Pubblicato il 11 Aprile 2026
Deumanizzazione o negazione dell’umanità. Libano, Iran, Palestina e Siria: tutti nello stesso piatto
di Melissa Pignatelli

Nelle immagini quotidiane che ci accompagno senza sosta sui nostri piccoli schermi, l’abbondanza delle raffigurazioni del dolore e del trauma della guerra, della violenza delle situazioni e delle parole, porta con sé un potenziale anestetico della nostra capacità di empatizzare. Pensare, invece, molti dei paesi coinvolti nei bombardamenti a partire dalle piccole cose quotidiane, come la cucina, la spesa, le ricette, i pasti veloci o quelli con gli amici ci consente di restituire dignità e contemporaneità ai nostri concittadini del mondo massacrati in paesi con il Libano, l’Iran, la Palestina e la Siria.
Ricercare i meccanismi che consentono l’alienazione della natura umana da parte di altri esseri umani è stato spiegato tanti anni fa da Chiara Volpato in La negazione dell’umanità: i percorsi della deumanizzazione pubblicato nella Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia (Vol 3, 2012). Volpato spiega in maniera chiarissima il significato di deumanizzazione e dei vari processi che consentono di metterla in atto partendo da tipi diversi di negazioni:
“LA DEUMANIZZAZIONE È LA NEGAZIONE DELL’UMANITÀ, un processo che introduce un’asimmetria tra chi gode della qualità prototipiche dell’umano e chi ne è considerato carente. È una forma radicale di svalutazione che nel corso della storia ha accompagnato conflitti e stermini. Le figure della deumanizzazione sono molteplici: nei secoli si sono succedute metafore subumane, sovraumane, oggettuali, biologiche e meccaniche, in accordo di volta in volta con il contesto sociale e lo Zeitgeist”.
Uno dei modi di mettere in pratica la deumanizzazione è l’animalizzazione, e ne siamo stati testimoni nelle molte interviste che abbiamo sentito sulla legitimizzazione della guerra su Gaza. Il processo di animalizzazione dell’altro era stato descritto così da Volpato: “La deumanizzazione animalistica nega all’altro le qualità che sanciscono la superiorità umana sugli altri viventi. Gli individui imputati di mancare di tali caratteristiche sono giudicati irrazionali, immaturi, rozzi, incolti, incapaci di autocontrollo e accusati di comportarsi in modo istintivo, in preda a impulsi e appetiti primitivi. L’animalizzazione suscita in chi la subisce sentimenti di degradazione e umiliazione; chi la mette in atto prova invece disgusto e disprezzo, emozioni spesso collegate alla percezione di animalità – morte, escrezioni, sessualità”.
La demonizzazione è l’altra metafora deumanizzante che abbiamo recentemente sentito nel discorso pubblico di alcuni governanti per giustificare attacchi mortali all’Iran e, aveva sempre spiegato così Volpato: “Le metafore sovraumane trasformano l’altro in demone, diavolo, strega, gli attribuiscono poteri magici per accentuarne la pericolosità e legittimarne l’eliminazione. La genesi di tali rappresentazioni è nel concetto di “mostro”, colui che “mostra”, appunto, uno scarto dalle norme “naturali” che regolano i rapporti tra specie animali e genere umano, scarto che può assumere la forma dell’eccesso, del difetto, della malformazione o dell’aggiunta aberrante di membri appartenenti a specie diverse.”
Le altre forme di deumanizzazione comprendono la biologizzazione (persone portatrici di germi pericolosi), la meccanizzazione (persone come semplici organismi meccanici incapaci di provare emozioni), l’oggettivazione (la persona è un oggetto, una merce, divisa in parti utili allo scopo dell’osservatore) con una specifica deriva nell’oggettivazione sessuale riservata alle donne dalla società patriarcale, che le considera solo come strumenti utili alla riproduzione della specie.
I processi che negano l’umanità ad interi gruppi umani per giustificarne l’eliminazione o l’abuso sono messe in pratica ogni giorno nel nostro quotidiano. Averne una chiara consapevolezza per poter agire e pensare umanamente è necessario per ritrovare quell’empatia vitale alla convivenza comune della società civile.
Melissa Pignatelli
Fonte citata: Chiara Volpato, La negazione dell’umanità: i percorsi della deumanizzazione in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia,Vol. 3 (2012), n. 1, pp. 96-109, DOI: 10.4453/rifp.2012.0009




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