Pubblicato il 20 Novembre 2024

Fantastica, la Quadriennale a Roma nel 2025 _ chi sono curatrici & curatori: idee e percorsi

di Melissa Pignatelli

Fantastica sarà la prossima Quadriennale d’arte contemporanea improntata da Luca Beatrice a Roma, torinese, presidente della Quadriennale, che ha scelto due curatrici e tre curatori per declinare un certo concetto d’italianità nell’arte. La selezione comprenderà artisti che hanno trascorso periodi più o meno lunghi all’estero, o vi vivono stabilmente, e artisti di origine straniera che hanno scelto di vivere e lavorare in Italia, assecondando la trasformazione dell’idea di ‘italianità’ che le nuove generazioni hanno sentito di poter condividere e abitare. Una sezione della Quadriennale s’interrogherà  poi sul rapporto dell’arte italiana con l’estero interrogando lo “sguardo degli altri” sull’Italia, “per capire come ci vedono”, spiega ancora Beatrice.

Beatrice ha selezionato due curatrici Emanuela Mazzonis di Pralafera e Alessandra Troncone, e tre curatori Francesco Stocchi, Francesco Bonami e Luca Massimo Barbero, chiedendo loro di lavorare con artisti viventi, affermatisi dopo il Duemila, dunque “giovani”. La rassegna presenterà così circa 50 nomi e darà la priorità agli artisti alla loro prima Quadriennale, con una particolare attenzione alla presenza femminile. Gli artisti selezionati – che scopriremo più avanti – proverranno inoltre da molte regioni italiane, rappresentando la pluralità di voci artistiche che compongono l’arco della nostra penisola.

I filoni di indagine sviluppati dalle singole sezioni della mostra riguardano i meccanismi dell’autorappresentazione, la scelta dell’esperienza o della forma da cui farci rappresentare; la figura dell’artista, l’importanza che possa affermare e mantenere una propria identità solida; la rivendicazione di autonomia dell’artista, anche nel relazionarsi con la committenza di istituzioni; lo stato delle immagini, mai così pervasive ma forse mai così irrilevanti in sé se non approvate e condivise; il racconto del corpo ─ umano, animale, meccanico – in una incompiutezza che rivela potenzialità e apertura a nuovi ulteriori sviluppi.

 

LE CINQUE SEZIONI ATTRAVERSO LE PAROLE DELLE CURATRICI E DEI CURATORI

 

Il tempo delle immagini. Immagini fuori controllo?

A cura di Emanuela Mazzonis di Pralafera

«La sezione che curo per la 18a Quadriennale d’arte è un focus sull’evoluzione e sul ruolo della fotografia in Italia dal 2000 al 2025. Artisti di generazioni differenti che dimostrano quanto sia versatile il mezzo fotografico e indagano quale sia il valore delle frastornanti immagini che ci assalgono quotidianamente, quali responsabilità rivestono nei nostri confronti e quali implicazioni assumono sulla percezione del mondo. Il lavoro dei fotografi invitati sottolinea come non si parli più di rappresentazione ma piuttosto di rivelazione. Il loro atto è spogliare la fotografia della sua veste descrittiva per riscoprire e rivelare il suo significato più vero, nascosto al nostro sguardo.

La fotografia non è più mera riproduzione del reale, diventa uno stimolo concettuale e visivo per ragionare sullo statuto, lafragilità e la manipolazione dell’immagine e quindi sul suo valore intrinseco, sul tema dell’osservazione quale pretesto per una più ampia riflessione sulla natura del medium fotografico affinché si creino nuove chiavi di lettura e narrative sociali. In un’epoca in cui sembrano avere più rilevanza la condivisione e l’approvazione delle immagini piuttosto che le immagini stesse, sembra necessario ristabilire un rapporto veritiero con la realtà e pertanto con le immagini.

La mostra vuole analizzare ed evidenziare il potere che la fotografia ancora possiede, la cui peculiarità non risiede nel riprodurre i soggetti, o tanto meno nel rendere condivisibile quei soggetti, ma nel poterli trasformare, stimolando il nostro sguardo a reimparare a osservare, a rendere visibile l’invisibile.

Le immagini del nuovo millennio sono sempre meno qualcosa da guardare e sempre più qualcosa da vivere e condividere come gesto ‘social’. La mostra vuole dunque essere una pausa dal flusso incontrollabile delle immagini che ci “attaccano”quotidianamente, una riflessione sul loro contenuto, sul loro rapporto con il mondo circostante e con la nostra percezione del reale.

Immagini fotografiche, post fotografiche, filtrate, algoritmiche, sintetiche, non umane, cameraless: sono immagini fuori controllo o abbiamo ancora la capacità di contenerle, ridurne il consumo, immagazzinarle, farle nostre e reimparare a leggerne l’identità nel silenzio della loro essenza?».

 

Il corpo incompiuto

A cura di Alessandra Troncone

«La mostra propone un focus sul lavoro di artiste e artisti che, mettendo al centro il corpo – umano, animale, meccanico –suggeriscono nuove forme di rappresentazione e di racconto, chiamando in causa storie e relazioni sociali che passano attraverso il corpo stesso, ma anche alludendo a fenomeni di ibridazione che guardano a possibili scenari futuri.
Se da sempre il corpo umano è incline a modificarsi e a “completarsi” nel rapporto con l’altro da sé, negli ultimi decenni tale tendenza è andata sempre più configurandosi in parallelo a evidenti cambiamenti sociali e ambientali. Recenti scoperte in ambito archeologico e paleontologico hanno messo in luce come il concetto stesso di evoluzione non risponda a un principio lineare, mentre l’idea di un corpo fluido e modificabile è ormai oggetto privilegiato delle teorie del postumanesimo e del transumanesimo, che inquadrano il fenomeno a livello filosofico cercando di delineare un’antropologia del futuro. La sezione riunisce artiste e artisti nati tra gli anni Ottanta e Novanta ─ tutti alla loro prima partecipazione alla Ǫuadriennale d’arte ─ che, con diversi linguaggi e mezzi espressivi, lavorano su un’idea di “incompiutezza” del corpo, intesa non come fallimento o mancanza, ma, al contrario, come potenzialità e apertura a nuovi sviluppi possibili, in dialogo con le urgenze più attuali.

Obiettivo di questa proposta non è quello di evidenziare un’eventuale specificità italiana ma, al contrario, rilevare i possibili punti di tangenza con grandi temi dibattuti a livello internazionale. Rientrano dunque nella selezione artisti che hanno trascorso periodi più o meno lunghi all’estero, o vi vivono stabilmente.»

Quadriennale 2025

A cura di Francesco Stocchi

«Una mostra senza titolo, ostentatamente privata della tematica che identifica le esposizioni di gruppo delle ultime due generazioni. In un momento di riflessione generale sulla forma e responsabilità che devono assumere le istituzioni culturali,invitati a riflettere sull’arte italiana del primo quarto di secolo, emerge la priorità di rivedere i paradigmi sviluppatisi negli ultimi decenni con la proposta di una mostra dal carattere tautologico, il cui senso, o obiettivo, è la realizzazione della mostra stessa.

Un progetto che vuole celebrare l’autonomia della figura dell’artista per riflettersi in un’autarchia procedurale. Una mostra che si avvale unicamente di artisti non solamente nella sua offerta semiotica ma anche nella sua più concreta realizzazione. Alcuni degli artisti partecipanti saranno quindi invitati a occuparsi dell’allestimento, altri delle luci, altri ancora della comunicazione eccetera, senza l’ausilio di tecnici specializzati.

In un panorama privo da due generazioni di correnti artistiche, a vantaggio di palcoscenici individuali, e ricco di specializzazioni dell’industria a sostegno della produzione artistica, si presentano due scenari: da un lato, in nome del rinato desiderio di inserire l’arte nel mondo concreto, si acclama la non-specificità invitando artisti a misurarsi in campi fuori dalle loro competenze specifiche (firmare abiti, proporre menù culinari, ideare playlist, suggerire libri o mete per le vacanze); dall’altro, assistiamo a una crescente iper-specializzazione e rigida settorializzazione della produzione di mostre. La lista di ciò che non si può fare in un museo cresce continuamente e spesso l’artista deve rimettersi a decisioni istituzionali non più sindacabili. In questo clima la figura dell’artista si relativizza a vantaggio di professionisti quali grafici, pubblicitari, invitati a esporre alla stregua degli artisti. Presto saremo tutti artisti, quindi nessuno sarà più artista.

Questa mostra desidera celebrare l’autonomia totale dell’artista. Una lettura ampliata e aggiornata del concetto di “bel composto”, espressione che Filippo Baldinucci conia nel 1682 quando parla della capacità dell’artista di fondere pittura, scultura e architettura».

 

La mia immagine è ciò da cui mi faccio rappresentare: l’autoritratto
Il cibo, i gatti, la palestra, me stesso, i viaggi e vari ammennicoli

A cura di Luca Massimo Barbero

«L’autoritratto rimane un tema indelebile nella contemporaneità, coinvolgendo non solo la produzione del sé, ma infrangendo lo specchio: i generi e i ruoli si frantumano e la fluidità dell’io diventa, pure, un riferimento a essere presenti come individualità che dialogano tramite “sé relazionali”. I ruoli si scambiano, si fondono in forme inclusive e fluide: l’artista è curatore e viceversa, ma anche storico, archivista, musicista, permeando ogni fonte e ricavandone, in fondo, autoritratti. La tecnologia, termine ormai desueto, ne ha amplificato distribuzione, valenza e flusso quantitativo.

La mia selezione per la 18a Quadriennale d’arte, per paradosso, non presenta, se non in qualche caso, il tema dell’autoritratto nello specifico, ma affronta l’amplificazione e lo scorrere di quel riferimento, dell’idea pura di “farsi rappresentare” da un’immagine, talvolta nel corpo di un’opera. È una sorta di lite tra il visibile tecnologico, incorporeo, e la nozione, perversamente utilizzata, di originale. L’opera è, quindi, in questa sede e nel suo corpo non tecnologico, come un pasto possibile, visivo, propedeutico a racconti sincopati che vogliono raccontare qualcosa ma, di fatto, rimandano a un’altra, ovvero l’“essere un autore”.

Immagino due momenti, il più possibile distinti, uno più legato all’uso delle parole, quasi didascalico, da cui ci facciamo rappresentare: l’autoritratto, ma anche il cibo, gli animali, la pittura e la scrittura. Addirittura, citando i social-media, il termine più ampio di paesaggio; l’altro, dove non rimane che il corpo dell’opera silenzioso, il meno narrativo, l’interrogarsi del visitatore di fronte a uno spazio dove l’immagine dell’io sprofonda (o rimbalza) nell’opera».

Memoria piena. Una stanza solo per sé

A cura di Francesco Bonami

«La nostra memoria è piena, pienissima quella di un curatore di quasi settant’anni. Partendo da questa constatazione ho voluto immaginare non una mostra ma tante piccole mostre dentro una mostra che, a sua volta, sta dentro una grande manifestazione come la Quadriennale d’arte.
Così, non ho voluto pensare a un tema che unificasse gli artisti da me selezionati, se non quello della propria indipendenza e autonomia, ciascuno “una stanza solo per sé”, appunto.

Al pubblico il piacere e il compito, non l’obbligo, di trovare connessioni, reali o immaginarie fra i diversi artisti, o magari nontrovarne alcuna, confermando l’autonomia o l’insularità di ognuno.
Ho scelto artisti con cui non ho mai lavorato prima, che non avessero mai partecipato alla Quadriennale d’arte e che fossero under 50.»

 

 

Chi sono le curatrici e i curatori della Quadriennale?

Emanuela Mazzonis di Pralafera

Nata a Roma nel 1980, vive e lavora in Lussemburgo.
Emanuela Mazzonis di Pralafera è curatrice indipendente. Laureata in Storia dell’arte presso La Sapienza di Roma, ha conseguito un master in Art Management all’Accademia di Brera di Milano. Dopo una prima esperienza nel mondo delle gallerie d’arte (Francesca Kauffmann, Milano, Gavin Brown Enterprise, New York), dal 2003 al 2011 è stata assistente curatrice della Collezione François Pinault, Venezia.
Tra le mostre curate: Addio anni ’70, Palazzo Reale, Milano, 2012; The Sea Is my Land. Artists from the Mediterranean Sea, Museo MAXXI, Roma, Triennale di Milano, FRAC, Marsiglia 2013-2016; Year after Year – opere su carta dalla UBS Art Collection, GAM, Milano, 2014; Don’t Shoot the Painter – Dipinti dalla UBS Art Collection, GAM, Milano, 2015; Me, Family, Mudam, Lussemburgo, 2020.
Dal 2023 è membro del comitato scientifico di MIA Photo Fair, Milano e curatrice della sezione Reportage beyond Reportage della fiera. Ha pubblicato saggi in diverse pubblicazioni, tra cui Artists Interviews per la Luxembourg Art Week, 2023; Stronger than Memory and Weaker than Dewdrops – Karolina Markiewicz and Pascal Piron, 2021; Me, Family. Portrait of a Young Planet, 2020; Monumenti effimeri. Storia e conservazione delle installazioni, 2009.

 

Alessandra Troncone

Nata a Napoli nel 1984, vive e lavora a Napoli.
Storica dell’arte e curatrice, è docente di Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2015 partecipa al Curatorial Program del de Appel Arts Center di Amsterdam e, nel 2016, è curatrice in residenza nell’ambito del Curatorial Program for Research – Eastern Europe. Nel 2019 ha co-curato la 12 edizione della Biennale di Kaunas in Lituania. Come curatrice, il suo lavoro manifesta un interesse specifico per le nuove produzioni artistiche volte a stabilire connessioni peculiari tra opere d’arte contemporanee, luoghi storici e patrimonio immateriale. Dal 2018 è codirettrice artistica di Underneath the Arches, programma di arte contemporanea presso il sito archeologico dell’Acquedotto augusteo del Serino a Napoli, dove ha curato progetti site specific di Arturo Hernández Alcázar, Hera Büyüktaşçıyan, Adrian Melis e Jumana Manna. Ha curato inoltre mostre presso istituzioni italiane e straniere, tra cui il Museo Madre a Napoli, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma, Fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano, Fondazione Morra a Napoli, Izolyatsia a Kyiv. Nel 2022-2024 è parte del team curatoriale della Fondazione La Quadriennale di Roma sotto la direzione artistica di Gian Maria Tosatti per i progetti “Quaderni d’arte italiana”, “Quotidiana” e “Panorama”, quest’ultimo volto a monitorare la scena artistica italiana attraverso un’attività di studio visit su tutto il territorio nazionale. Autrice di numerosi articoli e saggi su riviste, libri, cataloghi e opere enciclopediche, è corrispondente per “Flash Art”. Dal 2018 è membro dell’IKT – International Association of Curators of Contemporary Art.

 

Francesco Stocchi

Nato a Roma nel 1975, vive e lavora a Roma.
Francesco Stocchi è direttore artistico del MAXXI di Roma dal 2023. Attivo per molti anni ad Amsterdam, è stato dal 2012 al 2023 curatore del Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, curatore del programma espositivo della Fondazione Carriero di Milano, membro del Comité consultatif du Fonds de dotation de la Fondation La Fayette di Parigi e responsabile del programma artistico della Fondazione Memmo di Roma. Direttore de “Il Foglio Arte”, inserto d’arte del quotidiano, ha coltivato una collaborazione decennale con la rivista “Artforum” e nel 2010 ha fondato il magazine “AGMA”. Nel 2022 è stato curatore del Padiglione Svizzera alla 59. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, The Concert di Latifa Echakhch, e nel 2021 ha cocurato la 34′ Edizione della Biennale di San Paolo, Faz escuro mas eu canto. Tra le mostre curate, si ricordano: Giuseppe Penone. Gesti universali, Galleria Borghese, Roma; Leandro Elrich. Oltre la soglia, Palazzo Reale, Milano; Steve McQueen. Sunshine State, Museum Boijmans Van Beuningen e IFFR International Film Festival, Rotterdam; Leoncillo – Fontana. La forma della materia, Fondazione Carriero, Milano; Costantin Brancusi, Medardo Rosso, Man Ray. Framing Sculpture, Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam; Sol LeWitt. Between The Lines, curata insieme a Rem Koolhaas, Fondazione Carriero, Milano; Fantasmagoria Callas, Museo Teatrale alla Scala, Milano. È autore di saggi, tra gli altri, su Richard Serra, Medardo Rosso, Gelatin, Arcangelo Sassolino, Pino Pascali e delle monografie Cindy Sherman, pubblicata da Electa, e Francesca Woodman. Scrive e tiene regolarmente conferenze su temi legati all’arte contemporanea e alla cultura visiva.

 

Luca Massimo Barbero

Nato a Torino nel 1963, vive e lavora tra Venezia e Milano.
Luca Massimo Barbero è curatore e critico d’arte europea e americana del Secondo dopoguerra, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini e curatore associato delle collezioni di arte moderna e contemporanea di Intesa Sanpaolo. Per oltre 17 anni ha inoltre ricoperto il ruolo di Associate Curator della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
Ha collaborato con i più importanti artisti del XX secolo, occupandosi di progetti, mostre e pubblicazioni dall’ampio respiro internazionale. Dal 2009 al 2011 ha assunto la direzione del MACRO, il Museo d’Arte Contemporanea di Roma, dove ha collaborato con grandi artisti contemporanei, così come con progetti di giovani artisti.
Ha più volte cooperato con diverse istituzioni museali nazionali e internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, la quale ha recentemente ricevuto in consegna una parte del suo vasto archivio, inaugurando un progetto che porterà alla creazione dell’omonimo fondo.
Dal 2021 è ideatore e curatore di Venice Time Case, progetto itinerante che raccoglie cinquanta giovani artisti contemporanei dell’area veneziana, dando vita ad una nuova cornice editoriale ed espositiva con lo scopo di promuovere l’arte emergente in Italia e all’estero.

 

Francesco Bonami

Nato a Firenze nel 1955, vive a New York.
Dopo il diploma in Scenografia e Storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze alla metà degli anni 80’ si trasferisce a New York, prima come US Editor di Flash Art e poi a Chicago come senior curator del Museo di Arte contemporanea di Chicago. Dal 1995 al 2018 è stato direttore artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, dove ha curato numerose esposizioni sull’arte italiana, tra cui: Campo 6, EXIT. Nuove geografie della creatività italiana; 21 x 21 x 21 artisti per il 21° secolo; Un’espressione geografica. Unità e identità dell’Italia attraverso l’arte contemporanea.
Nel 2003, viene nominato direttore della 50. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. È stato curatore della SITE Santa Fe Biennial nel 1997, di Manifesta 3 a Ljubiana nel 2000 e della 75ma Whitney Biennial of American Art nel 2010. Dal 2013 è Direttore Artistico di ByArtMatters centro d’arte contemporanea in Hangzhou, Cina, disegnato da Renzo Piano. Nel 2010 ha ricevuto la Legion D’Honneur della Repubblica Francese. Tra le mostre curate si ricordano: Unfinished History, Walker Art Center, Minneapolis (1998); Examining Pictures: exhibiting paintings, White Chapel, Londra (1999); Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione, Palazzo Grassi, Venezia (2008), Rudolf Stingel MCA Chicago (2007) Jeff Koons, MCA Chicago 2008, Damien Hirst, Doha Qatar Museum Authority (2013). Maurizio Cattelan UCCA Bejing (2021), Urs Fischer, Fondazione Jumex di Città del Messico, nel 2022. Collabora con “Il Foglio” e “Vanity Fair Italia”. Tra le ultime pubblicazioni, POST. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale (Feltrinelli 2019) e Bello sembra un quadro – Controstoria dell’arte (Feltrinelli 2022), The Spintster’s Poems (Karma Books 2024). Attivo su Instagram @thebonamist.

Ritratti dei curatori

Da sinistra, Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Alessandra Troncone

Di 20 Novembre 2024Arte, Cultura

Condividi l'articolo sui tuoi Social!