Pubblicato il 25 Luglio 2026
“Territori del sacrificio”: i costi nascosti dell’estrazione delle materie prime
di Daria Romano

Qual’è il prezzo ambientale e sociale che si cela dietro l’estrazione delle risorse che alimentano l’economia globale? Il caso Ecopetrol, principale compagnia petrolifera colombiana, esploso nel Marzo 2025 grazie ad un’inchiesta della BBC, aveva portato all’attenzione internazionale numerosi episodi di presunto danno ambientale, tra cui contaminazioni di zone umide, corsi d’acqua e aree ad alta biodiversità. Al di là delle responsabilità attribuibili o meno all’attività dell’azienda colombiana, la vicenda ha sollevato interrogativi che travalicano il caso specifico e sono ancora attuali.
Una possibile chiave di lettura è offerta da Estrattivismo (Orthotes, 2025) di Anna Bednik, un saggio che invita a guardare oltre la dimensione strettamente economica dell’estrazione. Nei capitoli iniziali, l’autrice mostra come l’estrattivismo non possa essere ridotto alla semplice attività mineraria o petrolifera e come esso rappresenta, piuttosto, una logica politica ed economica che trasforma territori, ecosistemi e comunità in risorse da valorizzare e sfruttare. Inoltre, l’estrattivismo a cui si riferisce Bednik non si interpella soltanto l’estrazione eccessiva di risorse naturali non rinnovabili — minerali e idrocarburi — ma comprende anche progetti idroelettrici su larga scala, agricoltura industriale, monocolture forestali e pesca intensiva.
Con una sensazionale capacità di ridirezionamento di prospettiva, il testo svela al lettore come, quando si parla di petrolio, rame, litio o carbone, l’attenzione si concentri spesso sul valore delle materie prime e sulla loro importanza strategica e non sugli effetti che la loro estrazione produce sui territori da cui provengono. Il caso Ecopetrol appare particolarmente significativo: le accuse emerse dall’inchiesta della BBC mostrano come dietro il petrolio che alimenta industrie e trasporti esistano territori concreti, attraversati da conflitti ambientali e da rapporti di forza spesso asimmetrici. Mentre, però, le conseguenze dell’estrazione tendono a concentrarsi nelle aree di produzione, i benefici economici vengono distribuiti su scala molto più ampia.
È qui che emerge uno dei concetti-chiave suggeriti dal libro: i “territori del sacrificio”. Alcune regioni vengono trasformate in spazi destinati a sostenere la crescita economica attraverso l’estrazione intensiva delle risorse, accettando livelli di degrado ambientale che difficilmente sarebbero tollerati altrove. Ciò che appare come sviluppo da una prospettiva globale può tradursi, a livello locale, in perdita di biodiversità, inquinamento e vulnerabilità sociale. Insomma, in una chiave perfettamente utilitaristica, in nome di un “bene globale” si accetta tacitamente il sacrificio di intere comunità e territori.
L’attualità dell’analisi di Bednik va però oltre il settore petrolifero. Oggi la transizione energetica viene spesso presentata come la soluzione alla crisi climatica, ma essa richiede enormi quantità di materie prime: litio, rame, cobalto e terre rare sono indispensabili per batterie, veicoli elettrici e infrastrutture energetiche. Il rischio, suggerisce implicitamente l’autrice, è che la logica estrattivista sopravviva anche all’interno di modelli che si definiscono sostenibili. Cambiano le risorse, ma non necessariamente i rapporti tra centri di consumo e territori di estrazione.
Da questo punto di vista, il caso Ecopetrol non rappresenta soltanto una controversia ambientale circoscritta alla Colombia. Esso diventa il sintomo di una questione più ampia che riguarda il modo in cui le società contemporanee costruiscono il proprio benessere materiale. L’inchiesta della BBC rende visibili processi che spesso rimangono nascosti nelle filiere globali: l’origine delle risorse, i costi ecologici della produzione e la distribuzione diseguale delle conseguenze ambientali.
Pur senza offrire soluzioni immediate, Estrattivismo ha il merito di fornire una categoria interpretativa capace di illuminare fenomeni che vengono frequentemente presentati come eventi isolati. La sua forza non risiede soltanto nella denuncia delle conseguenze ambientali dell’estrazione, ma soprattutto nella capacità di mostrare le connessioni tra economia globale, organizzazione del territorio e disuguaglianze ecologiche.
A distanza di anni dalla sua prima pubblicazione in francese nel 2016, il libro conserva una notevole attualità. La vicenda Ecopetrol dimostra infatti quanto sia ancora necessario interrogarsi sui costi nascosti dello sviluppo e sulle geografie del sacrificio che continuano a sostenerlo. In questo senso, il saggio di Bednik non offre soltanto una riflessione sull’estrazione delle risorse, ma una lente critica attraverso cui leggere alcune delle contraddizioni più profonde del presente.
Daria Romano



