Pubblicato il 19 Maggio 2026

“Alla scoperta di Fudduni”: il patrimonio culturale immateriale siciliano come ‘floating signifier’

di Alfio Leotta e Paola Tine

Il nostro progetto mira a riscoprire e promuovere le storie di Pietro Fudduni, il più popolare poeta popolare siciliano del XVII secolo. Sebbene alcune poesie e racconti di Fudduni siano stati trascritti e ripubblicati nel XX secolo, la maggior parte della sua opera sopravvive solo nella tradizione popolare orale e in particolare nella memoria degli anziani di lingua siciliana. Recentemente, studiosi e critici hanno riconosciuto la Sicilia come un soggetto postcoloniale che ha sofferto decenni di centralizzazione e sfruttamento delle risorse da parte sia dello Stato italiano che della criminalità organizzata (Berruto 2018). In seguito all’annessione forzata della Sicilia nella seconda metà del XIX secolo, il Regno d’Italia ha sistematicamente marginalizzato la cultura e la lingua locali, che hanno iniziato a essere associate a un livello inferiore di scolarizzazione, arretratezza e mancanza di opportunità. A differenza di altri contesti postcoloniali, la Sicilia è stata particolarmente lenta nel proteggere e valorizzare il suo patrimonio linguistico e culturale. Di conseguenza, una parte significativa del vasto patrimonio di storie popolari siciliane è ora in pericolo di estinzione. Spinti dal desiderio di riscoprire e preservare questo patrimonio, abbiamo svolto una ricerca etnografica nel capoluogo siciliano, Palermo, per raccogliere e trascrivere le storie di Fudduni.

Chi era Petru Fudduni? Questa domanda ha guidato la nostra ricerca. Abbiamo raccolto una vasta quantità di risorse d’archivio e poi condotto interviste con studiosi locali, giornalisti, poeti, scrittori, sacerdoti, personaggi pubblici e altri (inclusi i nonni e i parenti di Paola) a Palermo. Dopo aver raccolto le voci della gente del posto, abbiamo iniziato ad apprezzare l’elevata eterogeneità dei loro resoconti e anche la presenza di alcuni temi ricorrenti. Già all’inizio della ricerca abbiamo iniziato a chiederci: perché alcuni lo ricordano come un letterato, un genio e un ribelle, mentre altri come una persona di scarsa istruzione e intelligenza? Alcuni studiosi hanno riconosciuto queste contraddizioni e hanno affermato che la figura stessa di Fudduni sia il frutto di numerose teorie e leggende e che sarebbe non solo impossibile, ma anche fuorviante, tentare una ricostruzione accurata del suo profilo (Caruso 1977). Ciononostante, crediamo con Scordato (1991, 103) che questa difficoltà non debba essere considerata una ragione per rinunciare all’impresa. In effetti, comprendere la costruzione popolare e accademica di questo poeta popolare può rivelare importanti spunti di riflessione sulla cultura e la società siciliane. In questo articolo, riuniamo i nostri risultati e li colleghiamo alla letteratura esistente su Fudduni e sulla sua opera. Iniziamo con una panoramica della figura di Fudduni e poi ne discutiamo la memoria. Procediamo quindi a discutere il significato culturale e l’importanza della figura di Fudduni nella Sicilia contemporanea attraverso un’analisi di alcuni commenti chiave dei nostri partecipanti, attraverso il concetto del “floating signifier” (lit. “significante fluttuante”), formulato da Marcel Mauss [1904](1962), Lévi-Strauss [1959](1987) e Stuart Hall (1997).

Una veduta di Palermo. Fotografia di Alfio Leotta ©

Un’identità contestata

Una delle principali scoperte durante la nostra ricerca sul campo a Palermo riguarda il fatto che ci siano numerose contraddizioni riguardo all’identità e la memoria di Fudduni. La maggior parte degli studi esistenti su Fudduni evidenzia il fatto che si tratti di una figura semi-leggendaria avvolta nel mistero. Mentre si sa molto poco della vita di Fudduni, la maggior parte delle fonti concorda sul fatto che sia nato all’inizio del XVII secolo nel quartiere del Capo, un quartiere popolare nel centro storico di Palermo, da una famiglia di “pirriaturi” (tagliatori di pietra o cavatori) (si veda Mongitore 1714; 1742; Palmeri 2011). Il nome Pietro, che evoca “pietra”, potrebbe quindi essere interpretato come un riferimento alla professione e allo status sociale di Fudduni come “pirriaturi”. L’etimologia del suo cognome, tuttavia, è molto più controversa, poiché “Fudduni” può essere interpretato come un ulteriore potenziale riferimento all’attività professionale originaria dei suoi antenati (Fudduni deriverebbe da “fullone”, un termine arcaico per descrivere i filatori di lana) o come un soprannome che riflette il carattere e la personalità di Pietro (secondo quest’ultima interpretazione, Fudduni sarebbe una deformazione di “fuodde” o “folle”, ovvero “matto”). L’unico aspetto della vita di Fudduni che siamo stati in grado di verificare in modo indipendente, consultando l’Archivio Vescovile della Cattedrale di Palermo, è stata la sua morte, avvenuta il 22 marzo 1670. Durante la nostra ricerca sul campo, abbiamo anche cercato di rintracciare la tomba di Fudduni. Alla fine, tuttavia, abbiamo scoperto che la piccola chiesa in cui Fudduni era stato sepolto nel 1670 (Santa Maria dell’Itria) fu bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale e, di conseguenza, tutti i resti sepolti andarono perduti.

La controversia sulla memoria e identità di Fudduni è accompagmnata da una certa incertezza sul tipo di opera da attribuire al poeta. Diversi studiosi (come Pitré 1868; 1871; 1872; 2021; Cocchiara 1925; Di Mino 1947; Mannino 1977; Girgenti 1975; Zinna 2003; Favaró 2016; Giurleo 2020) hanno condotto studi storiografici e antropologici sul posto di Fudduni nella cultura e nel folklore siciliani. La maggior parte delle poesie e dei racconti sopravvissuti nella tradizione orale siciliana caratterizzano Fudduni come un difensore del popolo, delle classi meno abbienti, come una voce contro i soprusi e l’arroganza del clero e dell’aristocrazia. Questo filone dell’opera di Fudduni è spesso caratterizzato da un lessico semplice e talvolta volgare che mette in primo piano l’intelligenza mitica e l’irriverenza dello stesso Fudduni, che è spesso al centro di queste storie. Da questo punto di vista, nel folklore siciliano, la figura di Fudduni è paragonabile a quella di Giufá. Tuttavia, mentre Giufá è famoso per la sua leggendaria stoltezza, Fudduni è anche il simbolo per eccellenza della saggezza popolare e dell’intraprendenza.

Un’intervista con i ricercatori. Fotografia di Josh Smiech ©

L’altro filone dell’opera di Fudduni è caratterizzato da testi scritti che trattano di spiritualità e religiosità, pubblicati nel XVII secolo. La maggior parte di questi testi è ancora conservata nelle biblioteche e negli archivi di Palermo (si veda Fudduni 1629-1686 nella bibliografia), ma non è altrettanto nota ai siciliani contemporanei. Al momento della sua pubblicazione, il testo religioso più famoso di Fudduni, il poema epico dedicato a Santa Rosalia (La Rusulia), scritto nel 1651, svolse un ruolo cruciale nella divulgazione della figura di Santa Rosalia, che fino ad allora non era riconosciuta come una santa importante dalle classi popolari di Palermo. La Rusulia – commissionata dal Senato della città – fa riferimento a numerosi testi di alta cultura, tra cui la mitologia greca e la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso (1581), suggerendo che Fudduni avesse ricevuto un’educazione piuttosto ampia. A sua volta, la commissione de La Rusulia rappresenta una chiara prova del fatto che Fudduni fosse in stretto contatto con l’élite culturale e politica della città e, in una certa misura, ne servisse gli interessi politici.

Gli aspetti ambigui e contraddittori dell’identità di Fudduni si riflettono nei ricordi e nei resoconti ampiamente contrastanti che abbiamo raccolto durante la nostra ricerca sul campo. Mentre alcuni dei nostri intervistati sostengono che Fudduni fosse una persona sola, per altri, Fudduni era un nome usato da due o più poeti. Infatti, la figura di Fudduni è anche paragonabile per molti versi a quella di Omero, poiché le sue storie venivano raccontate oralmente e modificate da un narratore all’altro, ma poi spesso attribuite a un autore mitico (lo stesso Fudduni), mentre in altri casi gli venivano e vengono attribuite storie popolari preesistenti. Secondo altri intervistati, infine, Fudduni non sarebbe esistito affatto. È stato particolarmente interessante notare come le convinzioni sull’identità di Fudduni fossero influenzate dai valori socio-culturali delle persone che abbiamo intervistato. Alla domanda “chi è Fudduni?”, un uomo sulla trentina che lavorava in un cantiere edile ha risposto: “Sono troppo giovane, dovete chiedere a mio padre”, segnalando così la sua comprensione di Fudduni come una figura del passato. Un altro uomo sulla cinquantina ha affermato di avere un vago ricordo di lui e che si trattava di un personaggio storico vissuto nel 1800. Queste “inaccuratezze” temporali nel situare Fudduni nella storia della città non sono casuali, poiché crediamo rivelino il desiderio di collocare la figura in un passato non così lontano e che in qualche modo è ancora accessibile, sia attraverso la memoria degli anziani viventi, sia ricordando eventi storici più recenti. Per altri invece collocarlo nel passato piú remoto é uno stratagemma per allontanarne la presenza, qussi come fosse ingombrante e portatore di imbarazzo riguardo a una cultura locale percepita come arretrata. “Era un personaggio antico!” alcuni hanno commentato in tal senso, sgravandosi di ogni legame con il personaggio.

Dati etnografici

Per Don Cosimo Scordato, sacerdote impegnato socialmente in alcune delle zone più emarginate del centro di Palermo, Fudduni era un individuo che, iniziando come poeta popolare rozzo e irriverente, si trasformò gradualmente, acquisendo una maturità spirituale che gli permise di scrivere poesie sofisticate come quelle del La Rusulia. Nella nostra intervista con Don Scordato, la trasformazione di Fudduni è coerente con lo sviluppo psicologico di un “peccatore” che, attraverso diverse esperienze di vita, si redime gradualmente. Questa concezione di Fudduni, a sua volta, è coerente con le profonde convinzioni religiose di Don Scordato e con il suo desiderio di aiutare la comunità locale. Insieme a Emanuele Amorello, Don Cosimo Scordato è stato responsabile dell’adattamento de La Rusulia in un musical, il Rosalia Festinans, rappresentato nel 2024 nell’ambito delle celebrazioni ufficiali della patrona di Palermo. Secondo Scordato, promuovere l’opera di Fudduni attraverso l’adattamento contemporaneo di Rosalia Festinans consente di riflettere su temi sociali attuali. Scordato ha anche parlato dell’importanza di “ricreare un circuito di comunicazione culturale affinché il poeta torni ad essere popolare e il popolo si senta riscattato”. Ciò è stato possibile soprattutto perché Fudduni era sia un poeta letterario di alto rango sia un poeta popolare che desiderava compiacere “la sua gente” (di bassa estrazione socio-economica):

“Fudduni è un poeta popolare e anche letterario; e con le poesie religiose tocca le corde delle persone. Vuole piacere ai letterati ma non vuole dispiacere la sua gente”.

Concentrandosi sulla personalità individuale di Fudduni come fattore determinante nel plasmare le sue creazioni, Patrizia D’Amico, responsabile delle attività del Museo etnografico Pitré, ha parlato di come la vita di Fudduni abbia influenzato la scrittura de La Rusulia. Secondo D’Amico, fu proprio la vita difficile di Fudduni a renderlo capace di scrivere con tanta profondità. Altri, come Fabrizio Lupo, docente di drammaturgia e scenografia all’Accademia di Belle Arti di Palermo, hanno riflettuto sulla figura di Fudduni come rappresentante della duplice anima della città. Per Lupo:

“Petru Fudduni incarna la doppia natura di Palermo, quella dei lavoratori e quella della cultura antica elitaria, l’anima colta della città esoterica (la città del sole).”

In modo analogo, il poeta siciliano Nino Barone vede Fudduni come un “poeta eroe” capace di “dare voce ai bisogni dei poveri”. Barone ha notato che, in passato, ci sono stati altri poeti che hanno svolto questo ruolo. Ad esempio, Giuseppe Schiera, che durante il fascismo viveva nel quartiere operaio di Tommaso Natale e si considerava “la fabbrica di lu pitittu” (letteralmente, la fabbrica della fame) a causa della sua povertà. Schiera può essere visto come un tipo di poeta impegnato a risolvere problemi sociali che ha continuato a lavorare sulle orme di Fudduni . Da questo punto di vista, quindi, potremmo parlare di molti “Fudduni” (quello originale e i suoi “eredi” spirituali). Barone ha anche sottolineato che “oggi c’è più conoscenza, più accesso alle risorse didattiche, tutti pubblicano sui social media e forse c’è meno bisogno di poeti che parlino a nome del popolo”. Per Caruso (in Mannino, 1977) in Sicilia oggi tutti “sono diventati i Fudduni di se stessi”, in altre parole la gente comune è consapevole dei problemi sociali e in grado di parlare per sé.

Diversamente, alcune delle persone che abbiamo intervistato hanno sottolineato l’importanza di aprire gli occhi delle persone, notando come la figura di Rosalia, così come raffigurata da Fudduni, possa essere un mezzo per sensibilizzare le persone sui problemi sociali attuali. Ad esempio, Ornella Giambalvo, direttrice del centro educativo Parco del Sole, ha svolto diverse riflessioni sul modo in cui la Rosalia di Fudduni possa essere riletta in chiave moderna in termini di emancipazione femminile. Inoltre, abbiamo scoperto che molti ritengono che le iniziative culturali, inclusa la rivisitazione di figure del passato, come quella di Fudduni, e di nuove figure, siano cruciali per preservare la cultura, la lingua e l’identità siciliana. Ad esempio, il professor Giovanni Ruffino, presidente della commissione regionale per la promozione del patrimonio culturale siciliano, ha sottolineato l’importanza delle istituzioni e di nuove figure, come poeti e studiosi, nella promozione di un patrimonio culturale in pericolo di estinzione. Per alcuni partecipanti, come Salvo Piparo, un attore locale che interpreta le storie di Fudduni (preservandone così la memoria), il poeta popolare rappresentava sia una “maschera” (paragonabile a un personaggio della Commedia dell’Arte) sia una potente metafora dei legami familiari. Per Piparo, Fudduni evoca il ricordo del nonno, che gli raccontava le sue storie da bambino; ma allo stesso tempo, per lui come attore, raccontare le storie di Fudduni significa preservare alcune di quelle memorie intergenerazionali per le persone del posto. “Le storie si ri-raccontano per stabilire un senso di appartenza”, ci dice, “per reinventarsi e rimanere”.

Al contrario, per altri intervistati, come Antonio Fiasconaro, ex giornalista de La Sicilia, Fudduni non sarebbe mai esistito, e dovrebbe essere considerato un mero simbolo di saggezza e arguzia popolare. Alcuni degli intervistati hanno sostenuto che Fudduni esistesse, ma che fosse analfabeta, sottolineandone quindi l’aspetto meno colto, secondo cui sarebbe stato incapace di scrivere poesie, e quindi dovrebbe essere ricordato come un “pazzo” e un “buffone”. Attraverso risposte come queste, gli interlocutori sembrano prendere le distanze dalla sua figura, associandola a una cultura popolare siciliana, percepita come meno desiderabile, sia a causa delle umili origini di Fudduni, sia per il suo uso della lingua siciliana rispetto all’italiano.

Tra questi numerosi dilemmi, a conferma dell’esistenza di Fudduni, presso l’Archivio Vescovile della Cattedrale di Palermo, l’archivista Marcello Messina ci ha mostrato il certificato di morte di Fudduni. Messina ci ha detto che Fudduni doveva essere molto ricco per essere sepolto nella cripta. Potremmo chiederci: era davvero ricco e non una “pirriature”? O nonostante i poveri natali, si era arricchito grazie alla sua fama e al sostegno della Curia e del Senato? Tanti interrogativi rimangono, ma ciò che ci interessa di più è che ci sono tante risposte e che il dibattito è ancora vivo, portando alla ribalta alcune questioni chiave del mondo sociale e culturale locale. Da questo punto di vista, ci sembra che Fudduni sia un “significante fluttuante”. In quanto significanti con un significato vago, i “significanti fluttuanti” significano cose diverse per persone diverse, rappresentando molti o persino qualsiasi significato. In antropologia, Lévi-Strauss [1959](1987) postulò che i contenuti simbolici stabiliscono il mondo sociale. Per lui, un significante, in quanto simbolo, sarebbe in grado di plasmare pensieri e comportamenti sociali. Prima di Lévi-Strauss, Marcel Mauss, nel suo studio sulla società polinesiana, aveva definito la nozione di “mana” come significante che si riferisce ad oggetti scambiabili (vedi Mauss [1904] 1962, Lévi-Strauss, [1959] 1987, 52 e Malabou 2024, 307).

Certificato di morte di Fudduni. Fotografia di Alfio Leotta © Per gentile concessione dell’Archivio della Curia Arcivescovile di Palermo.

Teorici culturali come Stuart Hall (1997) hanno ulteriormente utilizzato il concetto di significante fluttuante per spiegare costrutti sociali fluidi come razza, democrazia e libertà. Analogamente, Roland Barthes (1977, 73) ha utilizzato il concetto per riferirsi al fatto che alcuni segni non linguistici sono così aperti all’interpretazione da costituire una “catena fluttuante di significati”, ovvero i concetti o i significati rappresentati dal significante. La democrazia, ad esempio, è un classico esempio di significante fluttuante in quanto viene utilizzato per riferirsi a un’ampia gamma di ideologie e sistemi politici, spesso caratterizzati da interpretazioni contrastanti. Il termine “democrazia” ha un significato fortemente controverso, poiché ciò che una persona considera una società democratica potrebbe non esserlo per un’altra. Allo stesso modo, Fudduni è un significante fluttuante in grado di tenere insieme una “catena fluttuante di significati”, poiché persone diverse attribuiscono significati e interpretazioni radicalmente diversi alla sua figura e alle sue opere. Ricordandolo e adattando la sua opera, la popolazione locale si serve di un significante per affermare significati molto specifici, rappresentativi della stratificazione socioculturale locale, della differenziazione e della disposizione ambivalente degli attori sociali rispetto al loro posizionamento sociale. A differenza di Lévi-Strauss, ci sembra che questi significati precedano per molti versi il significante e, allo stesso tempo, prendano forma e diventino evidenti nel processo stesso attraverso il quale significante e significato si fondono. Come discuteremo nella prossima sezione, ricordando, rifiutando, adattando, riutilizzando, riciclando, elogiando o negando l’opera di Fudduni e la sua stessa esistenza, le persone locali mettono in moto processi cruciali di scambio culturale e di creazione dell’identità.

Fudduni come “significante fluttuante”

La nozione di “significante fluttuante” si allinea al modello di codifica/decodifica della comunicazione formulato da Stuart Hall (1973). Secondo Hall, in ogni contesto culturale, alle persone vengono presentati messaggi che vengono decodificati o interpretati in modi diversi a seconda delle loro esperienze personali, del loro background culturale e della loro situazione economica. A Palermo, la memoria e le storie di Fudduni sono state trasmesse attraverso registri diversi nel corso dei secoli, attraverso una varietà di classi sociali, luoghi e persone, con diverse visioni politiche e culturali. L’identità di Fudduni come significante, quindi, è multiforme attraverso l’attaccamento della sua eredità a una varietà di storie popolari e aneddoti che le persone interpretano in modi diversi. Come significante, quindi, non è “vuoto” e la sua identità e le sue storie offrono molteplici possibili significati. Mentre per alcuni dei nostri partecipanti era un personaggio storico reale, per altri era un simbolo della classe operaia siciliana. Mentre per alcuni Fudduni è un eroe popolare, quasi politico, per altri era un poeta profondamente spirituale. Fudduni è allo stesso tempo una “maschera” della Commedia dell’Arte e un simbolo dell’identità siciliana; rappresenta aspetti diversi e contrastanti della cultura e della società palermitana e, in quanto tale, l’analisi della sua figura può far luce sui diversi modi in cui la gente del posto percepisce la cultura e l’identità siciliana (su queste dicotomie si veda anche Tiné 2025).

Una delle illustrazioni più efficaci dell’idea di Fudduni come significante fluttuante si trova nella prefazione di Pino Caruso al libro Petru Fudduni: I versi di un mito di Giuseppe Mannino, una raccolta di poesie e racconti pubblicata nel 1977. Nella prefazione al volume, Caruso, un importante attore teatrale e televisivo siciliano, racconta un aneddoto che gli era capitato nella Palermo del dopoguerra. Nel racconto, Caruso sta camminando per le strade della città quando nota un folto gruppo di uomini. Mentre Caruso si avvicina, chiede “cosa sta succedendo?” e ​​uno degli astanti risponde: “È Petru Fudduni!”. In realtà, mentre Caruso si fa strada tra la piccola folla, scopre che l’uomo al centro del raduno è Franco Franchi, un attore siciliano che ha iniziato la sua carriera esibendosi in numeri comici per le strade della città. Franchi interpretava personaggi della classe operaia siciliana per un pubblico di classe operaia. Non sorprende quindi che l’anonimo passante menzionato da Caruso nel suo racconto lo abbia etichettato come “Petru Fudduni”, simbolo per eccellenza dell’umorismo e dell’intelligenza della classe operaia siciliana.

L’idea di Fudduni come simbolo astorico, quasi mitico, della “sicilianità” è stata confermata dalla nostra ricerca sul campo, poiché molti dei nostri intervistati hanno faticato a collocare Fudduni in un contesto storico specifico, ritenendo che fosse vissuto nel XIX secolo o addirittura nel periodo postbellico. Un’ulteriore prova dello status di Fudduni come significante fluttuante è stata fornita da un’intervista con Silvana Arnone, curatrice e guida del Museo Etnografico Siciliano Gioacchino Pitré. Come altri partecipanti alla nostra ricerca sul campo, Silvana ha riconosciuto che il nostro progetto ha svolto un ruolo cruciale nel far rivivere i suoi ricordi personali di Fudduni. Nonostante Gioacchino Pitré, il fondatore del museo, avesse condotto ampie ricerche su Fudduni nel XIX secolo, la conoscenza di Silvana di Fudduni si limitava ai ricordi d’infanzia e ai detti raccontati dai nonni. Uno dei detti che Silvana voleva discutere con noi, particolarmente rilevante per la nostra esplorazione del poeta popolare come significante fluttuante, era “mortu n’ Petru si ni fa n’autru” (Petru è morto, lunga vita a Petru! (letteralmente “ne nasce un altro”). Questo detto si riferisce proprio al fatto che, nel tempo, Fudduni divenne un simbolo antiautoritario della classe operaia siciliana, offrendo così ai palermitani l’opportunità di identificarsi con un personaggio mitico ed eterno. Inoltre, è stato particolarmente significativo che la stessa Silvana, la cui attività professionale di curatrice è stata permeata dall’attivismo culturale e politico, abbia deciso di concentrarsi su questa particolare idea di Fudduni come icona politica.

Come autore, nel riunire queste diverse voci, storie e stili letterari, Fudduni incarna le frammentazioni, i contrasti, i paradossi e le stratificazioni locali. Dal punto di vista delle persone che lo ricordano, queste stesse dicotomie e contraddizioni sono evidenti e confermano non solo la duplice natura di Fudduni come autore, ma anche la duplice natura della città e, più in generale, dell’identità etnica siciliana. Le loro voci trasmettono un desiderio ambivalente e una reticenza ad abbracciare la cultura e l’identità siciliane. La sua eredità, quindi, rivela differenze e stratificazioni interne e racconta questioni più ampie legate all’identità siciliana.

 

Edicola votiva dedicata a Santa Rosalia davanti alla presunta casa di Fudduni. Foto di Paola Tiné ©

Conclusione

Il nostro progetto di ricerca svolge un ruolo importante nel far rivivere la conoscenza di Petru Fudduni, una figura la cui opera e identità sopravvivono nella memoria di un numero sempre più esiguo di anziani. Nel 2025, abbiamo raccolto e pubblicato alcune delle fonti primarie del nostro progetto di ricerca, tra cui videointerviste, storie di Fudduni e raro materiale d’archivio, sia in un archivio digitale di nostra progettazione (www.fudduni.com) che in un canale YouTube. Entrambe le piattaforme hanno svolto un ruolo importante nel preservare e far rivivere la memoria di Fudduni e dei suoi racconti. Poco dopo il loro lancio, sia l’archivio digitale che il canale YouTube hanno attirato centinaia di visitatori.

Uno dei temi ricorrenti del nostro lavoro di ricerca è stata la gratitudine dei partecipanti per i nostri sforzi volti a preservare e promuovere la memoria di Fudduni. I partecipanti sono stati particolarmente grati per il fatto che le nostre domande li abbiano spinti a riscoprire ricordi d’infanzia legati ai loro genitori e nonni, che, a loro volta, avevano parlato loro di Fudduni come poeta popolare. Tuttavia, come abbiamo discusso in questo articolo, sebbene Fudduni rappresenti ancora un potente significante di “sicilanità”, il significato specifico associato al poeta varia significativamente a seconda dei diversi valori socio-culturali dei nostri intervistati. Fudduni è quindi un “significante fluttuante” in grado di conciliare le diverse anime e caratteristiche di Palermo: classe operaia e aristocrazia, sacro e profano; cultura popolare e colta. Dal punto di vista delle persone che lo ricordano, queste stesse dicotomie e contraddizioni sono evidenti e confermano non solo la natura ambigua di Fudduni come autore, ma anche la duplice natura della città e, più in generale, dell’identità etnica siciliana. In un contesto così stratificato, la memoria di Fudduni come simbolo di sicilianità trascende le divisioni e unisce la popolazione locale nel nome di un patrimonio culturale comune. Ci auguriamo che il nostro studio sulla figura di Fudduni e la sua collocazione all’interno del patrimonio culturale siciliano possa anche fornire un modello per lo studio di figure popolari simili, dimenticate, in altri contesti culturali postcoloniali o marginalizzati.

Alfio Leotta e Paola Tiné

Nota:
Il presente lavoro è una versione tradotta e riadattata dell’articolo “Finding Fudduni: Sicilian
intangible cultural heritage as a floating signifier”, pubblicato in inglese sulla rivista Commoning
Ethnography, December 2025, Vol. 6, Issue 1 – link qui.

Il nome di Fudduni in un manoscritto del Seicento. Fotografia di Alfio Leotta ©

Courtesy of the Biblioteca Regionale Siciliana “A. Bombace”

Ringraziamenti

Questo progetto è stato finanziato e sponsorizzato dalla Te Herenga Waka Victoria University di Wellington, che ringraziamo per il supporto, ed ha il patrocinio del Comune di Palermo. Ringraziamo calorosamente per il loro sostegno a questo progetto il Sindaco di Palermo Roberto Lagalla, la Biblioteca Pitré, la Biblioteca Regionale Bombace, l’Archivio Storico della Cattedrale e la Biblioteca Comunale; e Josh Smiech, Mauro Maugeri, Daniele Greco, Kevin Romond, Maria Pia Giangrande, Francesco Furnari, Marzia Furnari, Ninni Picone, Erina Furnari, Caterina Giangrande, Tito Lo Coco, Toti Gullo, Lea Giangrande, Marilú Furnari, Mimmo Verona, Salvo Piparo, Don Cosimo Scordato, Ornella Giambalvo, Nino Barone, Fabrizio Lupo, Antonio Fiasconaro, Marcello Messina, Ida Tedesco Zammarano, Nino Russo, Christian Pancaro, Silvana Arnone, Patrizia D’Amico, Giovanna Fiume, Giovanni Ruffino, Giorgio Scichilone, Ignazio Buttitta e RAI (Radio Televisione Italiana).

Opere citate

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Di Mino, Calogero (a cura di). 1947. Pietro Fullone: Rime Popolari e Rime a Stampa. Mazara: Societá Editrice Italiana.

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1655. La invenzioni di lu corpu di s. Rusulia.

1655. Capitulu primu di l’arti nautica 1208.

1655. Capitulu in terza rima 1209.

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1656. Lamentu supra la morti di Martinu Leone e Cardenas.

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