Ma se la c