Pubblicato il 3 Marzo 2026

“Naufraghi metropolitani”, nel viavai dei pendolari romani per l’Anthroday

di Stefano Notargiacomo

Un bel respiro profondo e poi… giù, un bel tuffo e basta scendere pochi gradini per immergersi nel mare sotterraneo. Tempeste, mostri marini, spiagge assolate ci attendono proprio lì sotto, dove il miraggio di un viaggio che in pochi minuti ci permetta di raggiungere un punto qualsiasi della città si trasforma, come tutti i viaggi, in un’avventura.

Il tragitto in metropolitana rappresenta un’abitudine quotidiana, gli stessi gesti compiuti per anni, dove un piccolo cambiamento di percorso può rappresentare per il passeggero un vero e proprio dramma. In altri casi, è la scialuppa da usare quando l’automobile, guscio corazzato nella giungla metropolitana, decide di abbandonarci per uno dei suoi imprevedibili capricci.

È in questo caso che gli sventurati costretti a mescolarsi con la folla, si rendono conto di essere solo un’infinitesimale componente dell’universo nel quale, fino a un momento prima, avevano creduto di essere i protagonisti principali e indiscussi. La metropolitana di una grande città è costituita da un microcosmo di realtà infinite e in continuo movimento, dalla prima corsa della mattina all’ultima della sera. Osservare questi comportamenti quotidianamente da un’angolazione privilegiata, permette di cogliere gli aspetti della realtà contemporanea, di come la società di cui facciamo parte sia in continua trasformazione.

L’immersione necessaria per usare la linea metropolitana conduce in un’altra dimensione, condizionata dalle situazioni ambientali che si vengono a creare, un salto ad occhi chiusi dove il viaggiatore sembra poter naufragare in ogni momento, impegnato a combattere contro le correnti avverse. Prendere la metro in periferia e scendere al centro della città ci fa compiere un balzo nel tempo e nello spazio, l’assenza di punti di riferimento esterni ci permette di immaginare al nostro arrivo una qualsiasi piazza del mondo. La pubblicità e il cinema ci propongono spesso ambientazioni in metro, per rappresentare al meglio la freneticità e al tempo stesso l’anonimato che caratterizza i non luoghi tipici dell’era contemporanea.

La nascita di amori all’interno di un vagone a causa di uno sguardo e le lamentele dei passeggeri, trovano espressione negli annunci che appaiono sui giornali a distribuzione gratuita, nei quali ci si rifugia solo per non essere obbligati a incrociare gli occhi del vicino e che svolgono la funzione di compagni di viaggio, passatempo, merce di scambio. “Ti ho guardato”, “avevi un maglioncino azzurro”, “ti sei toccato la fronte”, ogni indizio indicato nell’annuncio è importante per cercare di rintracciare l’ignara vittima di un innamoramento lampo, a dispetto dei corteggiamenti lunghi e logoranti dei tempi passati. Sentirsi soli in mezzo a tante persone, questa è la sensazione che pervade, ci si meraviglia se si riesce a incontrare qualcuno che si conosce, increduli che le rotte di due persone amiche possano incrociarsi in mezzo a tanti movimenti.

Tra i motivi che hanno spinto alla fuga dalla campagna alla città, ci sono la voglia e il bisogno di fuggire dagli occhi indiscreti delle comari per conquistare la libertà rispetto ai pregiudizi che da sempre caratterizzano gli ambienti dove tutti si conoscono tra loro fin dalla nascita, l’emancipazione dalla propria famiglia e dai propri vicini di casa. Entrare in una stazione della metropolitana frequentata da altre migliaia di persone sconosciute dà questa libertà ma, al tempo stesso, ci obbliga a dover dare un’immagine di noi in una frazione di secondo, giusto il tempo di uno sguardo.

Apparire, dare una giusta immagine di sé che sia diversa da chi abbiamo vicino, conduce inevitabilmente a farci sembrare uguali a tanti altri, come gocce d’acqua che concorrono a formare lo stesso mare. Ne sono un’evoluzione i selfie realizzati con i cellulari senza nessuna cerimonia, la foto di sé stessi, scattata da noi stessi, non deve immortalare un momento solenne ma un piccolo, anonimo, momento quotidiano. Il taglio dei capelli, i piercing e i tatuaggi, di cui spesso non si conosce nemmeno il significato, fanno di noi dei tribali con il tablet ed il telefono cellulare, mentre gli atteggiamenti primitivi di alcuni non sono frutto di necessità o di tradizioni tramandate nel tempo, bensì di spavalderia e mancanza di rispetto per chi con noi condivide a vario titolo la città, forti dell’anonimato che quest’ultima garantisce.

Se si ascoltano i discorsi delle persone che con i loro comportamenti escono dagli schemi, e sono considerate folli da chi li guarda solo di sfuggita, ci si rende conto che la vera libertà non è fatta di convenzioni. Rossella, che per sopravvivere ha fatto anche la comparsa in vari film di Fellini, è una di quelle che quando ti racconta della sua vita è come se lo facesse urlando in piedi su una zattera, senza fuggire, ma remando per andare incontro alla tempesta, con l’esperienza di chi Sto arrivando! che la vita va affrontata, spesso con le sole proprie forze, anche nei momenti più difficili.

Uscire di casa, dal proprio rifugio quotidiano, obbliga a confrontarsi con un mondo esterno che ci invade sempre più, che ci osserva e che si lascia osservare nell’intimità più profonda, senza pudore e senza riuscire più a suscitare emozioni, anche se si sente il bisogno di lasciare un segno della propria esistenza e del proprio passaggio. Lo fanno gli studenti, che all’uscita della scuola hanno sostituito l’incisione delle proprie iniziali sul tronco di un albero, con le scritte a pennarello sui marmi delle stazioni.

I disadattati, i barboni che dormono sui marciapiedi o nelle stazioni ci sono indifferenti, le prostitute che prendono le ultime corse della sera e le prime della mattina vivono una dimensione diversa del tempo, ad indicare che quest’ultimo non si misura solo dal lunedì al venerdì e che non ha carattere esclusivamente amministrativo.

Le persone nascono, vivono, e talvolta decidono di morire sotto un vagone del metrò, nella solitudine, ignorati da coloro che si lamentano che arriveranno a casa più tardi. Allo stesso tempo dobbiamo apparire, dare un’immagine di noi che sia costantemente aggiornata e accettata. L’abbigliamento non è più lo strumento principale con il quale comunicare a prima vista il proprio stato sociale e le proprie possibilità economiche. Il jeans strappato e la T-shirt, sono allo stesso tempo indossati dallo studente e dall’imprenditore, mentre i capi casual sono sempre più unisex. Acquistati nei negozi del centro, o nei mercati dell’usato, i vestiti rappresentano il primo strumento per apparire agli occhi del vicino.

Un ruolo decisivo è svolto dalla pubblicità che influenza in modo morboso le scelte di ognuno, circondati come siamo dai messaggi che sotto varie forme si presentano a noi non più per soddisfare esigenze, ma per creare nuovi bisogni da aggiornare alle offerte di mercato. I manifesti pubblicitari strappati ricordano opere d’arte contemporanea, i simboli e le forme di comunicazione assumono aspetti diversi, espliciti, o sotto forma di messaggi nella bottiglia da gettare in mare alla ricerca di qualcuno che sappia raccoglierli e leggerli nel modo giusto.

Il tempo poi, ancora una volta si ripropone come il grande tiranno della nostra epoca, dove tutto sfugge e tutti corrono per raggiungere non si sa bene cosa, l’importante è che lo si faccia in fretta, anche quando ci sarebbe il tempo di farlo con calma, gustandosi quello che si incontra di bello durante il percorso. Così la fretta, come i bisogni, sembrano essere sempre più nient’altro che una nostra creazione, necessaria per poter partecipare al grande gioco della convivenza. La metropolitana ha la sua ragione d’essere perché costruita sotto la città che si espande costantemente, dove le esigenze di muoversi crescono con l’aumentare del tempo libero e di un’urbanizzazione che, pur non rispettando le regole della natura, risulta essere sempre selvaggia.

Roma è una delle città d’arte più importanti al mondo e prendere la metro in periferia per risalire in superficie in una stazione del centro, rappresenta in pochi minuti un viaggio sia spaziale che temporale, con il ritorno indietro nella storia di alcuni secoli, in sole poche fermate.  L’acqua che scorre dalle fontane è in alcuni casi alimentata ancora dagli acquedotti costruiti duemila anni fa e il suono che produce si può sentire ormai solo di notte, quando il traffico cittadino o le urla dei turisti non riescono a soffocarlo. La Barcaccia, Il Tritone, Fontana di Trevi o il comunissimo nasone, sono opere d’arte e fonti di vita allo stesso tempo. Il Tevere, visibile da un vagone della metro solo nel momento in cui si attraversa Ponte Nenni, non è più considerato da chi lo osserva come il punto di partenza da cui, come in tutte le città che sono attraversate da un fiume, tutto è cominciato, ma solo come un ostacolo che divide in due la città.

La crescente immigrazione, dovuta all’apertura delle frontiere, all’allargamento dell’Unione europea e alla crisi economica che ha coinvolto alcune aree del mondo, ha fatto affluire centinaia di migliaia di persone che hanno inevitabilmente influenzato gli equilibri dei grandi agglomerati. In tutte le metropoli sono nate delle vere e proprie città nella città.

Piazza Vittorio Emanuele a Roma, famosa in passato per il suo mercato specializzato nella vendita di abiti e prodotti della campagna romana, si è trasformata in una Chinatown. La fermata della metro ha le entrate ai quattro angoli della piazza, mentre i palazzi fine Ottocento sono sovraffollati fin negli scantinati da immigrati che, per sopravvivere, hanno avuto la forza e la necessità di creare nuove piccole professioni.

Non ci sono più i banchi con gli abbacchi e i polli da cucinare con mentuccia e rosmarino, ma dalle rosticcerie arabe e indiane si sprigionano gli odori dello zenzero e del cumino, aromi usati giornalmente da coloro che, sostituitisi agli immigrati dalle campagne del sud Italia, provengono dalle regioni di tutto il mondo. I gabbiani che la sorvolano cercano di sopravvivere grazie ai rifiuti e probabilmente non hanno mai sentito l’odore del mare.

La progettazione di nuove linee deve fare i conti con una città che già si è estesa oltre le possibilità di assorbimento e il ritrovamento di reperti archeologici, di cui Roma è costellata, influenza inevitabilmente le scelte urbanistiche. La nascita di nuove stazioni crea punti di riferimento diversi e il tracciato di nuove metropolitane ridisegna confini e percorsi che gli indigeni sono tenuti a rispettare e seguire. La crescente accessibilità ai mezzi di comunicazione di massa e le novità tecnologiche, hanno accelerato le contaminazioni culturali, al punto che si riesce a stare contemporaneamente in più luoghi con il semplice uso di un telefono cellulare o di un telecomando.

Andare a studiare fenomeni antropologici in luoghi lontani da noi ha assunto un’esigenza meno pressante, per cui risulta possibile fare osservazione sul campo semplicemente prendendo un biglietto della metropolitana e fare qualche fermata. Salendo in una, si potrà immaginare di arrivare in qualsiasi parte si desideri, cercando di sfruttare al massimo l’unica cosa che nessuno potrà mai toglierci, quella di sognare, ad occhi aperti o appoggiati al finestrino di un vagone, troppo stanchi dopo una giornata di lotta contro le onde dell’oceano metropolitano, cercando semplicemente di non naufragare.

Stefano Notargiacomo

Fonte: Premessa integrale del libro di Stefano Notargiacomo, Naufraghi Metropolitani, Armando editore 2025

Immagine: Particolare della copertina del libro di Stefano Notargiacomo, Naufraghi Metropolitani, Armando editore 2025

INVITO ALL’EVENTO “LA MOBILITA’ SUI E DEI MEZZI PUBBLICI A ROMA“_EVENTO R13 PER L’ ANTHRODAY ROMA_LINK AL PROGRAMMA E ALLE MAPPE DI TUTTI GLI EVENTI QUI

Venerdì 6 marzo 2026, Aula Magna – Accademia Costume & Moda
Piazza Vittorio Emanuele II,  – Ingresso Via Pellegrino Rossi, 10,
Ore 16,30 – 18,30 –

Prenotazioni ingresso: motorartedesign@gmail.com

Il World Anthropology Day è un’iniziativa promossa dall’American Anthropological Association e lanciata a Milano (dal 2019), a Torino (dal 2023) e a Roma (dal 2026), dal corso di Laurea Magistrale in Antropologia Culturale e Sociale (ex Scienze Antropologiche ed Etnologiche), dal Dottorato in Antropologia Culturale e Sociale, dal Dottorato Patrimonio Immateriale nell’Innovazione Socio-Culturale e dal Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. La rassegna è organizzata in collaborazione con SIAA (Società Italiana di Antropologia Applicata), con il dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni dell’Università di Milano Statale, con il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università IULM, con i dipartimenti di Culture, Politica e Società e di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino e con il dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo dell’Università di Roma Sapienza. Dal 2024 Radio Popolare è media partner; World Anthropology Day si avvale anche del contributo organizzativo di Presso e della partnership con LaRivistaCulturale.com.

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