Pubblicato il 8 Marzo 2024
Diario di viaggio di una giovane europea
di Giusy Rossi

Questo taccuino (Casa Erasmus. Diario dalle città d’Europa, edizioni I libri di Mompracem-Betti editrice, 2023, ndr) raccoglie aneddoti e testimonianze di una passione che si iscrive lungo la mia stessa biografia. In nessun altro modo può essere raccontata se non in questa forma di narrazione: come appunti di viaggio, traccia personale di una ricerca intorno all’idea di Europa, alle sue identità molteplici; come un progressivo disvelamento delle appartenenze culturali attraverso geografie emozionali e nuovi esercizi di cittadinanza.
Il sogno europeo non è affatto svanito, ma semmai proprio oggi, così nascosto dietro linguaggi tecnici e lontani, è tanto più necessario. Se solo l’Europa riuscisse ad appassionare! Non dico in senso strettamente politico, ma almeno ideale. Se solo ognuno di noi realizzasse quanto di positivo della nostra vita quotidiana deriva proprio dall’Unione Europea!
Ricordo una lunga conversazione con un’amica euro-scettica – «Sì, ma che vuol dire concretamente per te essere cittadino europeo?» – con la sfida a trovare almeno dieci ragioni tangibili e convincenti sulle necessità attuali dell’Europa. Facemmo tardi quella sera. Ricordo ancora in modo nitido le battute e le nostre risate, passando dalla direttiva Bolkestein alla definizione dell’uomo europeo ideale, che riassumeva in sé tutte le virtù del nostro continente… immaginandoci ancora qui, tra dieci anni, con i discorsi di sempre.
Adesso che sono rientrata in Italia da tempo e mi sento quasi un’esule in patria credo invece che tra qualche anno l’Europa sarà profondamente diversa, e ancora migliore: integrata, solidale, terra di diritti e di opportunità, dove ognuno potrà sentirsi e comportarsi come a casa, anche in un paese diverso da quello in cui è nato. Un po’ come i genitori che ti trasmettono il cognome, dirsi Europei sarà il nome di famiglia. E se così non sarà non sarà per niente e perderemo anche le libertà di oggi: finirà così se le dispute di corte e i protagonismi nazionali torneranno a essere più forti dell’interesse per il bene comune.
Ma non è con uno sforzo razionale che voglio aggiungere qui l’ennesimo argomento alle mie tesi sull’Europa; è che mi sono accorta di aver trascurato, quella sera, una ragione molto importante, sovversiva quanto semplice: per difendere la democrazia occorre suscitare la passione per gli ideali. Dimenticate il resto: la retorica, il vantaggio del mercato unico, persino tanti discorsi sulla pace, che suonano così strumentali, talvolta. Il segreto per un’Europa unita oggi risiede nella forza della passione: lasciate solo che la Generazione Erasmus, i trenta-quarantenni di oggi, finiti gli studi, diventi la classe dirigente e abbia un potere decisionale reale!
Le nuove tecnologie arriveranno proprio nel più isolato dei piccoli comuni; le opportunità favoriranno una buona volta le donne e la maternità non sarà considerata una malattia; i diritti di cittadinanza saranno affermati e riconosciuti ovunque… magari anche agli immigrati. Allora sì, qualcosa cambierà. Noi, che l’Europa l’abbiamo sperimentata e toccata da vicino grazie alle borse di studio, ai viaggi, alle lingue straniere, imparate per mantenersi in contatto con gli amici lontani, e non per sopravvivere in tempo di guerra, noi di questo lato dell’Europa siamo entusiasti e questo entusiasmo dobbiamo dimostrarlo, quasi per una forma di riconoscenza.
Tuttavia, proprio perché il valore dell’avvicinamento agli ideali europei sta nell’esperienza personale, posso solo provare a raccontarvi come questa passione sia nata in me, sperando che possiate così scoprire qualcosa di vostro. Come in ogni lettura, o nel viaggio, come in un amore corrisposto.
Giusy Rossi
Immagine: ELVIRA BACH (*1951) Germany UNTITLED Watercolour on paper; 99 x 69 cm Signed and dated (lower left) Purchased via the Galerie Raab (Berlin) in 1983 for the European Parliament Art Collection (link)
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