Apparire, mettersi in mostra per piacere e piacersi, è diventata una priorità che domina ogni aspetto della società, dalla politica all’istruzione attraverso i più sfrenati comportamenti di consumo. L’epoca ipermoderna combina pericolosamente le logiche di una seduzione immediata con le dinamiche del mercato consumistico. Il filosofo francese Gilles Lipovetsky nel suo ultimo saggio, Piacere e colpire, la società della seduzione (Raffaello Cortina Editore, 2019) nel criticare il rapporto eccessivamente stretto che si è sviluppato tra piacere e capitalismo, si sofferma sul potenziale creativo proprio della seduzione. Una seduzione “rivista e corretta” potrebbe in futuro orientare i comportamenti verso scelte diverse, più sostenibili e meno consumistiche.

La seduzione, insieme al desiderio di piacere, è un fenomeno da secoli presente nella maggior parte delle culture e delle civiltà. Dall’alba dei tempi, ogni società si è costituita dotata di specifici rituali di incontro tra uomo e donna, regole di seduzione e norme sociali più o meno condivise che imponevano i modi di apparire e mostrarsi. Ripercorrendo la storia si nota però che mai prima della rivoluzione informatica e digitale la seduzione era stata portata tanto all’estremo. 

La società ipermoderna, quella della televisione ma soprattutto di internet e dei social network, è secondo Lipovetsky si è trasformata in una “società della seduzione”, del piacere e del colpire, dell’apparire per piacere ma soprattutto per piacersi. Un drastico punto di rottura ha completamente ridefinito le ritualità a causa del proliferare di siti internet per incontri, dalle app di messaggistica istantanea, dalle pratiche sempre più semplici di abbellimento personale attraverso programmi informatici e il ricorso, sempre meno stigmatizzato a livello morale, alla chirurgia estetica.

Le logiche della seduzione de-ritualizzata e de-tradizionalizzata si sono progressivamente ma rapidamente estese oltre alla dimensione personale anche agli altri ambiti della società, dalla politica al marketing pubblicitario. L’incontro tra seduzione e capitalismo è stato quello più carico di conseguenze: sfruttando la necessità di apparire, il marketing e l’economia del piacere hanno dato un impulso tutto nuovo al consumismo. Si sono diffusi nuovi bisogni non necessari e consumi accelerati da una sempre più rapida obsolescenza programmata dei prodotti. Tutte tendenze che sono risultate in parte in un inaridimento culturale e una sensazione di essere stati ingannati e manipolati

Tuttavia, l’autore riconosce al “capitalismo del piacere” un potenziale creativo. Le sue dinamiche, nonostante producano effetti negativi, non sono da respingere in toto, piuttosto devono essere “corrette”. La seduzione, grazie alla sua capacità di orientare i comportamenti, dovrebbe essere adattata attraverso particolari meccanismi alla diffusione di comportamenti e interessi molto più sostenibili sia da un punto di vista ecologico che sociale e etico. Lipovetsky riflette infatti sul ridimensionamento dell’attuale consumismo per seduzione senza però cadere nel suo opposto della frugalità estrema.

“Non tutto nel capitalismo edonistico è da mettere alla gogna: la diversità dei modelli di vita, di benessere materiale, l’intrattenimento, i giochi, l’offerta edonistica, nessuno di questi fenomeni è indegno per se stesso. I pericoli ecologici e umani posti dalla società della seduzione sono immensi quanto inquietanti ma non giustificano, comunque, la demonizzazione di cui la fanno oggetto. Il capitalismo seduttivo non va abolito ma arricchito di altre dimensioni: non è tanto la società del godimento che va cambiata quanto i suoi eccessi che distraggono dallo sforzo del pensiero, della creazione delle attività che implicano un senso”.

Nel suo volume dunque Lipovetsky mette in evidenza come le logiche della seduzione siano una parte principale dei problemi della nostra società, ma spostando la prospettiva invita a considerarle anche come parte della soluzione. Una lettura interessante  e da considerare per contribuire a costruire un futuro diverso. 

Barbara Palla

Gilles Lipovetsky, Piacere e colpire, La società della seduzione, Raffaello Cortina Editore, 2019

Immagine: Padiglione dell’ESTONIA, Birth V, 58. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, MayYou Live In Interesting Times, Fotografia di Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia. Birth V. Per il padiglione estone, Lemsalu riunisce fantasmi scultorei e collaboratori eterogenei in un’installazione che genera un mondo improntato alla forza sciamanica, all’assurdità visionaria e al risveglio collettivo. Se nelle opere precedenti l’artista si è misurata con il tema della morte, nella mostra Birth V si concentra più sulla vita (benché comunque, a Venezia, la morte indossi una maschera di carnevale). Kris Lemsalu, sciamana punk, pagana, imbrogliona, femminista e fantascientifica, raduna oggetti collezionati e creati da lei all’interno di sculture totemiche e ambienti allucinatori, animati da performance realizzate dall’artista e dai suoi collaboratori. Per la Biennale Arte 2019, Lemsalu presenta la città di Venezia come una creatura vivente, sempre decadente eppure rianimata con regolarità.