Pubblicato il 2 Giugno 2024

“Finestre”

di Shaden Ghazal

Cara Sara,

di tutte le volte in cui ho guardato fuori dal finestrino, questa è l’unica in cui mi sono
sentita, per la prima volta, davvero orgogliosa di un treno preso.
E’ una bellissima giornata, una domenica d’autunno che mi regala dei colori e dei profumi che solo qualche espressionista saprebbe dipingere così.
Mi muovo per le callette veneziane inciampando tra la sciarpa che cade e il mio lungo cappotto nero. Ho due bagagli molto grandi e diversi ponti da attraversare. Ho appena discusso con il marinaio del mio traghetto, preso un caffè al bar della stazione e acquistato l’ultimo numero di un magazine che leggo spesso per tenere la mia finestra sul mondo arabo sempre aperta.
Il treno sta partendo e nonostante io mi sia mossa con largo anticipo, riesco sempre a perdermi in qualche dettaglio che mi costa una veloce, velocissima corsa dell’ultimo minuto verso la mia carrozza.
Mi rimprovero ogni volta tra me e me. Perché continuo a distrarmi? Perché mi sembra sempre di avere una sensibilità così concentrata sull’invisibile? Perché divento costantemente regista di film improvvisati, nati tutti da quei piccoli, discretissimi spunti?
Ma oggi è diverso.
Oggi, il quadro delle partenze della stazione e la scritta “Napoli centrale” apparsa all’improvviso al binario 12 sono stati due dei dettagli più belli da cogliere. Un biglietto di sola andata tra le mani e una frase di Naguib Mahfouz che mi passa davanti: “ Casa non è dove sei nato. Casa è dove cessano tutti i tuoi tentativi di fuga”.
Per una volta è tutto molto semplice: sono nel posto giusto, al momento giusto.
Ora, mentre ti scrivo, penso a dove sto andando e ai cambiamenti che ci saranno.
Cambiamenti.
Obbligatori mai, necessari forse. Sta di fatto che se non spaventassero, si chiamerebbero “spensierate passeggiate in montagna in una domenica di Maggio”.
E invece no, tremi.
Poi ti passa, vero.
Quello che non passa, per fortuna, è ciò che costruisci tra un cambiamento e un altro.
Punti solidi che costituiscono non tanto ricordi, quanto tesori da custodire e fiori da annaffiare. Anche nella distanza. Gli stessi tesori che ti fanno ricordare che sei libera di cercarla ovunque, ma Casa è chi ti ama.
Ho paura, Sara. Ma oggi è diverso, oggi è tutto molto semplice.
Un biglietto, un treno, del coraggio, qualche sogno e il sole.
Lo vedi? E’ tutto molto semplice.

Salamat,
Shaden

Shaden Ghazal

Questo testo è l’incipit di un breve racconto epistolare inedito intitolato Finestre e scritto dall’autrice italo-palestinese Shaden Ghazal. Finestre ha vinto il premio Italo-Arabo per il Miglior Racconto 2024, organizzato a Roma dall’associazione no-profit MedArtandCultures con la motivazione:

Attraverso uno scambio epistolare, scorre il tempo della vita e dell’amicizia. “Finestre” offre uno
sguardo su radici lontane, forse incomprese. Nonostante ciò, l’autrice sembra andare oltre la propria
storia, alla ricerca dell’essenza più profonda di una appartenenza comune.

Per maggiori informazioni sul testo integrale, disponibile per gli editori, scrivere alla nostra redazione info [at] larivistaculturale.com

Immagine: Composizione di artisti che vivono in questo momento a Gaza e sono stati fatti nel corso degli ultimi 7 mesi. Le 12 colonne sulla destra sono dell’artista Maisara Baroud e due sulla sinistra sono di Mohamed Alhaj. I due artisti attualmente vivono in tende. Il titolo del lavoro di Maisara è “Still Alive”, quello di Mohammed “Diary of a displaced person”.

Ringraziamenti speciali al Palestine Museum US per la cortesia dell’immagine.

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