Antropologia, Cultura
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Immaginazione e globalizzazione, ovvero come funziona la modernità

Arjun Appadurai, pensatore chiave nelle scienze sociali, eminente antropologo newyorkese di origine indiana ha spiegato come la globalizzazione sia una realtà contemporanea possibile grazie al ruolo delle reti della comunicazione di massa sulle quale circolano immagini, testi, filmati che permettono a mondi lontani di incidere sul nostro quotidiano attraverso la nostra immaginazione.

Appadurai definisce modernità diffusa la condizione che si è venuta a creare con l’irruzione delle tecnologie di comunicazione di massa nelle varie realtà socioculturali e con l’esplosione dei fenomeni migratori. Centrale è il ruolo dell’immaginazione individuale o collettiva come strumento adottato dagli individui agenti per adattarsi al campo di possibilità di scelta a loro disposizione.

“L’immaginazione ha frantumato la specificità dello spazio espressivo dell’arte, del mito e del rituale, e adesso è divenuta parte del lavoro mentale quotidiano della gente comune in molte società. E’ entrata nella logica della vita ordinaria, dalla quale era stata in buona misura estromessa con successo. Le persone comuni hanno iniziato a far uso della loro immaginazione nella pratica delle loro vite quotidiane. Più gente che mai considera normale immaginare la possibilità, per se stessi e per i propri figli, di vivere e lavorare in posti diversi da quelli in cui sono nati: questa è l’origine dei cresciuti tassi di emigrazione a tutti i livelli della vita sociale, nazionale e globale”, si legge in Modernità in polvere, (2012).

Il ruolo dell’immaginazione è fondamentale perché permette di pensare a situazioni diverse da quelle in cui ognuno si trova, permette di concepire vite in luoghi differenti da quelli nei quali si cresce, permetti di mettere volti e contesti su persone lontane e mai incontrate, permette di fare deduzioni tra ciò che circola nel mondo, permette di diventare emigrare e di continuare a mantenere legami con i posti di partenza, e tutto questo molto grazie ai media: la nostra capacità di immaginare è dunque la facoltà umana che permette alla globalizzazione sia di essere concepita che di realizzarsi.

Però, paradossalmente, le società contemporanee sono permeate da diverse forme di insofferenza, da maggiori solitudini, da maggiori forme di violenze e rabbia, da maggiori ansie ed insicurezze.

Potrebbero essere le ombre diffuse e rampanti di un forte disagio nella globalizzazione?

Melissa Pignatelli

Arjun Appadurai, Modernità in Polvere, Raffaello Cortina editore, 2012 (1a. pubblicazione 2001).

Arjun Appadurai proviene dalla moderna borghesia indiana, migra come studente in Inghilterra e poi come professore negli Stati Uniti, e usa la sua esperienza personale come base e spunto delle sue riflessioni. Oggi è Goddard Professor of Media, Culture, and Communication alla New York University a New York City, NY blog e biografia completa qui.

Fotografia dell’ESA (European Space Agency)Debrits objects in low-Earth orbit (CC BY-SA 3.0 IGO).

Melissa Pignatelli

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