Pubblicato il 16 Febbraio 2026

“Les Italiens de Paris”, un gruppo di sette pittori che guarda oltre la materia

di Melissa Pignatelli

Un piccolo gruppo di sette pittori italiani conosciuto come il Groupe des Sept, formato da Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi, militava a Parigi nel periodo tra le Due-Guerre Mondiali rendendosi protagonisti di una corrente particolare. Pur vivendo nella Parigi che era stata la culla dell’Impressionismo, gli Italiens de Paris appartenevano a una generazione che voleva “superare” l’impressione per ritrovare l’essenza e la memoria dell’arte. Gli artisti rifiutarono le sperimentazioni radicali del Futurismo o dell’Astrattismo puro, preferendo un ritorno alla figurazione rinascimentale o classica, introducendo però elementi moderni nelle composizioni.  I fratelli de Chirico, ovvero Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, in particolare portarono nel gruppo l’influenza della Metafisica, creando atmosfere oniriche, silenziose e spesso cariche di mistero.

Il gruppo era formato da sette pittori nati alla fine dell’Ottocento che arrivano fino all’epoca contemporanea tracciando un arco temporale che consente di ripercorrere le maggiori trasformazioni sociali del nostro tempo: tracce che ritroviamo osservando i loro dipinti riuniti dalla Fondazione Biscozzi-Rimbaud (link qui per info) nella mostra Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, a cura di Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis, a Lecce fino al 10 Maggio 2026.

Massimo Campigli (1895-1971), attivo a Parigi dal 1919, sviluppò uno stile tra purismo e arcaismo, ispirato al tardo Cubismo. Dopo la scoperta dell’arte etrusca nel 1928, elaborò un linguaggio personale fatto di figure femminili monumentali e atemporali, dai colori gessosi e dall’aspetto quasi affrescato.

Alberto Savinio, Natura morta con orologio, 1926- 1927, olio su tela, 55 × 46 cm, Collezione Domenico Catanese, Milano – Opera presente alla mostra Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, Fondazione Biscozzi-Rimbaud, Lecce fino al 10.5.26

Giorgio de Chirico (1888-1978), rientrato a Parigi nel 1925, ampliò il suo concetto di classicità attraverso nuovi cicli iconografici, accanto a serie ispirate all’antichità greco-romana e alla tradizione barocca; correnti che reinterpreta per andare “oltre” l’apparenza fisica della materia e dando vita alla corrente Metafisica in pittura. Molto legato al fratello Andrea Francesco Alberto de Chirico meglio conosciuto come Alberto Savinio, i due formano un sodalizio fino agli anni Trenta, quando muore la Baronessa loro madre e le cognate de Chirico litigano per l’eredità dei tappeti, come racconta Philippe Daverio in questa puntata I Dioscuri su Rai Arte. Forse ereditano dal padre, costruttore di ferrovie in Grecia, il gusto per la modernità e il progresso che inizia ad incidere sul quotidiano della società, conducendola verso la surmodernité dei nostri tempi. Rimarrà così tra i due fratelli, il legame attraverso i temi della metafisica delle cose, quella parte intangibile della realtà che li attrae e li affascina.

Filippo de Pisis (1896-1956), stabilitosi a Parigi nel 1925, affinò un linguaggio pittorico libero e immediato, influenzato dall’Impressionismo e dai Fauves, caratterizzato da una pennellata rapida e nervosa, spesso definita come una vera e propria “stenografia pittorica”.

René Paresce (1886-1937), giunto a Parigi nel 1912, passò da un Cubismo eterodosso a uno stile arcaizzante, ispirato alla pittura toscana del Quattrocento, mantenendo una posizione autonoma e cólta.

Alberto Savinio (1891-1952), arrivato nel 1926, trovò a Parigi la piena maturazione artistica, elaborando una pittura vicina al Surrealismo ma radicata nella poetica metafisica, fondata sull’ironia e sulla “spettralità”, con frequenti riferimenti a una classicità straniata. Scelse lo pseudonimo di Alberto Savinio per distinguersi dal fratello Giorgio de Chirico, al quale rimase comunque molto legato tutta la vita.

Gino Severini (1883-1966), presente a Parigi dal 1906, teorizzò un nuovo classicismo di matrice pitagorica, fondato sul numero e sulla proporzione, applicandolo a una pittura equilibrata e monumentale, ispirata alla Commedia dell’Arte e ai mosaici antichi; tra il 1928 e il 1933 espose stabilmente con il gruppo degli Italiens de Paris.

Mario Tozzi (1895-1979), infine, svolse un ruolo di mediazione tra l’Italia e la Francia, sviluppando un “classicismo attivo” fatto di composizioni monumentali e metafisiche, in cui mito e realtà si fondono in spazi sospesi.

Melissa Pignatelli

Immagine di apertura: Filippo de Pisis, Boulevard (Parigi), 1925, olio su tavola, 31,7 × 24,8 cm, collezione privata. Opera presente alla mostra Filippo de Pisis e les Italiens de Paris, Fondazione Biscozzi-Rimbaud, Lecce fino al 10.5.26. Tutte le informazioni sulla mostra a questo link

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