Pubblicato il 16 Febbraio 2026

Ex Moi a Torino – storie di una casa occupata. Come raccontare un’occupazione abitativa?

di Collettivo

“Dalla fine di marzo 2013 all’estate 2019, diverse centinaia di rifugiati e richiedenti hanno dato vita all’occupazione di quattro palazzine del parco immobiliare della Città di Torino costruite in occasione dei Giochi Olimpici d’Inverno Torino 2006 e rimaste disabitate da allora. […] gli abitanti – essenzialmente degli uomini originari di diversi paesi africani […] si confrontano con le difficoltà di convivere giorno dopo giorno e di dare un futuro alla propria presenza in Europa”1 (Stopani, 2023).

La caratteristica condivisa da chi ha preso parte all’occupazione come nucleo iniziale è stata il tentativo di riaccedere al diritto alla casa, dal quale erano statɜ esclusɜ con la conclusione dei progetti di accoglienza Emergenza Nord Africa. L’occupazione dell’Ex Moi viene definita un “luogo di abitazione per alcuni, di sosta e di passaggio per molti altri, l’occupazione è stata anche uno spazio di supporto a segmenti di popolazione straniera – e specie tra i beneficiari di protezione internazionale – fragilizzata da una partecipazione precaria e/o informale ai mercati del lavoro e della casa”2 (Stopani, 2023), incarnando diverse logiche e diversi ruoli.

Con una popolazione che arrivò a oscillare intorno alle mille unità, per anni è stata considerata la più grande occupazione urbana in Europa. L’esperienza dell’Ex Moi venne terminata con uno sgombero definito “dolce”, dove l’intervento istituzionale fu presentato come innovativo: gli sgomberi con le forze dell’ordine furono sostituiti da liberazioni consensuali. La ripresa e la valorizzazione finanziaria degli edifici occupati si coniugarono con l’allestimento di percorsi preconfezionati per lɜ ex-occupanti, che avrebbero dovuto consentire loro di accedere, entro 6 o 12 mesi, a una casa e a un lavoro. Un diritto di proprietà agito ed esperito attraverso diverse strategie di occupazione divenne dunque il “diritto” alla passività, all’essere ri-presɜ in carico dalle istituzioni per essere reintrodottɜ nei sistemi di accoglienza.

Alla fine dello scorso settembre, un gruppo di studentɜ della magistrale in Antropologia culturale ed etnologia dell’Università di Torino è stato invitato a pensare e moderare un incontro tra un geografo e un antropologo, che avevano svolto le loro etnografie in due occupazioni abitative diverse, una a Torino e l’altra a Roma. Si trattava di mettere in dialogo Le proprietà di un’occupazione. Un’etnografia dell’Ex Moi, Torino 2013-2019 di A. Stopani (2023) e Riprendersi la vita. Etnografia dell’Hotel Quattrostelle occupato tra bisogno e socialità di O. Costantini (2023). Si è così costituito un gruppo di lettura intorno ai due testi, composto da studentɜ di antropologia con diversi background (urbano, provinciale, valligiano, isolano) e un interesse, tutto sommato ancora acerbo, sul tema del diritto all’abitare.

Come spesso accade, l’interesse accademico si è intrecciato ai legami e alle esperienze della vita privata: in particolare, all’incontro con Seedy Ceesay, amico di una studentessa del gruppo, che ha abitato all’Ex Moi e oggi lavora al Jigeenyi, e che aveva già espresso il desiderio di parlare dell’Ex Moi. Il comune interesse per il tema si è progressivamente arricchito attraverso altri incontri, letture e momenti di confronto tra compagnɜ di corso, professorɜ, incontri pubblici e cene informali, fino a individuare negli Anthroday 2026, dedicati al tema “Mobilità, residenza, confinamenti”, un’occasione per continuare a costruire spazi di dialogo aperti al pubblico e in grado di amplificare l’esperienza di chi ha abitato e transitato all’Ex Moi.

A partire dalla riflessione su come i percorsi migratori e le loro traiettorie si intrecciano con le politiche abitative delle città, sono emerse una serie di domande: come raccontare un’occupazione abitativa e cosa ne rimane? Perché oggi è importante parlare dell’Ex Moi? Come è possibile agire sulle narrazioni e creare contro-narrazioni?

Questo incontro è un tentativo di risposta. Proveremo a farlo attraverso la condivisione di racconti, immagini e oggetti di chi ha abitato e attraversato l’Ex Moi, all’interno degli spazi di Jigeenyi, lo spazio culturale con bar e ristorante sociale di Renken ETS. Ne parleremo insieme a diverse persone, le cui traiettorie di vita si sono intrecciate negli spazi dell’Ex Moi, dall’inizio dell’occupazione fino al suo sgombero nel 2019, per complessificare l’immaginario delle occupazioni e riflettere sulle politiche abitative della nostra città.

Nella semplicità del sedersi attorno a un tavolo e raccontarsi, lɜ partecipanti avranno l’occasione di avvicinarsi a una dimensione dell’approccio etnografico, mettendo in pratica un ascolto attivo e partecipe. Il caleidoscopio di storie raccontate cercherà di scardinare un immaginario semplicistico e criminalizzante delle occupazioni, restituendo complessità e prospettive differenti. L’incontro si concluderà con un rinfresco preparato dallɜ cuochɜ di Jigeenyi, per un momento di scambio e condivisione conclusivo.

Articolo scritto da Eleonora Palmieri, Eleonora Tilomelli, Christina Cucciniello in collaborazione con Irene Croce, Silvia Lauciani, Laura Testa, Alberto Maria de Martinis, Chiara Berardi, Asia Brugnetti

APPUNTAMENTO: Giovedì 19 Febbraio, dalle 16.30 alle 19.30 a Jigeenyi, a Torino. Cliccare il link qui sotto per maggiori informazioni pratiche.

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Il World Anthropology Day è un’iniziativa promossa dall’American Anthropological Association e lanciata a Milano (dal 2019), a Torino (dal 2023) e a Roma (dal 2026), dal corso di Laurea Magistrale in Antropologia Culturale e Sociale (ex Scienze Antropologiche ed Etnologiche), dal Dottorato in Antropologia Culturale e Sociale, dal Dottorato Patrimonio Immateriale nell’Innovazione Socio-Culturale e dal Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. La rassegna è organizzata in collaborazione con SIAA (Società Italiana di Antropologia Applicata), con il dipartimento di Lingue, Letterature, Culture e Mediazioni dell’Università di Milano Statale, con il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università IULM, con i dipartimenti di Culture, Politica e Società e di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino e con il dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo dell’Università di Roma Sapienza. Dal 2024 Radio Popolare è media partner; World anthropology Day si avvale anche del contributo organizzativo di Presso e della partnership con LaRivistaCulturale.com.

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