Pubblicato il 5 Giugno 2026

L’Iran sotto il velo di Marjane Satrapi

di Melissa Pignatelli

Negli anni in cui esce il primo libro Persepolis di Marjane Satrapi, il dibattito pubblico si va polarizzando intorno alla costruzione di un discorso nel quale l’Iran è parte di un’ Asse del Male insieme a Iraq e Corea del Nord. Oltre a rivitalizzare una cornice politica propria della Seconda Guerra Mondiale, (nella quale i paesi dell’Asse erano principalmente Germania-Giappone-Italia, i perdenti, i vinti dagli Alleati) la dicitura rinvigorisce un lessico religioso che, con il discorso sullo Stato dell’Unione di George W. Bush del Gennaio 2002, radica definitivamente l’Iran dalla parte dei cattivi nell’immaginario pubblico.

All’inizio degli anni 2000 però, in Iran il trend politico favoriva i Riformisti, esponenti moderati al governo, guidati dall’allora presidente del paese Mohammad Khatami (presidente dell’Iran dal 1997 al 2005). Ma l’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono dell’11 Settembre 2001, la necessità statunitense di trovare un colpevole, la presenza dei Falchi a Washington finiscono per rovesciare un trend mediamente positivo di relazioni internazionali con il Medio Oriente.

Il discorso politico nord americano diventa quello dominante, globale, e ha degli effetti anche all’interno dell’Iran stesso dove l’ala moderata al potere inizia ad essere vista con sfavore: l’esito delle elezioni del 2005 riporta infatti i Conservatori militari al potere con Ahmadinejad, che cerca e trova consensi interni grazie al peso negativo dell’opinione pubblica internazionale. In quest’ottica interna, l’Iran diventa una vittima delle potenze strumentalizzanti occidentali, e l’Asse che costituisce dall’interno è quello della Resistenza.

Fino ad oggi la cornice del senso occidentale dell’Asse del Male è rimasta, allargandosi a volte ad altri nemici degli Stati Uniti ed è stata costantemente ripresa nel linguaggio dominante dei mass-media degli ultimi vent’anni, nelle varie lingue occidentali europee come l’Inglese, il Francese, l’Italiano, il Tedesco diventando un paradigma interpretativo a tutti gli effetti. Così l’espressione Asse del Male, Axis of Evil ha svolto il suo ruolo ed ha inquadrato la parte dalla quale stare per chi legge, ovvero l’opinione pubblica.

In questa situazione, Marjane Satrapi decide di raccontare a più riprese nei suoi libri quello che la Repubblica Islamica rappresenta per lei e in effetti ottiene un grandissimo successo di pubblico. Il successo sarà ancora maggiore nel 2007 quando il film Persepolis (trailer qui) ispirato ai fumetti in bianco e nero vince il Premio della Giuria a Cannes e viene nominato agli Oscar.

Persepolis, Book 1 di Marjane Satrapi, 2002

Nei suoi libri, Marjane Satrapi non racconta un Iran idealizzato fatto di ragazze e ragazzi che bevono e fumano di nascosto e nemmeno di un’Iran di Stato, fatto di maniche lunghe, ampi chador neri, canti coreografati e barbe irsute. Satrapi racconta la difficoltà quotidiana delle famiglie e delle persone alle prese con uno Stato che non si definisce democratico e che non brandisce i valori dell’Illuminismo, della Libertà di pensiero e di parola come fondamentali. Nata subito dopo la caduta del governo democratico di Mossaddegh nel 1953 ad opera di CIA e servizi britannici (perché aveva nazionalizzato il petrolio), e dello Shah (troppo potente), Satrapi racconta la Repubblica Islamica con la prospettiva delle culture millenarie che guardano l’avvicendamento del potere politico con un certo distacco temporale. La sua posizione le permette inoltre di collocare una certa ipocrisia dei governi occidentali che hanno sempre manipolato le correnti politiche iraniane per i loro interessi energetici. Quindi è con uno sguardo limpido e feroce che racconta la vita nella Repubblica Islamica.

Il quotidiano in un sistema non democratico è molto difficile da capire e da immaginare per chi non lo ha mai vissuto: le regole e le limitazioni paiono infinite, le imposizioni a volte senza senso, ma le persone ci fanno i conti ogni giorno, per sopravvivere. Così Satrapi racconta delle famiglie, della paura di parlare, dei delatori, della religione diventata politica, degli arresti improvvisi, delle morti senza spiegazioni, della tortura, della prigione, delle ingiustizie subite dalle donne, delle leggi impari del diritto di famiglia, dell’ansia strisciante e pervadente che abita la mente di tutti, della depressione che vivono i cittadini. Satrapì racconta anche dell’unione tra le persone che danno ancora valore al gruppo nel quale si riconoscono, alle comunità, alle solidarietà femminili pervadenti, alla semplicità delle relazioni umane, alle strade e ai vicoli delle città: insomma una realtà alla quale avremo difficilmente accesso se non ci fosse stata raccontata nella forma semplice e diretta, cruda e raffinata, bianca e nera, alla portata di bambini e anziani dei fumetti.

In una delle sue ultime grandi interviste, quella Guardian nel 2024, Marjane Satrapi ha dichiarato di aver scritto Persepolis per ricordarci che gli iraniani e le iraniane sono essere umani, come noi. E che i blocchi, le etichette e gli interessi politici non hanno mai veramente rispecchiato le aspirazioni delle popolazioni che, normalmente, aspirano alla pace.

Melissa Pignatelli

In Italiano: Persepolis di Marjane Satrapi

In Inglese, Persepolis – Book 1 di Marjane Satrapi, link qui

Immagini estratte da Persepolis, in Archive.org

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