Pubblicato il 29 Marzo 2024
Convincere Dio. Note sul pregare
di Franco La Cecla

Al di là
Pregare è una facoltà umana: nasce probabilmente dall’intuizione di poter comunicare con le presenze viventi, umane e non, che sono intorno a noi o sono passate o sono altrove, l’idea che si possa comunicare con l’invisibile costituito dagli esseri che si conoscono, si sono conosciuti o che si sono anche solo immaginati. Forse è dal culto dei morti o dallo stupore di fronte al cosmo che si origina tutto ciò che in Occidente chiamiamo «religioso», la convinzione che questo mondo di viventi sia molto più ampio del visibile e tangibile.
Non conosciamo alcuna società contemporanea a noi, che sia in Oriente o tra i popoli nativi dell’Occidente o tra le culture del Sud e del Grande Nord, che non abbia un tipo di pratica per comunicare con l’invisibile. E se ci proiettiamo nel passato, per millenni non troviamo alcuna civiltà di cui abbiamo resti, tracce, lasciti che non si sia occupata in maniera quotidiana e pervasiva di allargare i propri orizzonti al di là dell’immediato fruibile ed esperibile.
Nell’idea di esperienza di queste società è sempre presente un tipo di «aldilà», che accompagna e sostanzia il qui e ora. La nostra società è l’unica che si nega questa facoltà, frutto di una menomazione essenziale, come se avesse deciso di vivere in un quadro dell’adesso impoverito di tutte le influenze, le azioni, il sussurro, le ispirazioni che vengono da altrove.
Una situazione di solitudine e di ascetismo assurdo, tanto più che la nostra società crede quasi ciecamente in qualcosa di assolutamente invisibile – il futuro –, a cui sacrifica spesso il benessere e il buon vivere presente. Il futuro, qualcosa di intangibile e inafferrabile, su cui proiettiamo noi stessi come se fosse una terra promessa, da cui ci aspettiamo messaggi, compimenti di desideri, che viviamo come molto più reale e convincente dell’oggi. Ma ultimamente «quello che sarà» è diventato opaco e improbabile, una pattumiera del presente, che ha ridotto le promesse a quelle di una sopravvivenza ai disastri causati da noi adesso.
Questo forse spiega perché siamo una società che sta finendo. Credere nell’aldilà o credere nel futuro sono due cose simili (gestite in modo diverso: il primo è un tipo di ascolto, il secondo una proiezione del nostro chiacchiericcio).
In testa al passo alcune betulle si agitano al vento decorate da nastri votivi. L’autista fruga in un sacchetto che ha con sé portato appositamente e getta alcuni copechi tra gli alberi, mormorando una preghiera perché il nostro viaggio prosegua per il meglio. Mi chiedo se questo luogo di passaggio appartenga a uno spirito come in Buriazia, ma l’autista non lo sa. Una croce ortodossa oscilla sopra il cruscotto. Questo luogo non ha un nome che lui ricordi e nessun santo o spiritello a presidiarlo. Sta pregando Dio.
Pregare è l’espressione di un tipo di ricerca e conoscenza che vuole esplorare le pieghe più sottili e recondite della realtà, che si pone interrogativi a cui dà una forma dialogica di inchiesta, che nasce dall’assunto che l’insieme delle manifestazioni dell’esistenza a un carattere plurale, irriducibile all’esperienza di un individuo solo, alle sue emozioni e intuizioni parziali. La nostra società ha rinunciato alla ricerca e ha definito quella incessante, dialogica e corale delle altre culture suggestioni, illusioni di menti primitive, oppio dei popoli o miopia scientifica. Ha così privato la scienza stessa di una buona parte dei suoi orizzonti, proprio oggi che la scienza occidentale è la prima testimone della «inafferrabilità» e «invisibilità» dei processi che vuole studiare.
Ci troviamo in una situazione paradossale in cui, masochisticamente, un Occidente che pensava di essere la civiltà più avanzata ha abdicato all’esplorazione coraggiosa dell’esistenza. Siamo condannati da un presunto realismo a rinunciare alle stesse spinte che vengono dai nostri processi mentali, sensoriali, emozionali. Come se qualcuno ci avesse comandato di fare a meno di tutte le illusioni in nome di una concretezza che oramai non trova più il terreno da cui sarebbe sorta.
Il materialismo ansioso, di cui la rivoluzione industriale e il capitalismo si sono ammantati e che ha sostentato le religioni laiche nate al loro interno, puzza della deriva stanca del secolo xix e oggi appare solo una ridicola ideologia occidentale.
Franco La Cecla




Rivista di Antropologia Culturale, Etnografia e Sociologia dal 2011 – Appunti critici & costruttivi