Pubblicato il 14 Gennaio 2026

Il coraggio di essere timidi nella società dell’apparenza

di Massimo Ammaniti

Come scrive Darwin, la timidezza è legata a una particolare sensibilità nei confronti delle opinioni degli altri, che si tratti di estranei o di persone familiari, ma non sempre si associa alla paura e all’ansia.

Nel mondo odierno, i timidi e i paurosi – gli “appaurati” del dialetto napoletano – non trovano facilmente il proprio posto, anzi incontrano diffidenze e incomprensioni prima di essere accettati dagli altri. Oggi è diventato ancora più difficile per loro dal momento che la società dello spettacolo sembra aver sostituito la tradizione del cogito cartesiano, legato al pensiero e alla riflessione, con l’idolo eccitante dell’apparens, che spinge a ricercare di continuo l’esposizione, la visibilità e la conferma degli altri. La vita quotidiana è all’insegna dell’apparire e del mostrarsi per ottenere riconoscimenti dalla corte dei follower, dal pubblico, anche se ciò a volte comporta la rinuncia alle proprie esigenze personali e intime e alla propria etica. Come ha scritto di recente Tahar Ben Jelloun in un articolo dal titolo “Elogio della timidezza”: “il timido non lo Sto arrivando! ma si infiltra come un tarlo che erode più o meno nascostamente il mondo dello spettacolo, rendendo irrilevante la fatuità delle comunicazioni e dei comportamenti” che si consumano nell’immediato come succede sui social network, dove tutto si dissolve in un attimo senza lasciare traccia.

Il timido, con i suoi comportamenti, sfida il consumo frenetico della temporalità, non segue la moda o l’esigenza di un momento, il suo temperamento lo costringe a vivere ritirato in sé stesso e con poca propensione ad accogliere le novità che la vita gli propone ogni giorno. Continua a percorrere le sue rotte quotidiane con la sua chiglia profonda che lo aiuta a non scarrocciare di fronte ai venti e alle onde che incontra. Le sue intenzioni sono difficili da scalfire, e avvicinarsi agli altri, soprattutto se sconosciuti, gli suscita talvolta una resistenza interiore insuperabile, preferisce stare sulle sue dal momento che teme il loro occhio giudicante. La luce del sole e lo sguardo degli altri lo preoccupano, per cui tende a ripiegarsi su sé stesso, preferendo una penombra in cui riesce a sentirsi maggiormente padrone di sé.

Ma la sua condizione non è pacificata, c’è un paradosso che non riesce a conciliare: vive ritirato perché non ha fiducia nella disponibilità e nella comprensione degli altri e allo stesso tempo anela a essere accettato e riconosciuto.

 

Continua a leggere l’ultimo libro di Massimo Ammaniti, Il coraggio di essere timidi, Raffaello Cortina editore, 2026, link qui

Immagine: Anthony Gormley, Shy V, 2008, cast iron, 179 × 46.5 × 39 cm. Photograph by Stephen White, London

Per saperne di più sugli altri lavori di Gormley in relazione alle posizioni del corpo, vedere qui la sequenza Ataxia di cui questo lavoro in copertina ritrae la timidezza (shyness)

Altri lavori Anthony Gormley curati da Galleria Continua qui

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