Dal Bargello al Bargino, dall’arte Rinascimentale all’arte contemporanea, dal bassorilievo di ceramica colorata all’alto rilievo in tela siliconata, da Giovanni della Robbia a Stefano Arienti, da New York a Firenze, la famiglia Antinori ha una costanza ed una continuità storica che potrebbero ispirare molte altre attività imprenditoriali a noi coeve. L’esempio del recupero della lunetta Antinori di Giovanni della Robbia per il museo di Brooklyn a New York, ed il successivo lavoro elaborato da Arienti in chiave contemporanea oltre a contribuire alla visibilità della famiglia che opera sulla scena internazionale del vino, è un ottimo esempio di un’attività italiana coerente con il suo passato, proiettata verso il futuro e che da un esempio alle generazioni presenti.

La storia è questa. Il Museo di Brooklyn di New York custodiva nelle sue sue stanze oscure un’opera antica e mal messa eseguita nel 1520 da Giovanni della Robbia. Gli archivisti, riconosciuto lo stemma laterale in quello della famiglia Antinori, segno del commesso per il quale durante il Rinascimento era stato eseguito il lavoro, ovvero Niccolò di Tommaso Antinori amico ed ammiratore di Giovanni della Robbia, decidono di chiamare gli eredi della famiglia, sempre molto operosi anche sulle rive americane dell’oceano atlantico, e di chiedere aiuto per il restauro della lunetta. Una semplice e legittima richiesta che ottiene, nel più normale uso di italico buon senso, un consenso. Certo che si potrà dire che l’uso del restauro sarà strumentale alla comunicazione dell’azienda familiare, ma è anche certo che senza un senso di rispetto per il passato e di responsabilità per il futuro, per la conservazione delle opere d’arte e per l’arte in generale, i soldi per il restauro e per il soggiorno fiorentino della lunetta avrebbero potuto essere spesi in maniere molto più “ludiche”.

La lunetta in ceramica è lunga all’incirca tre metri e mezzo per un metro e settanta ed è spessa più di trenta centimetri, tutta in terracotta invetriata, rappresenta la resurrezione di Cristo e presenta ai lati due tondi con lo stemma della famiglia Antinori rimasto peraltro invariato fino ad oggi: è denominata la Resurrezione di Cristo. Il lavoro dellarobbiano è anche conosciuto con il nome di “lunetta Antinori” proprio per il doppio stemma laterale e per colui che lo commissionò a Giovanni della Robbia, Niccolò di Tommaso Antinori. La lunetta è stata eseguita dal più prolifico dei figli di Andrea della Robbia, Giovanni, nato a Firenze nel 1469, morto nel 1529/30 che lavorava nella bottega di famiglia ubicata in via Guelfa: la sede dell’invenzione di “un’arte nuova, utile e bellissima” come scrisse il Vasari di cui la famiglia della Robbia conservò a lungo il segreto.

“La produzione di Giovanni”, si legge nel saggio di Giancarlo Gentilini nel catalogo, esperto dellarobbiano,”si contraddistingue per un uso frequente e intensivo della policromia ceramica con una tavolozza assai sgargiante –