Pubblicato il 27 Febbraio 2026

Mobilità critiche e pratiche di attraversamento nella Città Universitaria “La Sapienza” di Roma

di Mattia Pagano

28 marzo 1935. Studenti nella piazza della nuova Città Universitaria di Roma sono riuniti con le braccia tese, le spalle dritte e i piedi fissi sul marmo. I saluti rivolti a Mussolini che parla dal Rettorato. Tra di loro la Minerva è ancora più immobile: il braccio alzato verso il cielo, il gesto della vittoria imperialista congelato nel bronzo.

La piazza è la stessa, il marmo è lo stesso e la Minerva resta sempre la stessa, non perde l’elmo, lo scudo e non ha mai abbassato il braccio.

Sono le nove del mattino di un giorno qualunque. La piazza della Città Universitaria della Sapienza è già piena. Il sole riflette sul marmo, abbaglia. Gli studenti attraversano in diagonale, tagliano gli spazi, calpestano le aiuole, cercano l’ombra dei portici. Qualcuno rallenta davanti alla Minerva senza mai incrociarne lo sguardo per scaramanzia. Altri accelerano per non arrivare tardi a lezione o ad un esame. Nessuno sembra soffermarsi sull’impianto monumentale che orchestra i movimenti: gli assi prospettici, le facciate severe, le scenografie di un ordine che un tempo celebrava un sanguinoso impero.

Eppure, questo spazio non è neutro. È stato progettato e inaugurato nel pieno del regime fascista come parte di un disegno politico che voleva rappresentare ordine, disciplina e gerarchia.

Oggi migliaia di soggettività lo attraversano ogni giorno senza necessariamente interrogarsi sulla sua origine. È da questa frizione silenziosa e taciuta che nasce “Percorsi di un patrimonio scomodo”, la passeggiata-laboratorio organizzata per gli AnthroDay, il 6 Marzo 2025 a Roma. L’idea non è fare una visita guidata, né ripercorrere semplicemente la storia architettonica del complesso coordinato da Marcello Piacentini.

L’obiettivo è più semplice e allo stesso tempo destabilizzante: camminare insieme per capire cosa succede quando i corpi contemporanei attraversano un’architettura nata per incarnare un’ideologia sanguinosa e autoritaria.

L’Università non è solo uno spazio conservato. È un’eredità materiale che continua ad organizzare i nostri movimenti. Non tutte le eredità sono tranquille. Alcune rimangono aperte, irrisolte. Sharon Macdonald le definisce “difficult heritage”: patrimoni che non stanno semplicemente nel passato, ma persistono nel presente, generando tensione, disagio o talvolta, una familiarità così assorbita da non essere più percepita.

Anche se le sue forme restano immobili, monumentali, progettate per resistere al tempo e sottoposte a restauri e interventi di conservazione, la loro identità non rimane mai immutata. Si trasforma e si risignifica continuamente attraverso le pratiche quotidiane di chi attraversa e abita la Città Universitaria. Per alcuni è solo un campus funzionale. Per altri magari un simbolo ingombrante. Per altri ancora è uno spazio da riappropriare criticamente.

La passeggiata si concentra su ciò che rende questo patrimonio “scomodo”, mettendo in luce come il disagio non sia una qualità astratta del luogo, ma prenda forma attraverso esperienze personali e in modalità differenti di accesso, permanenza o esclusione. Più che come un’eredità fissa, il patrimonio emerge come uno spazio negoziato in cui la memoria non è fissata una volta per tutte ma si declina continuamente attraverso l’incontro tra corpi, storie e luoghi.

In questa prospettiva la mobilità del camminare insieme non coincide semplicemente come ad uno spostamento fisico. È una pratica politica, sensoriale e relazionale. Camminare diventa uno strumento di osservazione e di analisi: rende visibile come i corpi attraversino, evitino, rallentino o talvolta si riapproprino di spazi segnati da un’eredità fascista ancora materialmente presente. Tra percorsi specifici, abitudini quotidiane e traiettorie infinite emergono le tensioni sottili che strutturano in modo spesso inconsapevole il modo in cui questo luogo viene abitato.

Con queste premesse, possiamo osservare nella Sapienza la tensione tra l’immobilità e la mobilità: da un lato l’architettura pallida solida e impotente e dall’altro i corpi degli studenti precari e temporanei, destinati ad abitare questi spazi per pochi anni. La durata del monumento contrasta con la transitorietà delle vite che lo attraversano.

Le stesse possibilità di movimento non sono distribuite in modo uniforme: stare al centro della piazza, attraversarla rapidamente o restarne ai margini non sono gesti neutri, ma pratiche situate. Le scorciatoie, i ritrovi davanti alla Minerva per le proteste, le soste sono pratiche quotidiane che disegnano una geografia politica dell’evitamento o dell’adattamento che raramente viene analizzata. Allora il patrimonio non coincide soltanto come un insieme di edifici da osservare o fotografare, ma con un campo relazionale attraversato da percezioni, memorie, abitudini, sofferenze e talvolta rimozioni.

La passeggiata laboratorio prevede soste e momenti di ascolto situato: brevi esercizi pensati per far emergere vissuti, sensazioni e narrazioni legate ai luoghi attraversati. L’obiettivo non è produrre teoria, ma di costruire un “archivio in movimento”: una raccolta collettiva di esperienze capace di rendere visibile la stratificazione dei significati che abitano questo spazio.

In questo momento storico in cui riemergono retoriche identitarie e strumentalizzazioni del passato, interrogare la convivenza ordinaria con le architetture del fascismo non rappresenta un esercizio accademico astratto ma un’esperienza che invita a leggere criticamente il luogo in cui ci muoviamo quotidianamente. Camminare insieme permette di rallentare e di rendere consapevoli queste modalità implicite. La passeggiata-laboratorio nasce quindi da una convinzione semplice: il modo in cui camminiamo in uno spazio racconta il modo in cui il passato continua ad abitare il nostro presente.

L’AnthroDay offre il contesto ideale per un’esperienza pubblica di questo tipo. La città universitaria non smetterà di essere ciò che è stata, ma può trasformarsi in un laboratorio critico sul rapporto tra memoria, spazio e corpo. Un patrimonio mai completamente pacificato che continua a modellare i movimenti di chi lo attraversa.

Mattia Pagano

Immagine: Vista aerea della Città Universitaria “La Sapienza” di Roma, dal sito ufficiale dell’Università qui

WORLD ANTHROPOLOGY DAY_TUTTE LE ATTIVITA’ A ROMA IL 5, 6, 7 MARZO 2026 QUI

Tipologia: Passeggiata laboratoriale

Quando: Venerdì 6 marzo, ore 11:00 – 13:00

Dove: Piazzale Aldo Moro, 5

Iscrizioni e contatti

– Iscrizione obbligatoria tramite e-mail a mattia.pagano@uniroma1.it

– Per informazioni scrivere a: mattia.pagano@uniroma1.it

Il World Anthropology Day è un’iniziativa promossa dall’American Anthropological Association e lanciata a Milano (dal 2019), a Torino (dal 2023) e a Roma (dal 2026), dal corso di Laurea Magistrale in Antropologia Culturale e Sociale (ex Scienze Antropologiche ed Etnologiche), dal Dottorato in Antropologia Culturale e Sociale, dal Dottorato Patrimonio Immateriale nell’Innovazione Socio-Culturale e dal Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. La rassegna è organizzata in collaborazione con SIAA (Società Italiana di Antropologia Applicata), con il dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni dell’Università di Milano Statale, con il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università IULM, con i dipartimenti di Culture, Politica e Società e di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino e con il dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo dell’Università di Roma Sapienza. Dal 2024 Radio Popolare è media partner; World Anthropology Day si avvale anche del contributo organizzativo di Presso e della partnership con LaRivistaCulturale.com.

Condividi l'articolo sui tuoi Social!

LaRivistaCulturale.com è Media Partner di AnthroDay 2026. Cliccare per maggiori informazioni sugli eventi in programma a Febbraio e Marzo 2026 a Milano, Torino e Roma

SULLA RIVISTA

LaRivistaCulturale.com è uno spazio di mediazione culturale: porta fuori dall’accademia temi e prospettive complesse, rendendole accessibili al pubblico, senza rinunciare al rigore.

I testi sono selezionati con cura dalla direzione, firmati da autori e autrici del mondo universitario e offerti a lettrici e lettori col cuore.

L’arte accompagna i contenuti, trasformando idee complesse in esperienze visive e cognitive.

“Curated, non peer-reviewed”

Ultimi articoli

Seguiteci su Instagram