Nel 1932, nel corso di un lungo soggiorno in Russia dove viveva in un modesto alloggio in affitto dalla contessa Tolstoj, Ella Maillart, una delle più grandi viaggiatrici del secolo scorso, decise di di partire per il Caucaso per poi raccontare gli odierni Uzbekistan, Kirghizistan, Turkmenistan, Kazakistan e Tagikistan in Una vagabonda nel Turkestan /EDT. Nel 1997, in un’affascinante intervista alla viaggiatrice, Stefano Malatesta ne Il Cammello Battriano (Neri Pozza), narra di come l’allora novantadueenne elegante e disinvolta signora svizzera trovasse scrivere una grande seccatura, che però le consentiva di vivere come le piaceva – ovvero da nomade, cosa che trovava civilissima. Nel 1935 aveva conosciuto a Londra Peter Fleming, fratello di Ian creatore James Bond, si erano rivisti a Pechino ed erano compagni di viaggio.

“Con Peter siamo stati fortunati – racconta a Malatesta – in quegli anni il Xinjiang era zona proibita agli europei. Ma io conoscevo Teilhard de Chardin, il teologo e scienziato che aveva scoperto i resti dell’ Uomo pechinese. E de Chardin mi presentò a uno svedese che aveva viaggiato con Sven Hedin e che era arrivato nel Taklamakan facendo un lungo giro fino al Tibet, attraverso un passo noto solo a pochissimi. E che non era controllato dalle guardie cinesi. Così partimmo.”

Nel corso del viaggio, che per la Maillart era un modo di essere, vede  Al