Cultura, Passione
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Gli insegnamenti della Tempesta e cosa rimane dopo la metamorfosi: la Compassione

Però qualche cosa è accaduto: una trasformazione, operata della mercy: perché si badi bene, Prospero non punisce, perdona. Scopriamo coi principi shakespeariani che le tempeste sono benedette e portano gli uomini a una nuova salute, a una nuova salvezza, a una nuova conoscenza.

Appunto, “the tempests are kind, the seas threaten but are merciful”: le tempeste sono gentili, i mari minacciano, ma sono anche pietosi. E questa è la meraviglia. Da cui nasce la pietà. La meraviglia di Miranda, ciò che è mirabile in Miranda è la compassione.

Compassion is the wonder. Ovvero: la meraviglia è la pietà. Che l’uomo perdoni, che l’uomo cambi, che l’uomo si trasformi, questa è la meraviglia. E questo è il vero tema della Tempesta.

Nella Tempesta la domanda che corre dentro tutto il teatro shakespeariano, quella amletica, quella di Lear, quella di Macbeth, la domanda tragica: “che cos’è un uomo?” muta in: “Com’è che l’uomo si fa umano?” E la risposta è: attraverso la pietà, grazie alla meraviglia. Proprio alla fine del dramma: quando i nemici di un tempo sono del tutto in suo potere, Prospero chiede ad Ariel più o meno: “how are they faring?” Come se la cavano? Siamo alla scena prima dell’ultimo atto. E Ariel risponde che tre di loro – il re di Napoli, il fratello Sebastian e Antonio, fratello di Prospero – sono ancora pazzi, in preda alle allucinazioni. E aggiunge: “Your charms/ So strongly work upon them that if you now beheld,/ Your affections/ Would become tender” ( 5,1, 17). E cioè: i tuoi incantesimi hanno avuto effetto, se li vedessi adesso, proveresti per loro – e cioè per tre uomini odiosi e odiati – tenerezza. E cioè a dire, i tuoi affetti muterebbero.

E’ un passo assolutamente cruciale: qui Ariel insegna al mago, al padrone, al signore, la possibilità della trasformazione. Davvero? dice Prospero. Sì, davvero, risponde Ariel: “fossi umano, fossi un uomo, proverei quell’affetto: la tenerezza. E non l’altro: l’odio. La vendetta.”

Come a dire: la vendetta può essere trascesa dalla compassione – e se la vendetta è trascesa, vince il perdono. E difatti Prospero acconsente, e riconosce che “The rarer action is in virtue”: l’azione più rara, più alta, sublime, che supera tutte le altre, è quella: la compassione. E “the rarest” passion – la passione più rara – potremmo aggiungere noi- è la meraviglia.

Due sono i personaggi che qui incarnano e suscitano e provano la meraviglia: il mostruoso Caliban e Miranda. Wonderful è Miranda, in senso attivo: full of wonder, che sprigiona da lei come una pioggia. Monstrous è Caliban nel senso che incarna, simboleggia, rappresenta una deformità che è in se stessa un prodigio – qualcosa in Natura che va contro natura, qualcosa che supera la natura stessa, e ci mette sulla strada di un avvertimento – come ci indica la radice del verbo monère. Dal lato Miranda, il senso dell’ammirazione sconfina dalla parte della bellezza e genera amore, desiderio: l’anima è presa, colpita, attratta da un oggetto straordinario, mai visto prima, e brucia di desiderio. Come accade quando Ferdinand vede Miranda, e quando Miranda vede Ferdinand.

Dall’altro lato, il raro, unico, straordinario Caliban genera una meraviglia che volge in paura. I due ispirano dunque due diversi e opposti movimenti: si vuole correre via da Caliban, si vuole correre verso Miranda. Nello stesso dramma si fa l’esperienza della repulsione e dell’attrazione. Beauty and the beast, la bella e la bestia. Entrambi wonderful, ma Caliban wonderful in quanto fearful. Wonder and fear, dunque: paura e meraviglia, stupore e terrore.

È proprio qui che volevo arrivare: all’antico vocabolario tragico, che è greco; e a quella parola centrale del vocabolario tragico greco deinòn. È Sofocle ad attribuire all’aggettivo “deinòs” il doppio significato di “wonderful” e “fearful”. 

Ora ciò che è straordinario in questo straordinario dramma che è La Tempesta – è proprio il fatto che ci introduce all’esperienza dell’incontro con il nuovo, anche nel senso del Nuovo Mondo; e per fare questo si rinnova, rinnova una forma, cambia il mood e il mode del suo movimento. Nel modo del racconto, cioè, Shakespeare preme sull’acceleratore della fantasia, chiamando in campo poteri soprannaturali, introducendo toni favolosi, fantatici, magici. E soprattutto, modificando le emozioni implicate, le passioni coinvolte. Phobos e eleos – terrore e pietà le passioni tragiche per eccellenza prendono un’altra piega, e così facendo Shakespeare scopre o inventa a new mode, ma non perché insegua le mode, né per vano amore della sperimentazione – ma perché gli è necessario per poter accogliere nella sua lingua drammatica una nuova esperienza. Una nuova esperienza che necessita di nuovi media, nuovi modi di espressione. Per dire che la meraviglia è la pietà. Che l’uomo perdoni, che l’uomo cambi, che l’uomo si trasformi, questa è la meraviglia.

Nadia Fusini

Il primo episodio è disponibile qui.

Il secondo episodio è disponibile qui.

Il terzo episodio è disponibile qui.

Il quarto episodio è disponibile qui.

Il quinto episodio è disponibile qui.

La lezione della prof. Nadia Fusini si è tenuta nel quadro del convegno “Passioni”, incontro del ciclo Visioni in dialogo, promosso dall’Associazione NEL – Fare arte nel nostro tempo che si è svolto a Lugano in Svizzera, il 17-18 Novembre 2017. Si ringrazia la prof. Nadia Fusini per la gentile concessione del testo.

In fotografia, Amore e Psiche, Antonio Canova, 1793, Museo del Louvre, Parigi.

Nadia Fusini