Pubblicato il 22 Luglio 2026
Quando il cibo non è solo cibo
di Michele Fontefrancesco

Poznan, 22 luglio 2026.
La presentazione
All’interno della cornice della conferenza internazionale EASA 2026, organizzata dall’Associazione europea di antropologia sociale tenuta nella città polacca di Poznàn, durante il meeting biennale del network di antropologia del cibo è stato presentato il libro The Anthrofood 2050 Manifesto curato da Sabine Parrish e da me, accessibile in open access qui. Il volume è l’esito del lavoro di due anni del network e raccoglie il testo del Manifesto, già presentato in queste colonne (link qui), e il contributo di ventisei studiosi internazionali – da Oxford a New York, da Bordeaux a Tallinn – che, coralmente, vogliono contribuire a superare i cliché sulla transizione ecologica e proporre un’idea di alimentazione basata su giustizia, cura e relazione.
Se il Manifesto obbligava a riflettere sugli aspetti umani e culturali del cibo affrontando alcuni dei nodi irrisolti che caratterizzando il sistema alimentare globale, il volume fa un passo in avanti, andando oltre la diagnosi del problema, volendo comunicare al pubblico extra-accademico proponendo uno strumento di quella che i curatori definiscono “alfabetizzazione critica sul cibo” (critical food literacy) da portare nelle scuole, nei media e nella società civile per comprendere i fenomeni che viviamo e dare strumenti per la co-progettazione del domani.
Il volume
Il volume si presenta come un itinerario corale e progressive strutturato per accompagnare il lettore dal piano delle grandi dichiarazioni di principio e della storia della disciplina, fino alle pieghe più intime e quotidiane della vita delle comunità locali in tutto il mondo.
La Parte I costituisce il nucleo programmatico dell’opera. Si apre con un’ampia introduzione dei curatori che ripercorre l’evoluzione epistemologica dell’antropologia del cibo, rivendicandone il ruolo di scienza sociale applicata al bene pubblico e capace di incidere sulle politiche sociali. Segue il Manifesto AnthroFood 2050 vero e proprio, elaborato dalla rete EASA FoodNet.
La Parte II raccoglie ventuno commentari critici affidati a studiosi internazionali, sviluppando un percorso narrativo e analitico articolato in sei sezioni tematiche che mettono alla prova i principi del manifesto attraverso ricerche etnografiche sul campo.
L’itinerario della seconda parte si apre con la Sezione I (Riconcettualizzare il futuro), dedicata ai grandi quadri di rischio globale. Gli autori mettono a confronto la gestione finanziaria delle crisi con le risposte locali, esplorando contesti come la produzione dei salami bergamaschi sottoposta a rigidi protocolli igienici o il collasso ecologico e culturale provocato dalla Xylella nel Salento. Il percorso prosegue nella Sezione II (Cultura e significato), che indaga la fluidità delle identità alimentari. In questi capitoli si analizzano i processi di accettazione dei cibi fermentati e delle alghe in Europa, le negoziazioni dell’autenticità nei piatti mediorientali, la rifondazione della cucina post-sovietica e l’adattamento flessibile delle ricette tradizionali nelle diaspore.
Con la Sezione III (Corpi, salute e pratiche quotidiane), l’attenzione si sposta sull’esperienza corporea e sulle sue implicazioni morali e politiche. I contributi attraversano temi quali la moralizzazione del consumo di zucchero in Scozia, l’allattamento al seno inteso come primo atto nutrizionale e politico, le condizioni sanitarie delle lavoratrici che affumicano il pesce in Indonesia e la critica dello spreco emersa dalle reazioni ai video di online competitive eating.
La dimensione politica si fa ancora più esplicita nella Sezione IV (Potere, disuguaglianze e giustizia alimentare), focalizzata sulle asimmetrie del sistema produttivo. Le ricerche denunciano le condizioni dei braccianti romeni nelle serre austriache, la mercantilizzazione dei mirti tradizionali in India, l’integrazione delle mense halal in Portogallo e la giustizia metabolica praticata dai pastori sardi.
A seguire, la Sezione V (Infrastrutture, interventi e mediazione dei futuri) riflette sulle forme fisiche e simboliche che organizzano l’alimentazione. Il testo prende in esame il contrasto tra la pastorizia urbana a Nairobi e gli orti comunitari a Oxford, le sperimentazioni metodologiche tra arte e antropologia, e le resistenze dei cuochi ugandesi di fronte a tecnologie di cottura ecologiche imposte dall’esterno.
Infine, la Sezione VI (Relazioni multispecie e futuri ecologici) allarga la prospettiva oltre i confini dell’antropocentrismo. Gli studi approfondiscono le tradizioni costiere dell’Africa australe, la visione olistica del cibo in Bhutan, la viticoltura come alleanza tra umani e microbi, e l’eco-antropologia della coesistenza tra le specie, chiudendo il volume con un quadro sistematico sulle trasformazioni dei sistemi alimentari.
Un futuro ancora da scrivere
Il messaggio finale che emerge dalle trecento pagine del volume è un’iniezione di pragmatismo e speranza: il 2050. Come si legge nel manifesto: «Il futuro del cibo non è una realtà da scoprire, ma una dimensione da co-creare: un seme, una storia e una relazione alla volta». In tal senso, l’interesse e il calore con cui la comunità scientifica internazionale a Poznań ha accolto la presentazione del volume dimostrano la ricerca etnografica sia pronta a rivendicare un ruolo di guida nelle sfide globali del nostro tempo. Questo ha rappresentato, però, solo il primo passo di un impegno che chiama alla traduzione pratica dei principi del Manifesto: dall’attivazione di laboratori per la cittadinanza alla collaborazione diretta con i decisori politici, lavoreremo per trasformare il rigore dell’analisi in un’infrastruttura di cambiamento reale. Il cammino verso il 2050 è appena iniziato e l’antropologia dell’alimentazione è pronta a fare la sua parte.
Michele Fontefrancesco
Fotografia di Olivia Magris, I love Bread, 2015 per il libro di Enrica Della Martira, Bruschetta o scarpetta? Mondadori editore, 2015
The AnthroFood 2050 Manifesto: Anthropological Perspectives on the Future of Food, a cura di Michele F. Fontefrancesco e Sabine Parrish è pubblicato da Vicolo del Pavone (2026) ed è disponibile in open access in formato digitale qui.



