Come può la musica rendere permeabile il confine tra Messico e Stati Uniti? Una domanda complessa a cui i sonideros, artisti e Dj di origine messicana emigrati negli Stati Uniti, hanno tentato di dare una risposta concreta. Per mezzo di una sorta di teletrasporto musicale, come spiega Josh Kun nel suo articolo Allà in the Mix: Mexican Sonideros and the Musical Politics of Migrancy (Allà nel Mix musicale: i sonideros messicani e la politica musicale della migrazione), i sonideros creano con le proprie canzoni un Allà, laggiù in spagnolo, un luogo non definito ma immaginato, una via di mezzo tra un aquì, “qui”, e un allì, “lì”, nel quale possono ritrovarsi le famiglie e i conoscenti messicani separati dal confine. 

I sonideros, letteralmente gli “uomini creatori di suono”, interpretano in chiave moderna le musiche tradizionali messicane (le cumbie) con strumentazioni rudimentali, i sonidos sono impianti musicali variamente assemblati e connessi ad un computer, in esibizioni estemporanee  e spesso improvvisate. Le musiche create vengono poi incise o registrate per essere diffuse oltre i confini tramite  CD e vinili, o sui canali radio. In Messico coloro che sono rimasti e sentono il peso della separazione e della distanza possono ritrovare nella musica una vicinanza con le persone da cui sono divisi. Grazie alla musica si crea dunque una nuova dimensione, una sfera sonora, un allà appunto, dove ritrovarsi.

Le canzoni dei sonideros nascono nella migrazione, dall’attraversamento della frontiera sempre più difficili e pericolose, raccontano della vita oltre confine delle asimmetrie, reali o percepite, a livello economico, politico e/o culturale.  Kun spiega infatti che:

“La musicalità del allà diventa una strategia dei migranti per affrontare le condizioni di emergenza della vita, dove la contraddizione del libero fluire delle idee, della cultura, del commercio coesiste accanto al flusso controllato dei corpi e delle libertà individuali”.

I migranti negli Stati Uniti riescono ad usare la musica per creare un canale di comunicazione, una realtà sonora grazie alla quale possono raccontare le proprie esperienze “a casa”. Raggiungono i propri affetti con una sorta di teletrasporto sonoro che permette allo stesso tempo di prendere coscienza della distanza e di superarla velocemente.

Nell’allà, in questo spazio condiviso grazie all’ascolto si è creato uno spazio di geografia oltre il visibile nel quale le persone rimaste e quelle partite trovano speranza ed elaborano nuovi modi immaginari di stare insieme. Malgrado le frontiere e la politica.

Barbara Palla

Josh Kun,”Allà in the Mix: Mexican Sonideros int eh Musical Politics of Migrancy”, Public Culture, n°3, vol 77, settembre 2015, pp. 533-555.

In fotografia: il confine tra Messico e Stati Uniti nei pressi di Sasabe, nello Stato messicano di Sonora © CNN World